Espressioni e scritti
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
3 dicembre 2021 * S. Francesco Saverio
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  Lamera ai piedi della croce
   Con molto piacere, nella serie “espressioni e scritti di don Lamera”, inseriamo gli articoli tratti dal libro: “Don Lamera secondo Pascalis”, pubblicato nel 1998 a cura del Sac. Furio Gauss.
   Egli presenta il volume con il seguente scritto.
   Alle spalle di Trieste, ad una quota intermedia fra il livello dell’azzurro Adriatico ed il ciglione sassoso del Carso, in mezzo al bosco in una sorta di radura, sorge una preziosa casa per esercizi spirituali che, più di trent’anni fa, un grande Pastore, l’arcivescovo Antonio Santin, costruì e volle si intitolasse “le Beatitudini”. Nella casa una cappella che il medesimo Pastore dedicò a “Gesù Divino Maestro”.
    Nei primissimi anni di vita dell’Istituto “Santa Famiglia”, l’unico corso annuale di esercizi per coniugi si teneva ad Ariccia, in un’ala della grande casa “Divin Maestro”. Nel 1977 invitammo don Lamera a predicare un corso di esercizi per coniugi a “le Beatitudini”, a Trieste. Acconsentì prontamente: “E’ giusto. A Trieste è nato l’Istituto “Santa Famiglia”. Ci sono venuto già per accogliere le prime coppie di novizi. Ci ritorno volentieri”.
   Incominciò così la frequentazione ventennale di don Lamera a “le Beatitudini, per corsi di esercizi e per ritiri a sacerdoti, a famiglie, alle “Ancillae”.

   Quanto don Stefano fece e disse in quel primo corso del 1977 restò documentato su foto, cassette audio e quaderni di appunti, come succede in tutti i ritiri. Poteva anche terminare tutto lì. Invece no. A quel corso era presente Bruno Pascalis che maneggiò con destrezza registratore e taccuino. Medico e pubblicista, Pascalis era stimato a Trieste sia per la sua professione medica vissuta come una missione, sia per i suoi scritti. Quelli della stampa cattolica locale erano i più letti, ma c’erano anche le sue pubblicazioni su riviste mediche di tutto rispetto.
   Quanto detto da don Lamera, Pascalis lo seppe rivedere da una sua angolazione laica, con arguzia, con rispetto e con fine senso di umorismo. Ne ricavò quindi una lunga serie di istantanee propositive che, settimana per settimana, pubblicò prima sul settimanale diocesano “Vita Nuova”, poi sui fogli di un’Agenzia di informazione “AG.I.T.” interessando i lettori con quell’originale forma di catechesi e ottenendo risultati vocazionali per l’Istituto “Santa Famiglia”.
   Nemmeno Bruno Pascalis è più fra noi. Il 17 settembre 1995, mentre si trovava in vacanza a Valbruna assieme alla moglie e al figlio Bruno, è morto improvvisamente. Si può dire che lo prevedeva. Ne aveva parlato nei giorni precedenti con la preoccupazione di “essere sempre preparato”.
   Nella vita, come ho detto, si era dedicato alla famiglia, alla professione medica, all’apostolato. Delusioni e prove non gli erano mancate, soprattutto nella professione medica che esercitava con impegno e scrupolosità. Sostenne tutto con animo forte, senza mai scendere a compromessi, sorretto dall’onestà della sua coscienza e dalla ferma fede.
   Collaborava nella sua parrocchia ed in altre della città di Trieste, con competenza ed entusiasmo, alla preparazione delle coppie di fidanzati al matrimonio. Centinaia di famiglie lo ricordano con gratitudine anche dopo decenni passati da quei corsi prematrimoniali.
   Non era solo maestro esperto, ma soprattutto un fedele testimone del valore e della santità del sacramento del matrimonio.
   Da valente pubblicista scrisse molto per la locale stampa cattolica e su riviste mediche e pastorali. Con queste attitudini era naturale che venisse attratto dal carisma di don Alberione nell’Istituto “Santa Famiglia”. Emise la prima professione proprio in quel corso del 1977 a “le Beatitudini”, a Trieste. Quella perpetua a Lourdes nel 1982.
   Molti ricorderanno le lettere che inviava alle altre famiglie consacrate, nel giorno anniversario del loro matrimonio, e ai sacerdoti nel giorno anniversario della loro consacrazione. Non gli sfuggiva nessuno; anche se di risposte ne riceveva pochine.
   Una grave malattia, da cui si riprese, oltre alle prove subite nell’ambito professionale, lo costrinsero a mettersi in pensione. Ma continuò con i corsi prematrimoniali e con conferenze chiestegli dai presidi in vari istituti scolastici. Donava anche tempo ed energie guidando, quale presidente, la sezione triestina dell’Associazione Nazionale Famiglie di fanciulli e adulti subnormali, A.N.F.A.S.
   La notizia della sua morte giunse a don Lamera e a me mentre eravamo ad un corso di esercizi per sacerdoti a Torreglia presso Padova.
   Quando, agli inizi dell’anno 1997, don Lamera mi disse di preparare un corso di esercizi per coniugi sul tema dell’anno: “Gesù Maestro, Via, Verità, Vita”, mi misi a pregare, a pensare e a scrivere. Venne l’idea di illustrare qua e là le meditazioni con qualche istantanea scattata da Pascalis su don Lamera edizione 1977. Pensavo di fare una sorpresa a don Stefano che aveva sempre la pazienza e l’umiltà di essere presente e ascoltarci quando predicavamo. Pensavo finalmente che sarei riuscito a farlo sorridere.
   Invece il 1 giugno 1997, la sorpresa me la fece lui…
   I fratelli e le sorelle, agli esercizi, hanno gradito queste istantanee e me le hanno chieste. Vorrei poterne aggiungere altre ancora più belle. Quelle che l’intraprendente Bruno Pascalis certamente scatta adesso su don Lamera edizione 1998.
Per i documenti clicca di seguito
1. Dal primo al decimo capitolo: clicca qui
2. Dall'undicesimo al ventesimo capitolo: clicca qui
3. Dal ventunesimo al trentesimo capitolo: clicca qui
4. Dal trentunesimo al quarantesimo capitolo: clicca qui
5. Dal quarantunesimo al cinquantesimo capitolo: clicca qui 
6. Dal cinquantunesimo al sessantesimo capitolo: clicca qui
7. Dal sessantunesimo capitolo alla fine: clicca qui

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