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"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
22 settembre 2018 * S. Maurizio martire
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Giuseppe con bambinoDi seguito la testimonianza di Rolando Petrillo.
Reverendo Padre.
Prendo spunto da quel “niente di nuovo” che lei ha scritto nell’ultimo bollettino in maniera un po’ provocatoria poiché, come lei stesso ha precisato, Dio è sempre nuovo nel suo agire. Del bollettino sono venuto a conoscenza perché, due anni fa, mi recai in visita al Santuario di Spicello dove, trovandola assorta in preghiera, mi decisi di avvicinarla e con lei ebbi una conversazione ricca di spunti che, capii, potevano continuare a germogliare attraverso la lettura del bollettino a cui non esitai ad abbonarmi.
Non era certamente un caso che mi trovassi a Spicello, anzi avevo fortemente voluto raggiungere questo luogo dedicato al culto di San Giuseppe intorno alla cui figura si avvolge da anni la mia esistenza.

Dopo tanti momenti felici infarciti di aspirazioni, speranze e soddisfazioni, per me iniziò un rapido declino, un percorso di sofferenze inferte da malattie e altri dispiaceri e che ebbe il suo culmine nella tragica morte di mio fratello poco più che trentenne. Presi la decisione di riavvicinarmi a casa per sostenere la mia famiglia e me stesso e per non crollare sotto il peso della disperazione.
Ma, come è per tutti nei momenti bui, anche per me si affacciava all’orizzonte un barlume di speranza: il matrimonio con mia moglie Paola, che coraggiosamente decise di seguirmi trasferendosi da una metropoli del Nord ad un paesino del Sud, e l’avvio della mia attività professionale che decollò grazie all’aiuto concreto di mio padre il quale, tuttavia, mi ammonì severamente che quella sarebbe stata l’ultima carta da giocare. Non avrei mai voluto dargli una delusione, ancor più sapendo che probabilmente non ci sarebbero state altre chances per dimostrare a lui e agli altri quanto valessi.
I problemi, però, non tardarono ad arrivare, quasi subito mi ritrovai a dover affrontare problemi sul lavoro e le conseguenti tensioni familiari che col tempo non facevano che peggiorare. Una notte mi alzai, pensai a ciò che probabilmente pensano tutti quando hanno fallito e, quando sedetti sul divano, estrassi dalla libreria un libricino in cui era scritto: “se sei infelice non rimproverarlo a me; io ti ho dato la via, la verità e la vita ma tu non mi segui”.
A quel punto ebbi la strana percezione che qualcuno mi stesse vedendo e, tornato a letto, iniziai a pregare il Cielo. Lo stato dell’arte non cambiò ma di una cosa ero certo: che il Cielo mi stesse vedendo. Pregavo molto la Madonna, per tre volte sognai padre Pio che mi dava indicazioni, continuavo a pregare di uscire dalle sabbie mobili che mi tenevano così vicino agli inferi della mia travagliata esistenza ma, nonostante tutto, continuavo a non vedere la luce.
Mi macchiai del più imperdonabile dei peccati e quella bestemmia allo Spirito Santo, lessi, avrebbe sancito definitivamente la mia condanna: per essa, infatti, non c’è perdono. Dalla prossimità agli inferi mi ritrovai negli inferi. Impossibile trovare parole che rendano l’idea delle terrificanti sensazioni vissute. Come un forsennato cercavo refrigerio nelle parole di sacerdoti e non bastava che mi dicessero che ero fatto oggetto di vessazioni diaboliche e che Dio perdona il cuore contrito.
Una sera, benché fossi allo stremo delle forze, sferrai un calcio contro un mobiletto con tutta l’ira di cui fui capace: da esso cadde un libricino che si aprì su queste parole di Santa Teresa d’Ávila “qualunque grazia chiederai a San Giuseppe, Lui te la concederà”.
Chiesi a Lui, supplicandolo ogni giorno per i trenta giorni del Sacro Manto: al termine della preghiera, non potevo credere che mi avesse teso la sua mano, concedendomi prontamente la grazia della salvezza.
Chi si è scottato sa bene quanto sia doloroso stare vicino al fuoco ed io non volevo tornarci, anzi, poiché non volevo che passasse neanche un secondo senza godere dello stato di grazia in cui mi trovavo, promisi che non avrei perso occasione per testimoniare il grande potenziale di San Giuseppe presso Dio.
Maturai il desiderio di far erigere una sua statua nel mio paese e mi attivai, ma senza fortuna, per ottenere un contributo per le spese di realizzazione. Non ebbi alcuna risposta ma l’indifferenza in cui cadde la mia richiesta non servì a distogliermi dal proposito e, affidandomi alla Divina Provvidenza, ero deciso a chiedere al rettore del Santuario del Carmine di collocare lì la statua, a motivo del riconoscimento della grazia ricevuta. Che coincidenza, pensai, quando lo stesso rettore mi comunicò che nel santuario dedicato a Maria sarebbe di lì a poco arrivato anche il suo sposo! Non potevo credere che, dal 1604 – anno di fondazione del santuario - proprio nel momento in cui lo desiderava il mio cuore, San Giuseppe arrivava a casa mia. E chi, meglio di lui, può capire l’angoscia di un padre?
Quando un santo sacerdote mi preannunciò che mio figlio più piccolo sarebbe andato via, compromettendo, per una serie di ragioni, tutto l’equilibrio familiare, pregai incessantemente San Giuseppe che ciò non accadesse. L’unica possibilità che avevo era che mio figlio vincesse un concorso. Non mi scoraggiai, pregai assiduamente per mesi e, il giorno della prova concorsuale, accompagnai mio figlio.
In macchina avrei dovuto attendere tre ore prima che si concludesse la prova e, trovandomi alla periferia di Napoli, non vedevo molte alternative a quell’attesa. Decisi di incamminarmi, chiesi ad un vigile se vi fosse una chiesa nei paraggi e, nonostante la sua risposta tentennante, continuai il mio cammino per tre chilometri finché non scorsi, dietro alcuni alberi, una chiesetta che, rincuorato, mi affrettai a raggiungere. Inutile che dica l’emozione che mi attraversò il cuore quando capii che era dedicata a san Giuseppe confessore.
Il parroco del posto mi rassicurò che la grazia che chiedevo mi era stata già accordata. E così è stato.
Non racconto altro anche se ci sarebbe un’infinità di racconti e questa è la ragione per cui da tempo accarezzo l’idea di dedicargli un libro.
Sono certo che non mi farà mancare il suo sostegno se anche San Giuseppe lo vorrà.
La ringrazio di cuore.
Benevento 8 gennaio 2018
                                                                                                                                                                                                              Rolando Petrillo
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