Elisabetta Canori
    Tutti sappiamo come oggi molti matrimoni e famiglie siano in difficoltà. Proprio per queste abbiamo una beata protettrice. E' stato San Giovanni Paolo II che a suo tempo ha scelto, come protettrice delle famiglie fallite, la beata Elisabetta Canori Mora (1774-1825). Di seguito riportiamo un articolo apparso su "Madre di Dio" del novembre 2018 a firma di Giuseppe Sacino igs.
    “Senta, don Giuseppe, lei ci presenta persone semplici, feriali, preti e laici, che hanno amato il Signore e la Vergine santa, ma che, nell’insieme, hanno vissuto una vita “tranquilla”. Sì, le sofferenze, quelle che più o meno vivono tutti; difficoltà relazionali, economiche, qualche dubbio di fede; un po’ di pettegolezzo, che è il sale che rende curiosa la vita. Insomma se lei parla di padri e madri di famiglia, dalla santità feriale, parla di “buone famiglie”, ma certamente non si è fatta santa una donna che ha vissuto tra percosse, infedeltà, tradimenti, invidie, gelosie, incomprensioni ed emarginazioni dei parenti, abbandono degli amici e fame, tanta fame, tanta miseria”.

    Guardo stupito la mia interlocutrice che mi parla a raffica e ha tanta rabbia nel cuore e nelle parole che usa, ma anche rivela di avere, forse senza saperlo, nostalgia di Dio.

    Quando finalmente si è calmata, la guardo negli occhi e pronunzio un nome: Elisabetta Canori Mora. Chiedo: “Ha mai sentito parlare di lei?”.

    “No!”, mi risponde e neppure chiede qualche informazione.

    Le racconto: Pensi ad una donna bella, alta, elegantissima. È nata in una famiglia della Roma bene e frequenta la migliore aristocrazia romana. Alti prelati frequentano la sua casa. Insomma, un partito socialmente invidiabile. Se poi a tutto questo si aggiunge un matrimonio da favola con un avvocato, Cristoforo Mora, figlio di un magistrato, è facile dedurne che tutto prelude ad una vita felice.

    “Finché che cosa?”, mi chiede la mia interlocutrice incuriosita. Finché il bel Cristoforo, mentre è tanto geloso della moglie da rinchiuderla in casa per paura di perderla, lentamente e irreversibilmente scivola tra le braccia di un’altra donna, non del suo ceto sociale, che lo lusinga, l’attira sempre di più a sé, finisce col legarlo alla sua persona e al gioco. Cristoforo non “ragiona” più. A nulla servono la bontà, il sorriso, il silenzio di Elisabetta. Ella si accorge che non ci sono più soldi; i lauti compensi che come bravo avvocato suo marito guadagna, prendono la via del vizio e del gioco d’azzardo. Neppure i suoceri, che amano l’ottima nuora, riescono a far desistere dalla sua vita godereccia il figlio. Neppure una malattia di lui, che Elisabetta cura con puro amore nuziale, che colpisce benevolmente l’ammalato tanto da far pensare che Cristoforo voglia ravvedersi, constatando la dedizione di lei, riesce a fargli cambiare vita.

    Appena guarito, le braccia dell’amante lo attendono e il bene ricevuto lo infastidisce. Odia sua moglie. I genitori di lei, ormai anziani, fanno di tutto per sostenerla, i buoni suoceri la invitano a stare nella loro casa con le bambine. Avranno il cibo assicurato. Elisabetta non si lamenta; per non pesare molto sull’economia familiare lavora da camiciaia, molto ricercata per la sua bravura. Ma deve rubare molte ore al riposo e al sonno.

    E quando anche i suoceri muoiono, la cognata Maria con un imbroglio si impossessa del denaro – 1000 carlini d’oro – che loro avevano lasciato alle nipotine e cacciano via nipoti e cognata. La già ricca Elisabetta è ridotta in totale miseria. Trova uno sgabuzzino dove rifugiarsi. Ormai nessuno la nota.

    Ma Gesù non l’abbandona. A lui apre il cuore, lui la conforta con doni interiori di cui Elisabetta parlerà nel suo diario per obbedienza al confessore. È povera tra i poveri, ma di questi ne diventa l’apostola, cerca i malati abbandonati per lavarli, aiutarli, confortarli. Ha niente per sé, ma riesce sempre a trovare qualcosa da mangiare per chi stende la mano supplichevole. Anche quella volta in cui dà l’ultimo pezzetto di pane, ha salutato quel povero che se ne va ed un altro bussa. Chiede qualcosa da mangiare. Lei, pur sapendo che la dispensa è vuota, confidando in Gesù, la riapre e trova del pane fragrante…

    Il segreto di tutto ciò? Anzitutto l’amore a Maria e a Gesù eucaristia, che riesce a ricevere anche ogni giorno quando non c’era ancora questa possibilità.

    Elisabetta Canori Mora, una donna la cui vita ha affascinato san Giovanni Paolo II, che la volle protettrice di tutte le famiglie fallite, perché queste sappiano che mai nulla è perduto, se si è docili alla grazia, e delle famiglie sulle vie del fallimento, perché da questa giovane santa imparino ad avere il coraggio di non scegliere le soluzioni facili che il mondo propone, ma quelle difficili del Vangelo.