Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
25 novembre 2020 * S. Caterina
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tomba di gesuSarebbe la quarta riflessione sulla cristificazione nel matrimonio preparata per il ritiro di maggio 2020, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello, iniziativa che con molta probabilità non potrà essere fatta, attese le restrizioni a causa del coronavirus. Pur tuttavia può essere utile a coloro che la seguono di consueto.
La riflessione di questo mese è per comprendere come il mistero pasquale è stato vissuto da Gesù nel sabato santo e per indicare agli sposi come può essere vissuto da essi in forza del sacramento del matrimonio.

La Cristificazione nel matrimonio.4 - Sabato Santo: La notte oscura
(Testi di riferimento: (Eb 2,14-18)
Per il documento: clicca qui

Premessa
Il Sabato santo è un giorno molto misterioso. Lo si evidenzia nella liturgia, mancando di ogni celebrazione. Ma è anche il giorno più significativo per la storia della nostra salvezza. Sotto tale aspetto lo possiamo ben definire il giorno del silenzio di Gesù, appunto perché si trova dentro la morte, perché il suo cadavere è nel sepolcro, perché non ha nessuna relazione esterna con qualcuno.

Poco prima di questo silenzio di morte vi è stato pure quello del Padre nei confronti di Gesù sofferente in croce, come lui stesso aveva espresso gridando: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.

A questo punto, potremmo ben dire che c’è stata una specie di morte e di rottura perfino nell’ambito della vita trinitaria, un pieno disaccordo tra Padre e Figlio e senza il conforto dello Spirito Santo, come diranno le parole di Paolo ai Corinti: “Colui che non conobbe peccato, Dio lo ha trattato da peccato, in una carne simile a quella di peccato”.

Lo ha “trattato da peccato”, come se fosse il più grande peccatore. Ed è vero! Infatti Cristo, per venire incontro a noi e per salvarci, ha caricato sul suo corpo tutti i peccati degli uomini, di ogni tempo e di ogni luogo, come se fossero suoi. Più peccatore di così?

In povere parole, cosa significherebbe ancora?

Significa che si è necessariamente creata una specie di inimicizia, un qualcosa di non conciliabile tra lui e il Padre.

Infatti non poteva non essere così, perché tra Dio che è pieno Amore ed il peccato che è netto rifiuto di tale amore, non è possibile che vi sia armonia e accordo.

Sta di fatto, però, che è stato solo un momento di passaggio come, per analogia, il non potersi scaldare con la fiamma di un fuoco ardente, in quanto vi è solo rimasto il carbone, sempre rovente ma sotto la cenere; eppure, basta rimuovere la cenere e sventolare un poco per far riprendere vigore alla fiamma se alimentata.

Ebbene, tornando a Cristo, è stato proprio attraverso questa situazione di apparente sconfitta e di momentaneo abbandono che doveva realizzarsi il mistero della salvezza.  

Ed allora vediamo di cogliere il positivo che si nasconde dietro, e questo a nostra edificazione.

Il sabato santo è il giorno che ci propone di vivere bene l’importanza della morte di Gesù, mantenendo vivo nel cuore il dolore per la sua scomparsa. A prima vista, ed è vero, che limitandoci solo a questo, potremmo dire che è solo un giorno di delusione, di desolazione, di amarezza, di rassegnazione.

Del resto, è stata l’esperienza anche degli apostoli che si rinchiudono nel cenacolo. Non c’è dialogo tra loro. Ognuno rumina la personale delusione e amarezza rimanendo chiuso in se stesso. Ciascuno cerca invano una impossibile rassegnazione. Veramente scende la più buia sera nel loro cuore.

Una situazione analoga, fatte le debite proporzioni, si potrebbe ben applicare anche nella vita degli sposi. È la riflessione che oggi siamo chiamati a fare.

Ma intanto osserviamo una simile esperienza a livello di Chiesa e di mondo.

Il buio del nostro tempo
Veramente il nostro tempo sta tremendamente soffrendo, in maniera consapevole o meno, del silenzio di Dio.

Non perché sia lui a nascondersi, ma perché di fatto siamo noi a vivere con indifferenza nei suoi confronti, a relativizzare tutto, a non avere più il senso del peccato.

La conseguenza di tutto ciò è quello di credere che in ogni situazione possiamo farcela da soli, con la scienza, con la tecnica e con ogni mezzo umano. Non che questi mezzi perdano la loro importanza e necessità, però se manca la consapevolezza e la presenza viva del Signore, rischiano l’inefficacia e il crollo.

Sta proprio qui la comprensione e l’importanza del sabato santo la cui esperienza è da applicare nella nostra vita. Con ciò si tratta di vivere in un livello di fede e sostenuti dalla speranza cristiana.

Se da una parte c’è un mondo senza Cristo, dall’altra abbiamo la certezza che lui, anche sotto la pietra del sepolcro, avendo operato per la salvezza del mondo, lo sta facendo tuttora. Solo se fosse stato inghiottito per sempre dalla morte e non fosse risorto, sarebbero svanite le ragioni della nostra speranza.

Ma lui è risorto!

Quando recitiamo il “Credo” diciamo che in quei tre giorni è “disceso agli inferi”. Questo per dire che sta raggiungendo l’uomo nel punto più basso, che è quello della sua morte, proprio per trascinarlo con sé nella sua risurrezione. Di fatto, con lui tutti risorgiamo … risorgeremo!

Che fare nel frattempo?

Dobbiamo mettere in pratica ancora una volta quello che abbiamo meditato nella riflessione del venerdì santo.

Si tratta, di non dimenticare la parola importante: “Stare”. Anche questa volta dobbiamo imparare da Maria che continua a “stare” in attesa, come già lo era stata sotto la croce.

Se sotto la croce ha ricevuto il compito di essere madre, non poteva abbandonare i suoi figli nell’ulteriore prova, continuando a vivere, con l’attributo di “Addolorata”, la profezia che aveva udito da Simeone: “Una spada ti trapasserà l’anima”.

Il buio della vita coniugale
Anche nella vita coniugale può capitare che scenda la sera. Questo avviene quando in essa si perde la propria identità, quella di essere sposi.

In altre parole, scende la sera quando gli sposi si trascurano vicendevolmente, perché diventano schiavi del lavoro.

Scende la sera quando non vedono più Dio che sta conducendo la loro vita, lasciandosi conseguentemente prendere da altri affetti.

Scende la sera quando si lasciano dominare dall’agitazione, dalla fretta e dall’ansia, pensando che tutto dipende dalle loro capacità.

Scende la sera quando non si abbandonano fiduciosi l’uno all’altro, anche perché incapaci di abbandonarsi fiduciosamente in Dio.

Scende la sera tutte le volte che in loro abbondano pensieri negativi di vendetta, di orgoglio, di superiorità, di autosufficienza.

Scende la sera quando la Parola di Dio non è più ascoltato ed anche, se lo fosse, perde per loro la sua bellezza ed il suo sapore, perché vivono superficialmente.

Scende la sera in tante altre maniere.

Comunque vi è una cosa importante da non dimenticare, è quello che Gesù ha detto: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore porta molto frutto”.

Sì, perché è dalla morte che si genera la vita.

Ed ancora l’altro brano evangelico con analogo significato: “Ogni tralcio che in me non porta frutto, il Padre lo toglie, ogni tralcio che porta frutto lo pota, perché porti più frutto”.

Sì, perché è dalla potatura che c’è la crescita e lo sviluppo.

Come superare la situazione di buio
Le situazioni di buio si superano credendo sempre più nel valore del sacramento nuziale da cui promana la grazia di stato e che aiuta a vivere secondo Dio oltre che nel buon compimento della specifica missione.

Però non basta crederlo, si tratta di renderlo efficace. Si tratta di coltivarlo con la pratica cristiana, di sostenerlo con un cammino di perfezione, con il dare ampio respiro alla preghiera quotidiana – come accennerò fra poco – e con il testimoniare coerentemente la vita di consacrazione nell’Istituto.

È anche bello esprimere per le situazioni di difficoltà, tante volte costretti a vivere, pregando e gridando con cuore sofferente, le espressioni del salmo 44: Svegliati! Perché dormi, Signore? Destati, non respingerci per sempre!

Perché nascondi il tuo volto, dimentichi la nostra miseria e oppressione?

La nostra gola è immersa nella polvere, il nostro ventre è incollato al suolo.

Alzati, vieni in nostro aiuto! Salvaci per la tua misericordia!”.

Per concludere, ci facciamo aiutare dalle parole del Papa Benedetto XVI, pronunciate nel discorso di insediamento del 24 aprile 2005.

È un grido di dolore che manifesta l’esperienza del silenzio di Dio: “...Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte! Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore!”.

Ma subito si rende conto che questo non è l’agire di Dio. Non ha il potere di sconfiggere direttamente il male in forza della sua potenza, ma è quello di redimerlo, in forza del suo infinito “Amore” in quanto è solo in questo che consiste la sua definizione. Ed è pure per questo motivo che ha mandato il Figlio Gesù quale “Sposo” che offre la sua vita per la “Sposa”: sempre un atto di donazione amorosa e mai un esercizio di potere.

Ed ecco allora la sua successiva riflessione: “Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E non di meno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio che diventa Agnello ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non dai crocifissori: il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dalla impazienza degli uomini”.

Dobbiamo sempre più convincerci che, quando nella vita non abbiamo sicurezze perché oppressi da tante difficoltà, il Signore è con noi per farci risorgere su un piano diverso ed una situazione nuova, il più delle volte a prescindere dalle nostre prospettive.

È quello che abbiamo più volte presentato lo scorso anno meditando sul segreto di riuscita: “Non temete! Io sono con voi!”.

 Però, perché questo avvenga, di pari passo devono essere vissute le immediate successive parole che Gesù ha espresso a don Alberione: “Di qui voglio illuminare … Abbiate il dolore dei peccati …”.

Pocanzi abbiamo detto come sia necessaria la preghiera quotidiana.

Ora ci domandiamo: Come è da intendersi preghiera?

Certamente si tratta anche di recitare formule – quanto mai necessarie per i principianti – ma soprattutto si tratta di acquistare lo “spirito” di preghiera.

A tal proposito lascio direttamente la parola a don Alberione: Bisogna ben distinguere che vi è la preghiera fatta di formule, vi è lo spirito di preghiera e vi è la vita di preghiera.

Oltre alle formule di preghiera, vi è anche lo spirito di preghiera, che si ha quando interiormente si parla con Dio; si sente l'unione con Dio, si esprimono sentimenti propri.

Vi sono anime che invece delle formule di preparazione e ringraziamento alla Comunione fanno preghiere spontanee che escono dall'anima e dal cuore: allora c'è lo spirito di preghiera.

Lo spirito di preghiera è un sentimento interiore di umiltà e di fiducia in Dio; si sente il bisogno e ci si rivolge al Signore; si sente che da noi nulla possiamo, ma con Dio possiamo tutto; si sente che siamo figli piccoli, ma Dio è il Padre buono e grande. Quando si vive in questi sentimenti di soprannaturalità si può dire che si vive in continua orazione”.

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