Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
25 settembre 2020 * S. Giuseppe Pign.
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Spirito Santo
Si tratta della settima riflessione sulla cristificazione nel matrimonio preparata per il ritiro di settembre 2020, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello.
Per il documento: clicca qui
La Cristificazione nel matrimonio.7 – Apparizioni di Gesù e Spirito Santo

(Testi di riferimento: Gv 20, 11-18; At 2, 1-14)

Premessa

Dopo la Pasqua, dopo le apparizioni di Gesù nel periodo dei quaranta giorni e dopo la sua Ascensione, arriva anche la solennità di Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo. Essa è un evento ecclesiale che chiude la stagione dell’attesa e apre il tempo della speranza.
Ora ci domandiamo: Le apparizioni di Gesù e la Pentecoste con la discesa dello Spirito Santo, hanno un riferimento con il matrimonio e con la vita quotidiana degli sposi?
Diciamo subito che non possono non averlo, e di fatto lo hanno.
Però, prima di introdurci sull’argomento, ci poniamo due domande sugli episodi citati, cercando di dare ad esse la relativa risposta.

Le apparizioni di Gesù
La prima domanda. Perché Gesù appare e a chi appare?

Innanzitutto è da notare che le prime apparizioni sono dirette alle donne, non ai discepoli e neppure agli stessi apostoli. Tra queste emerge la figura di Maria Maddalena la quale con il suo comportamento rivela tutto il suo affetto appassionato per Gesù, pur mantenendosi in una dedizione composta ed equilibrata.

Da notare pure che tutte le apparizioni sono fatte a persone amiche, non si conoscono quelle fatte a nemici.

Potremmo domandarci se sia apparso anche a sua madre Maria Santissima.

I vangeli non lo dicono, pur tuttavia possiamo ben supporre che potrebbe essere stata la primissima. Se non è detto, è perché non sarebbe servito per far conoscere lo scopo delle apparizioni stesse.

Torniamo alla Maddalena. Essa è stata l’unica a credere sempre, fino in fondo, alla persona ed agli insegnamenti di Gesù, a differenza dei discepoli i quali già sin da prima della crocifissione lo avevano in qualche modo abbandonato. Era ben giusto, pertanto, che apparisse a lei per prima.

Fermiamoci un istante su questa figura. La ragione che la spinge ad andare al sepolcro, partendo al mattino di buon’ora quando ancora è buio, è lo slancio del suo cuore. Sa perfettamente che Gesù è morto, eppure per il suo grande affetto non riesce a star lontano dal suo cadavere.

A tal proposito è da notare la differenza di comportamento che intercorre tra quello suo e quello praticato da Pietro e Giovanni, i quali pure vanno al sepolcro. Però i due apostoli, anche se giunti ad un giudizio positivo e veritiero sul fatto della risurrezione, tuttavia se ne vanno e con questo dimostrano che ne sono interessati sino ad un certo punto.

La Maddalena invece resta, resta come era restata attenta alla predicazione di Gesù, e come era restata immobile sotto la sua croce. Ecco le esatte parole evangeliche: “Maria stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva”.

Però questo suo comportamento, sia pur buono, deve cambiare stile. Deve imparare non a guardare nel sepolcro di Gesù, dove non c’è nessun cadavere, ma deve in qualche maniera muoversi per poterlo incontrare.

In altre parole, deve lasciare il sepolcro e girare le spalle. Solo così può rivedere il suo amato, colui che dalla morte è tornato in vita.

Essa di fatto si gira e lo vede, ma a prima vista non lo riconosce, lo scambia per il giardiniere del luogo.

Facciamo il confronto con un episodio analogo, avvenuto sempre in un giardino, all’inizio della storia umana, nel paradiso terrestre. Lì è la donna che per prima, si allontana da Dio e corre verso il peccato; qui è ancora una donna ad essere la prima a correre verso colui che è il Dio incarnato, verso colui che è lo sposo vero di ogni anima, verso colui che ella ama appassionatamente.

Se all’inizio Eva aveva trovato la morte, qui essa trova la vita, seppure in maniera diversa da come se la sarebbe aspettata, tanto è vero che non lo può abbracciare come avrebbe voluto. È lo stesso Gesù ad esprimerlo con queste precise parole: “Non mi trattenere, non sono ancora salito al Padre, ma va dai miei fratelli e dì loro …”.

Con tale espressione emerge chiaro che l’amore vero non si consuma per goderselo e limitarlo a se stessi, ma solo aprendolo agli altri, svolgendo una particolare missione. Ed ecco che con questo alla Maddalena viene affidata una grandissima missione, quella di essere apostola, e meglio ancora, di essere apostola degli apostoli.

Però, per giungere a questo punto, per poter ritrovare Gesù nella pienezza della vita, per giungere a svolgere bene la missione affidatale, ha dovuto in antecedenza attraversare una crisi, quella della crocifissione e morte dell’amato.

Ebbene, tutto questo successivamente lo applicheremo agli sposi, perché anch’essi dovranno attraversare qualcosa di analogo.

La Pentecoste e lo Spirito Santo
Passiamo alla seconda domanda e risposta. Chi è lo Spirito Santo e per quale motivo discende?

Sappiamo che esso è la terza persona della Santissima Trinità. Pertanto lo Spirito Santo è Dio; ma, a differenza di Gesù, non ha un corpo, non si vede, si fa esperienza di lui solo negli effetti che produce.

Per analogia, egli assomiglia alla sottigliezza e finezza di un debole alito, quasi impercettibile. Per questo è definito anche “il Soffio di Dio”, cioè quell’elemento inviato per dare vita, ma senza fare chiasso; è quell’elemento che a sua volta chiede di essere accolto nel silenzio. Se noi non apriamo il cuore a Dio, e non facciamo silenzio dentro di noi, non può entrare il suo Alito, la sua Brezza, la sua Rugiada, la sua Vita, il suo Amore operante.

Ma c’è anche un'altra definizione, ed è quella data da Gesù con queste parole: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della Verità”.

Dunque, l’altra definizione è quella da Gesù indicata con il termine di “Consolatore”, e non solo, ma aggiungendovi che si tratta di un consolatore che dice la “Verità” tutta intera, senza sconti.

Inoltre, è da notare come Gesù ci tenga a specificare come esso sia un “Altro”.

Chi è il primo? Il primo Consolatore è Gesù stesso, come pure Gesù stesso è la “Verità” in persona: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Perché Gesù con la Verità che dice è Consolatore?

Gesù è “Consolatore” perché con la sua Incarnazione, Vita, Morte e Risurrezione ha mostrato quella che è la Verità in assoluto, che cioè il Padre celeste ci ama. È proprio quello che leggiamo in un brano di Vangelo: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio Unigenito, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna”.

Ebbene, lo Spirito Santo è Colui che continua a ricordarci tale Verità, l’unica realtà che dà consolazione e coraggio alla nostra vita.

Se nell’ambito della Trinità egli è l’Amore che intercorre tra Padre e Figlio, se è mandato a noi per essere il “Consolatore”, questo significa che vuol farci comprendere rettamente quale sia la verità dell’amore e nel contempo per aiutarci a crescere e perfezionarci in esso.

Se questo vale per ogni persona, altrettanto e a maggior ragione vale nell’ambito della coppia di sposi.

Ecco che con questo entriamo nella riflessione di oggi, quella relativa alle apparizioni e alla discesa dello Spirito Santo nella vita degli sposi.

Le apparizioni e la Pentecoste applicate alla vita coniugale

Nella vita degli sposi non solo può accadere, ma deve accadere qualcosa di simile a quello che è avvenuto alla Maddalena, e a quello che avverrà nel giorno di Pentecoste.

Anche gli sposi, come Maria Maddalena, potrebbero “piangere” davanti a certi fatti e situazioni, attraverso i quali esperimentano le proprie incapacità.

Ecco, ad esempio, il dover esperimentare il fatto di trovarsi inermi e incapaci a sostenere il peso della vita e della famiglia, incapaci di affrontare la situazione economica o di lavoro o di malattia, incapaci di amare come si merita il proprio coniuge, incapaci di educare adeguatamente i figli e i nipoti, incapaci di corrispondere alla chiamata di Dio che li spinge a svolgere una particolare missione, in una parola incapaci di aprirsi agli altri.

Ognuno, purtroppo, è costretto a riconoscere e registrare questi e tanti altri limiti e incapacità.

Da tali situazioni quali conseguenze ne seguono?

Non potendone uscire, molti coniugi spesso si rassegnano, si adattano, si adeguano ad una esistenza incolore, senza un vero impegno di vita spirituale, sia a livello personale e neppure a livello coniugale, familiare e comunitario; a volte giungono pure a qualcosa di peggio, cioè a prendersela in un certo senso con il Signore stesso.

Altre volte, potrebbero trovarsi in un periodo di così grande stress e fatica, per cui, dovendo affrontare imprevisti di ogni genere, corrono ancor più facilmente il rischio di scompaginare tutto, sia nella vita personale che nel matrimonio stesso.

Ecco il bisogno della Pentecoste, ecco la necessità della venuta e della presenza dello Spirito Santo. È stato necessario per gli apostoli, per far loro superare ogni paura, per farli uscire dal chiuso ed aprirsi agli altri, così lo è necessario per gli sposi.

Lo è soprattutto per far ricordare che nel cammino della vita non sono soli, perché la famiglia, in quanto piccola chiesa, ha in sé la presenza operante del Signore, il quale interviene sempre come padre amorevole.

Non solo per ricordare questa presenza del Padre, ma è anche per ricordare che in forza del sacramento che hanno celebrato, è presente pure Gesù, quale sposo della Chiesa e quindi anche il loro sposo. Egli, effondendo il suo Spirito, dà modo che lo stesso Spirito sia presente e operante in ogni parola e gesto di amore che gli sposi si scambiano vicendevolmente. Il loro abbraccio è quello di Dio stesso. Tutti i gesti di vero amore portano un aumento di grazia per un cammino di santificazione.

Però, perché questo possa avvenire con efficacia nel migliore dei modi, c’è un’altra cosa importante da tener presente, come leggiamo in due passaggi sempre negli Atti degli apostoli.

Al capitolo primo leggiamo: “Erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e i fratelli di lui”.

Poi, all’inizio del secondo capitolo, leggiamo: “Si trovavano insieme sullo stesso luogo”. È sottinteso che vi si trovavano per pregare in maniera comunitaria.

Tutte le pesantezze, che sono inevitabili all’interno di ogni coppia e famiglia, possono essere affrontate solo con la preghiera sia personale, sia di coppia e famiglia, sia di comunità riunita. Solo la preghiera è il vero collante che risana e solidifica le relazioni familiari e quelle con gli altri. Il guaio è che molto spesso è lasciata all’ultimo posto, per non dire che è trascurata del tutto. Il guaio è che non riconosciamo la immensa ricchezza di essa, ivi compreso quello di cogliere tutte le occasione di essere presenti, ad esempio, nelle preghiere comunitarie organizzate dell’Istituto.

Ora anche un'altra domanda: Come deve essere tale preghiera?

I testi ricordano e specificano i due elementi essenziali: la perseveranza e la concordia.

La perseveranza significa che non dobbiamo mai perdere l’occasione di rivolgerci a Dio, anche con le necessarie pratiche di pietà che servono per mantenere vivo in rapporto con lui, ma soprattutto dobbiamo acquistare lo spirito di preghiera, proprio quello che sottolinea fortemente don Alberione.

È attraverso tale spirito di preghiera che siamo aiutati a scoprire e riconoscere i propri peccati che ci entrare in una vera contrizione nei confronti di Dio, oltre che a darci il coraggio di chiedere scusa nel confronto degli altri.

Dopo la perseveranza ci vuole la concordia. Essa nell’ambito di coppia significa mantenere il cuore in vicendevole sintonia e nel contempo nell’atteggiamento di apertura alla volontà di Dio, per la sua gloria e per vivere l’unità familiare, sia pure questa in una diversità arricchente di opinioni.

Come è importante la preghiera fatta insieme come coppia!

Tutto questo serve per dar modo a Dio di manifestarsi e rivelare la sua volontà facendoci seguire la via migliore tra quelle che si presentano.

La concordia inoltre, come pocanzi detto, sta pure nel trovarsi insieme come comunità, nei vari incontri di preghiera che vengono programmati.

Le condizioni perché lo Spirito possa operare
In forza di quanto abbiamo sinora detto, ci accorgiamo che la “perseveranza” e la “concordia” sono i due requisiti necessari per ottenere l’efficacia della preghiera stessa. Innanzitutto, prendiamo in considerazione l’aspetto coniugale e familiare.

È solo attraverso tali requisiti che lo Spirito trova spazio e possibilità di intervento. Solo in questo modo può compiere prodigi, come è avvenuto in quel giorno di Pentecoste, così descritti: “Fragore di vento impetuoso e lingue di fuoco”,

Se glielo permettiamo, è con questi effetti che lo Spirito di Dio può scendere nelle relazioni di coppia e di famiglia, alla stessa maniera di come è sceso sugli apostoli.

Innanzitutto vi scende come “vento impetuoso”. Se è vero, come dicono altri contesti, che Dio si presenta quale brezza che percepiamo solo quando facciamo silenzio, pur tuttavia qualche volta è costretto a farlo in maniera impetuosa, con forte spinta.

Quando e perché sceglie tale tipo di strada?

Lo fa per aiutarci nella vicendevole comprensione e nella capacità di riuscire a perdonarci vicendevolmente.

In altre parole, tale vento impetuoso aiuta a vivere meglio le relazioni, spinge a dialogare, cosa che purtroppo e spesso si cerca di sfuggire per non avere discussioni. Invece il dialogo è assolutamente necessario per trovare la soluzione migliore, per far sì che ognuno non rimanga ancorato sulle proprie posizioni, perché di fatto sono sempre dannose.

A tal proposito, percorriamo una carrellata.

All’inizio del percorso il matrimonio sembra avere la forza dell’entusiasmo, tale che ha la capacità di far gustare un’anticipazione delle realtà celesti, con piena gioia e condivisione. Ma con il passar del tempo sorgono le prime difficoltà quali le incomprensioni con le famiglie di origine, i problemi economici, le differenze di vedute tra marito e moglie, la cresciuta responsabilità per l’arrivo dei figli, la visione educativa differente, e così via.

Ecco allora la necessità e l’effetto dello Spirito nella sua qualifica di vento impetuoso. Esso non solo produce quell’energia spirituale che induce al movimento verso l’altro, ma contiene pure quella freschezza che rinfranca la missione familiare.

Se il sudore del lavoro, se la fatica nell’educazione dei figli, se l’assistenza ai propri familiari anziani, se altri problemi ancora producono una stanchezza sia fisica che morale e spirituale, essa può essere alleviata solo con il soffio dello Spirito. Ecco il motivo che ci deve spingere ad invocarlo spesso.

Il vento ha pure un’altra missione, quella di spazzare la polvere che si deposita nel corso del tempo. Quanti legami familiari e di coppia hanno bisogno di essere spolverati!

Questa immagine tipica di polvere è quella delle relazioni che rimangono inalterate nel corso degli anni, relazioni che non hanno mai trovato la forza di rinnovarsi, di decidersi, di maturare per portare frutti più succosi, quelli tipici della maturità adulta.

Facciamo qualche esempio anche a tal proposito. I fidanzamenti durano tantissimi anni senza progetti di matrimonio; la decisione degli sposi nell’aprirsi ad accogliere una nuova vita, si rimanda da un giorno all’altro; pur sposati e indipendenti, di fatto si rimane condizionati dalle intromissioni delle famiglie d’origine; e così via. È tutta polvere che si accumula con il rischio di precludere la possibilità di evolversi verso la missione affidata da Dio.

In secondo luogo lo Spirito scende come fuoco, un fuoco che riscalda e trasforma. Ed ecco che con la sua forza il buio diventa luce, la debolezza diventa capacità di accoglienza, i dubbi si trasformano in sicurezza, si esperimenta la bellezza del reciproco abbandono fiducioso, sia in Dio che tra gli sposi stessi.

Con la sua azione lo Spirito diventa un grande dono per noi. Nel contempo spinge e aiuta a far sì che la nostra vita diventi un dono anche per gli altri, attraverso la scoperta di una missione da compiere. Tale donazione comincia e deve esercitarsi nella coppia stessa, per poi irradiarsi anche verso le persone che abbiamo in casa e che incontriamo, proprio nell’imitare l’esempio della Maddalena, vera apostola.

Applichiamo in concreto questa dinamica operata dallo Spirito.

Prende la lingua dello sposo e quella della sposa, due lingue spesso diverse e incomprensibili fra loro, tanto che ognuna resta ermeticamente chiusa in se stessa. Se è vero che hanno il desiderio di essere compresi, nel contempo non hanno quello di comprendere l’altro.  Ebbene, lo Spirito Santo prende queste lingue e le trasforma nell’unica lingua, che è la lingua dell’amore. Solo con tale lingua riescono a trasformarsi nel vicendevole dono di sé, nella vicendevole accoglienza, nel sapersi comprendere e perdonare.

Il brano degli Atti esprime simbolicamente molto bene questo fatto, quando dice che gli ascoltatori, pur essendo di lingue diverse, comprendono bene quella degli apostoli. È la dinamica che ogni famiglia è chiamata a percorrere.

Allarghiamo la stessa dinamica facendola uscire dall’ambito della coppia, questo per dire che la coppia ha urgente bisogno di aprirsi anche agli altri.

Per riuscire in questo, la coppia ha assolutamente bisogno di comprendere che è chiamata ad essere soggetto di apostolato.

In altre parole, si tratta di far ardere sempre il fuoco dello Spirito, ventilando su di esso, cioè mantenendolo vivo, di modo che riesca a scaldare pure coloro che ci stanno attorno.

Una ultima considerazione. Quante famiglie, purtroppo, sono diventate prigioniere dello spirito muto, quello spirito che fa prevalere una verità interpretata a modo proprio e limitata al proprio io, invece di comunicarla al noi della famiglia. Le relazioni familiari, infatti, ardono di amore solo quando ognuno comunica se stesso nella verità oggettiva, manifestando i propri pregi, ma senza nascondere i propri difetti. I perfezionisti, i moralisti e i rigoristi sono coloro che ingabbiano il fuoco dello Spirito rendendo freddi, distaccati e apatici quelli che sono i rapporti familiari e, di conseguenza, anche quelli che sono i rapporti verso li altri.

Da notare bene che queste lingue di fuoco donano il potere di parlare in un’altra lingua, la lingua della sincerità e della verità che rivelano pienamente chi sia Dio e chi in realtà siamo noi, per far conoscere come l’amore di Dio è sempre superiore ad ogni nostra mancanza e dimenticanza.

A tal proposito e per concludere riporto una espressione di Gesù, letta in un altro contesto evangelico: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra, come vorrei che fosse già acceso!”.

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