Riflessioni di don Ferri in ritiri
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
30 ottobre 2020 * S. Massimo martire
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La fede
Si tratta della ottava riflessione sulla cristificazione nel matrimonio preparata per il ritiro di ottobre 2020, presso il Santuario di San Giuseppe in Spicello.
Per il documento: clicca qui
La Cristificazione nel matrimonio.8 – Tommaso e le ferite
(Riferimento biblico Gv 20, 19-29)

Premessa
Oggi inquadriamo il tema in forma diversa dal solito, nel senso che ci addentreremo in esso con una trattazione del tutto particolare. Questa potrebbe sembrare anche un fuori tema, in quanto non propriamente inerente a quello nostro, ma di fatto non lo è, perché si tratta sempre di mettere in pratica la esortazione finale di Gesù indirizzata a Tommaso: “Perché mi hai veduto, hai creduto; beati quelli che, pur non vedendo, credono”.

Sono le parole che ci invitano a mettere in pratica quella che è chiamata “l’obbedienza della fede”.

L’obbedienza della fede fa credere fermamente che il disegno di Dio si realizza comunque e sempre, anche se l’evidenza delle cose potrebbe sembrare il contrario. Questo vale sia se riferito al matrimonio ed agli sposi, sia se riferito alle nostre personali situazioni, sia a quelle relative alla Chiesa e a coloro che sono chiamati a reggerla e condurre.

Riferito agli sposi, c’è da prendere atto di un fatto: sembra proprio che la famiglia stia andando a scatafascio. È facile per tutti, infatti, rendersi conto che essa si trova in forte crisi, non solo perché molti non riconoscono il sacramento, ma perché molti altri, pur essendosi sposati in chiesa, di fatto non vivono il sacramento stesso, in quanto per loro è stata solo un rito religioso.

Anzi, c’è ancora di peggio, perché da molti si è perfino perso il valore della coppia e della famiglia, non è più veduta secondo il disegno di Dio, come sia stata la sua più grande opera.

Infatti, l’opera più grande del Signore è stata appunto quella di aver creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, cosa resa quanto mai evidente nella relazione di coppia fra uomo e donna, la quale dovrebbe aiutare a comprendere qualcosa della realtà di Dio.

Purtroppo ci stiamo accorgendo che si vuole creare una famiglia fatta a misura d’uomo, secondo un disegno umano, disegno che cozza tremendamente con quello di Dio.

Se questo vale per la famiglia, altrettanto vale riferito alla Chiesa e a chi la regge, perché anch’essa, almeno secondo il parere di qualcuno, sta andando fuori strada, per non dire che sta andando proprio a fondo.

È anche in queste situazioni che dobbiamo mettere in atto l’obbedienza della fede. Proprio a questo scopo è diretta la meditazione di oggi.

La realtà della Chiesa
Oggi nella Chiesa molti stanno vivendo un momento di grande confusione, non sanno più con chi schierarsi, non capiscono più dove stia la verità della fede e la correttezza della morale. La confusione proviene dal fatto di vedere da una parte il comportamento ambiguo dei cristiani in genere, dall’altra quello che dice o che scrive l’attuale Papa, al quale fanno eco buona parte di Vescovi e Sacerdoti.

Molti ne soffrono terribilmente, anche se, per amore alla Verità e nel rispetto delle persone che hanno di fronte, non lo esprimono pubblicamente, proprio per non dare scandalo alle anime semplici.

Tra queste persone che soffrono vi sono pure quelle dei consacrati i quali si chiedono come in tale situazione possono vivere e conciliare la promessa di fedeltà al Papa fatta nel giorno della professione dei voti. 

Innanzitutto, diciamo beati coloro che, vivendo una fede genuina, semplice, senza tanti discorsi e ragionamenti, non si rendono pienamente conto del problema. Beati loro!

Beati anche coloro che non danno eccessivo credito alle notizie della stampa, dei telegiornali e di qualsiasi altro mezzo di comunicazione, perché questi mezzi non aiutano sempre a conoscere la verità. Spesso, infatti, la verità è tutta diversa da quella espressa dai giornalisti, perché essi facilmente estrapolano discorsi ed espressioni da un contesto che solo nel suo insieme fa comprendere il significato dovuto. Invece essi prendono solo quello che fa comodo e lo pubblicano secondo il proprio punto di vista.

Fanno questo, manovrati consapevolmente o meno, per un fine ben predisposto dalle forze del male e del demonio, quello di farci allontanare da Dio con il mettere in evidenza solo quello che è sbagliato e produce scandalo.

Purtroppo, diventa ancor più grave quando vediamo i giornalisti che guazzano nel riportare fatti e dottrine che si verificano nelle file della gerarchia ecclesiastica. Per gerarchia intendiamo Papa e Vescovi.

A dir la verità, a volte davvero si constata qualcosa di inspiegabile, se non proprio un qualcosa da non poter accettare dal punto di vista della fede e della morale.

È su tale situazione, come detto pocanzi, che vogliamo riflettere. Lo facciamo, limitandoci solamente sulla figura del Papa, sia in genere in quanto papato, sia in particolare in quanto l’attuale regnante.

Se da una parte troviamo persone aperte e del tutto consenzienti al pensiero e all’operato dell’attuale Papa, dall’altra troviamo persone del tutto avverse.

Alcuni, pur nutrendo una certa stima per la sua persona, a volte trovano delle contraddizioni tra una espressione e l'altra del suo parlare e del suo scrivere, tanto che non potendone accettare alcune, di fatto poi rifiutano tutto il suo insegnamento.

Non solo questo, ma vi sono anche di quelli che esprimono una avversione tale sino a dire che la sua elezione non è valida, per cui il vero Papa sarebbe rimasto Benedetto.

Tra questi estremi limiti delle varie posizioni, se da una parte troviamo dei cristiani che non se ne rendono conto, dall’altra abbiamo di quelli che non condannano a priori, ma di fatto non ci capiscono nulla. Ecco il motivo della confusione che accennavo pocanzi.

Se però andiamo a verificare sino in fondo, dovremmo accorgerci che in ogni posizione c’è una parte di verità, quella che viene da Dio, e vi è pure una parte di menzogna che viene dal diavolo, attraverso i suoi satelliti.

La menzogna si verifica quando al centro poniamo noi stessi ed il pensiero umano corrente, quale origine sicura e fondamento della verità, senza verificare se ciò è conforme al pensiero di Dio.

Comunque c’è un dato di fatto. È quello che potremmo definire la crisi dell’autorità, in quanto vengono taciuti e permessi certi errori, mentre di fatto dovrebbero essere condannati.

Chi è il Papa
A motivo di tale confusione, vogliamo presentare alcune riflessioni.
Iniziamo col chiederci chi sia il capo della Chiesa, da dove gli derivi il potere di tale autorità, se abbia il dover intervenire per dire la verità su quanto sta capitando.

Con quello che diremo – è da notare bene - non intendiamo dare nessun giudizio, non vogliamo schierarci da nessuna parte, non vogliamo catalogare né condannare l’attuale Papa, ma vogliamo solo mettere in risalto la Verità che viene da Dio. Una volta illuminati dai sani principi, ognuno potrà liberamente e responsabilmente regolarsi con la propria coscienza, facendo le opportune scelte.

In queste riflessioni seguiamo l’insegnamento di padre Roger-Thomas Calmel, un domenicano francese del secolo scorso, fedelissimo seguace del grande teologo San Tommaso d’Aquino, la cui dottrina è stata assunta in pienezza dalla Chiesa stessa. Solo seguendo questo insegnamento rimaniamo fedeli alla Chiesa Cattolica.

Da notare che quanto egli dice non fa riferimento all’attuale situazione – è deceduto nel 1975 - ma fa riferimento alla dottrina della Chiesa di sempre, fondata sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione.

La prima verità da mettere in luce è che il fondatore e capo della Chiesa è solo uno: è Gesù Cristo. È lui che è e che rimane sempre l’unico Maestro, l’unico che possiede la verità, non contenuta in una ideologia di pensiero, ma nella sua stessa persona, come ha detto espressamente: “Io sono la Via, la Verità e la Vita”.

Per questo motivo, ogni autorità esercitata dagli uomini, viene solo da lui, come dice lui stesso in un altro passo evangelico rispondendo a Pilato: “Non avresti nessuna autorità se non ti venisse data dall’alto”.

Gesù, anche se salito al cielo, rimane sempre il Capo della sua Chiesa, ma lo è in maniera invisibile. Per tale motivo ha voluto lasciare un Capo visibile, costituendolo suo “Vicario”.

Se è vicario questo significa che parla e agisce tenendo il posto di Cristo, però rimane sempre un’altra persona, una persona diversa e distinta da Gesù.

Il Papa, per il fatto di essere Vicario, evidentemente ha pure delle prerogative del tutto eccezionali. In nome di Cristo, infatti, è chiamato a custodire i tesori che Gesù stesso ha lasciato alla sua Chiesa, quali mezzi di grazia. Tra questi mezzi in particolate ricordiamo i Sacramenti, la Parola, la Verità rivelata sia scritta che tramandata. Proprio per questo, in certi casi ben circoscritti e determinati, gode dell’infallibilità.

Ma sia ben chiaro che, in tutti gli altri casi e a causa dei limiti umani, potrebbe anche sbagliare, potrebbe anche esprimere delle opinioni che hanno solo un valore personale, potrebbe avere dei comportamenti sbagliati la cui responsabilità rimane solo a titolo personale e di cui dovrà lui stesso rendere conto a Dio.

Del resto, la storia della Chiesa lo insegna. Se da parte abbiamo Papi veramente santi, se da un'altra abbiamo purtroppo anche alcuni casi di papi indegni, normalmente abbiamo Papi mediocri e manchevoli. Ciò non deve né sorprenderci né scandalizzarci, non ci devono spaventare né farci perdere la fede.

Al contrario, è proprio nella debolezza, e talvolta anche nell’indegnità di essi, che risalta la vera signoria del Salvatore Gesù, il quale rimane l’unico capo e responsabile della Chiesa. Proprio per questo motivo tiene nelle sue mani anche i Papi indegni e insufficienti, contenendo la loro insufficienza su limiti del tutto invalicabili. Non dobbiamo mai dimenticare quanto ci ha assicurato: “Non temete, io sono con voi”.

Quello che abbiamo detto sinora e ancora diremo, è per una ragione di fede, è per aiutare a credere a quella che è l’identità della Chiesa. La Chiesa, infatti, non è il corpo mistico del Papa, ma è il corpo mistico di Cristo.

Ed è proprio qui che si misura il grado di fede dei cristiani

Se la vita interiore dei cristiani rimane orientata a Cristo, essi non cadono nei dubbi e nella disperazione, anche quando soffrono terribilmente per le manchevolezze di un papa, sia esso un Onorio I, a suo tempo caduto in piena eresia; siano essi gli antagonisti avuti alla fine del Medio Evo; sia esso anche un papa che in un certo senso, quasi rinnegando le verità consolidate della Chiesa, stesse seguendo le proposte offerte dal nuovo modernismo.

Quand’anche un papa giungesse al limite estremo, quello di accogliere le proposte del modernismo, cambiando la Fede e la Morale di sempre, se arrivasse perfino a questo punto, non toglierebbe al Signore Gesù il proprio governo infallibile. Gesù tiene in mano anche il papa sviato e gli impedisce di giungere alla perversione della fede nell’autorità ricevuta dall’alto.

Ma anche se questo avvenisse, quale estremo caso sventurato, la vita interiore dei cristiani non può escludere il Papa, altrimenti cesserebbero di essere cristiani cattolici.

Un’autentica vita interiore centrata necessariamente su Gesù Cristo, include sempre anche il suo Vicario e l’obbedienza a lui dovuta; questa obbedienza, però, è lungi dall’essere cieca e incondizionata, ma è sempre praticata seguendo la luce della fede teologale e della legge morale.

Da notare bene che l’obbedienza va al Vicario di Cristo, non alle eventuali posizioni sbagliate di un singolo Papa.

Eloquente in tal senso è l’intervento di San Giovanni Bosco. Quando i suoi giovani gridavano “Viva Pio IX”, egli di rimbalzo: “Non dite mai viva Pio IX, ma sempre viva il Papa”.

La nostra fedeltà e obbedienza al Papa
Ma è proprio qui che entra in gioco lo spinoso problema della fedeltà e obbedienza che dobbiamo al Vicario di Cristo, obbedienza però che rimane spinosa solo per chi ignori o voglia ignorare gli articoli della Fede cattolica riguardanti il Sommo Pontefice.

Occorre anzitutto ricordare che ogni cristiano vive per mezzo di Gesù Cristo e per le finalità volute da Gesù Cristo. L’intervento di Gesù avviene tramite la sua Chiesa, governata dal Papa. È per questo che obbediamo a lui in tutto ciò che è di sua competenza, purché rimanga in linea con Gesù Cristo.

Da notare bene, quindi, che non viviamo affatto per mezzo del Papa e neppure per le finalità del Papa, come se fosse stato lui ad acquistarci la redenzione eterna; ecco perché l’obbedienza cristiana non può identificare il papa con Gesù Cristo.

Se un cristiano vuole incondizionatamente rimanere gradito al Papa in tutto e sempre, significa che si è abbandonato al rispetto umano, esponendosi così a molte superficialità e complicità.

È sempre il pensiero dell’autore che stiamo seguendo. In questo caso usa delle espressioni molto forti dicendo testualmente: “Spesso si è predicata un’obbedienza al Vicario di Cristo che ha più il fetore del servilismo che il profumo della virtù, talvolta per far carriera, o per preparare la propria testa al cappello cardinalizio, o per dare lustro al proprio Ordine o alla propria Congregazione”.

Dobbiamo metterci in testa, invece, che né Dio né il Papa hanno bisogno della nostra menzogna. Occorre sempre ricordare che l’obbedienza è subordinata alla Verità e alla sana Tradizione. Il Papa, come tutti gli uomini di Chiesa, non può usare legittimamente della sua autorità se non per definire o chiarire verità che sempre sono state insegnate. Se si allontanasse da questo sentiero, se presentasse sue personali opinioni, cesserebbe il dovere della nostra obbedienza e varrebbe il monito di san Pietro, come leggiamo negli Atti: “Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini”.

Il 15 aprile 2010, Benedetto XVI, commentando questo espressione degli Atti, nell’omelia ha detto: «San Pietro sta davanti alla suprema istituzione religiosa, alla quale normalmente si dovrebbe obbedire, ma Dio sta al di sopra di questa istituzione e Dio gli ha dato un altro “ordinamento”: deve obbedire a Dio. L’obbedienza a Dio è la libertà, l’obbedienza a Dio gli dà la libertà di opporsi all’istituzione”.

Il Papa, anche in quanto papa, non è sempre infallibile nel suo pensiero e nei suoi discorsi; lo è solo quando intende definire ufficialmente un dogma di fede o un articolo di morale, e questo avviene solo quando parla “ex cattedra”, cioè quando ci sono le condizioni dell’infallibilità.

Si tratta, quindi, di riconoscere la differenza che passa tra infallibilità e il così detto “munus petrino” ricevuto da Gesù, quello cioè di essere il capo visibile, il pastore e la guida della Chiesa.

Sostanzialmente in cosa consiste questo compito?

Consiste nel fatto di essere chiamato a governare la Chiesa esercitando in essa il principio dell’unità di tutti i credenti, mettendo in pratica la preghiera testamentaria di Gesù: “Ti prego, Padre, che siano una cosa sola come noi siamo una cosa sola”.

Questo è evidenziato anche dalle parole di Gesù rivolte a Pietro in quanto primo Papa: “Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli”. Si tratta, dunque, di confermare e incoraggiare tutti nel cammino della vera fede.

Sin qui abbiamo considerato il Papa come vicario e capo, ma nel contempo è anche uomo, e quindi come tutti gli uomini non è detto che sia impeccabile, anche lui ha i suoi limiti.

Del resto non è stato peccatore anche Pietro?

È vero che di fatto non era vicario, in quanto Gesù era ancora visibile sulla terra, ma era già stato costituito capo della Chiesa. Ebbene, quante volte anche Pietro ha sbagliato!

Pensiamo, ad esempio, al suo triplice rinnegamento nell’ora della passione, pensiamo quando voleva far prevalere il suo pensiero, meritandosi il forte richiamo di Gesù: “Va dietro a me, Satana; tu non pensi secondo Dio ma secondo gli uomini”.

Pur tuttavia, non per questo lo ha tolto dall’essere capo e fondamento.

Illuminante ed eloquente a tal proposito è anche quanto leggiamo in Galati. Paolo, pur con tutto il suo amore per Pietro, è costretto a richiamarlo: “Ma quando Cefa venne ad Antiochia, mi opposi a lui a viso aperto perché evidentemente aveva torto. Infatti, prima che giungessero alcuni da parte di Giacomo, egli prendeva cibo insieme ai pagani; ma dopo la loro venuta, cominciò a evitarli e a tenersi in disparte, per timore dei circoncisi. E anche gli altri Giudei lo imitarono nella simulazione, al punto che anche Barnaba si lasciò attirare nella loro ipocrisia. Ora quando vidi che non si comportavano rettamente secondo la verità del vangelo, dissi a Cefa in presenza di tutti: «Se tu, che sei Giudeo, vivi come i pagani e non alla maniera dei Giudei, come puoi costringere i pagani a vivere alla maniera dei Giudei?”.

Non bisogna scandalizzarsi se alla Chiesa sopraggiungono prove, perfino inflitte dal suo capo visibile. Non bisogna scandalizzarsi se, pur sempre soggetti e fedeli all’autorità del Papa, non possiamo seguirlo ciecamente e incondizionatamente in tutto e sempre.

Che fare se una situazione di tal genere divenisse la triste e sventurata realtà, come per alcuni sembrerebbe essere l’attuale?

In tal caso bisogna ancor più fortemente orientare la propria vita interiore all’unico Redentore e Signore del mondo, nutrendosi della Tradizione apostolica, dei dogmi di fede e del Catechismo della Chiesa cattolica, senza assolutamente trascurare la preghiera e la penitenza.

D’altro canto, la Rivelazione non ha mai insegnato che il Vicario di Cristo è immune dall’infliggere alla Chiesa prove di tal genere. Se attualmente sembra che avvengano tali prove è per colpa di quel modernismo imperante da cinquant’anni, ma non per questo la barca di Pietro è destinata ad andare a fondo.

Se una sorta di smarrimento assale l’anima nostra, bisogna ricordare che la Chiesa è la Sposa di Cristo e che solo lui ne è il principio e il fondamento. Nonostante gli umani cedimenti, rimane sempre Lui la guida di essa esercitandovi la sua ineffabile provvidenza, spesso a noi incomprensibile.

Continuando nel suo insegnamento, Padre Calmel paragona lo stato della nostra vita interiore, sopraffatta da simili prove, alla preghiera del Signore Gesù nel Getsemani, quando disse agli apostoli mentre avanzava la soldataglia: “Lasciate, basta così!”.

È come se il Signore dicesse: “Lo scandalo può arrivare fino a questo punto; ma lasciate così, voi vegliate e pregate… Col mio consenso nel bere il calice, vi merito ogni grazia, mentre siete addormentati lasciandomi solo; vi ottengo in particolare la grazia della forza soprannaturale, che è a misura di tutte le prove, anche di quelle che possono venire alla Santa Chiesa da parte di chi ha il dovere di guidarla. Io vi ho reso capaci di sfuggire a questa situazione”.

Pertanto, il vero cristiano non dimentica, oltre alle parole pocanzi dette di non temere, anche queste altre, quale garanzia lasciataci da Gesù: “Le porte degli inferi non prevarranno”.

A questo punto, per concludere, potremmo citare pure le parole pronunciate da due Papi.

Le prime da Paolo VI:Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico, all’interno del cattolicesimo, diventi domani il più forte. Ma non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia”.

Le seconde da Benedetto XVI: "Avremo presto preti ridotti al ruolo di assistenti sociali e il messaggio di fede ridotto a visione politica. Tutto sembrerà perduto, ma al momento opportuno, proprio nella fase più drammatica della crisi, la Chiesa rinascerà. Sarà più piccola, più povera, quasi catacombale, ma anche più santa. Perché non sarà più la Chiesa di chi cerca di piacere al mondo, ma la Chiesa dei fedeli a Dio e alla sua legge eterna. La rinascita sarà opera di un piccolo resto, apparentemente insignificante eppure indomito, passato attraverso un processo di purificazione. Perché è così che opera Dio. Contro il male, resiste un piccolo gregge."

Ed allora ancora una volta da non dimenticare l’espressione evangelica: “Le porte degli inferi non prevarranno”.

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