Riflessioni varie in adorazione
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 febbraio 2020 * S. Pietro Eymard
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gioia-familiare    

   La traduzione a cura di Alfio e Anna

Come sempre prima dell’adorazione iniziamo con una breve introduzione catechetica. Anche questa sera ricordiamo che la diocesi ci ha donato per questo anno il tema della famiglia “soggetto di evangelizzazione”.

Nel primo incontro abbiamo visto insieme che il soggetto sia personale che quello della famiglia è un dono che viene fatto da Dio stesso e ho riportato se ricordiamo, se ricordate, quella bella affermazione di un mio caro amico prete missionario che dice “io sono tu che mi fai”, ed è vero questo non soltanto per ciascuno di noi è vero anche come famiglia: Signore io sono come coppia come famiglia moglie, marito, figli, tu che mi fai quindi sono soggetto perché sono amato da Dio dalla tua tenerezza, dal tuo amore, dalla tua misericordia, dalla tua simpatia che si china su di me su ciascuno di noi e su ogni famiglia; sta a noi cogliere questo dono e farlo fruttificare.

Nel secondo incontro abbiamo iniziato a trattare quelle che sono un po’ le colonne del cuore, abbiamo detto, trattate nel catechismo dal n° 75 al n° 100.. abbiamo parlato come dice il catechismo che questo tre sono le colonne personali, del cuore ma anche di ogni famiglia e sono: la Tradizione, la Parola di Dio e il Magistero. Abbiamo visto anche insieme che dietro al termine Tradizione non si nasconde qualcosa di vecchio, di obsoleto, di vetusto, di ammuffito ma è qualcosa di estremamente nuovo e fresco, perché la tradizione vera e propria che cos’è? E’ innanzitutto la chiamata che Dio fa ai suoi di essere presenti nella Sua vita nel Suo quotidiano venite e vedete: dove abiti Maestro? Venite e vedrete. Ecco da lì da questa chiamata da questo rapporto intimo, gomito a gomito, da questa tenerezza di Dio nella persona di Gesù verso gli apostoli nasce e scaturisce la tradizione che è fruibile anche a noi anche a ciascuno di noi attraverso il perpetuarsi nei sacramenti anzitutto e anche nello stare riuniti in due o più come Chiesa nel Suo Nome, come per esempio questa sera e in modo particolarmente straordinario durante la santa messa.

La seconda colonna che vedremo insieme questa sera è quella della parola di Dio. La parola di Dio qualche volta precede la Tradizione qualche altra volta e più spesso, la segue. Potremmo e dovremmo dire che la parola è un sedimentarsi dell’esperienza del gomito a gomito della tenerezza che Gesù vive con i suoi apostoli e con i discepoli e questo sedimentarsi della tradizione poi viene messo giù ispirato dallo Spirito Santo diventa la parola che ci guida diventa un qualcosa con cui Dio si comunica. Questo è molto bello perché s. Agostino diceva: quando tu preghi parli a Dio quando leggi la parola Dio parla a te. Dio si comunica a te, quindi se vogliamo conoscere il cuore di Dio più che le nostre sensazioni che magari sono anche importanti, anche le intuizioni dello spirito della coscienza è importante tuffarci a piene mani nella parola di Dio. La parola di Dio fra le altre cose a differenza di noi che parliamo e siamo scostanti, diciamo una cosa e poi non solo ne pensiamo un’altra ma ne facciamo anche un’altra, Dio non è così. In ebraico la parola di Dio Dabar, quello che dice compie, se Dio pronuncia una parola su di te, la pronuncia per esempio nel matrimonio nella coppia, Dio compie questa parola, che significa? Ce lo dice l’apostolo nella lettera ai Romani al cap. 8 v. 13, quando dice che noi abbiamo un debito nello Spirito Santo, che significa questo? Non è un debito né di merito, né commerciale, è lo Spirito che ci è donato nel battesimo che spinge dentro di noi e ci abilita a compiere quello che Dio ci chiede, Dio che è Padre e Madre, ci tiene per mano e non solo ci dice questo è quello che ti chiedo, ma questo io lo faccio con te, lo faccio dentro di te, ti spingo ti sollecito. Ecco perché importante per noi, sia personalmente che come famiglia, coltivare il dono della parola, perché Dio attraverso la parola ci fa compiere veramente meraviglie, se Dio ci chiede di perdonare non ci chiede di fare un atto di volontà soltanto, che comunque è importante, ma Dio ci da la capacità di perdonare, è con noi nella fatica di perdonare, è con noi nella fatica di perdonare il coniuge di amare amarlo come Cristo lo guarda, è Dio che ti abilita a compiere la sua Parola e non c’è niente che Dio ci chiede in cui Lui non ci abilita nel suo Spirito a compiere.

Molto bella la lettura di questi giorni che ci viene data che è sempre dalla lettera ai Romani al cap. 13

“gettate via le opere delle tenebre” proprio il verbo greco ha il senso proprio di lanciare via di estirpare togliere completamente “e indossate le armi della Luce, rivestitevi del Signore Gesù”. E’ molto bello il verbo perché nel greco significa proprio essere impermeabilizzati dalla grazia, essere rivestiti dalla grazia e questo la parola, lo compie. Allora noi oggi abbiamo un giovedì particolare perché siamo immersi nell’attesa della solennità dell’Immacolata e poi siamo nel periodo dell’avvento che è il periodo in cui noi come sposa insieme allo Spirito dobbiamo imparare sempre a gridare Maranathà, vieni signore Gesù! … vieni Signore Gesù nella mia vita, guariscimi Signore, vieni nella mia vita di coppia guariscimi Signore, orienta il nostro cuore verso di Te, maranathà vieni Signore Gesù. Ecco quindi con questo spirito invochiamo lo Spirito Santo.

Paul Freeman

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