Riflessioni varie in adorazione
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 febbraio 2020 * S. Pietro Eymard
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Sesta monizione al tema diocesano "La Famiglia soggetto di Evangelizzazione"

In questi nostri incontri abbiamo preso in carico il tema Diocesano della "Famiglia soggetto di Evangelizzazione".

Anzitutto abbiamo chiarito chi ci costtuisce "soggetto" sia personalmente che come famiglia.

In secondo luogo abbiamo parlato delle triplici colonne che, in maniera fresca ed evangelica, sostengono il cammino personale e di coppia: La Tradizione, la Parola di Dio e il Magistero.

Successivamente abbiamo anche fatto accenno al Magistero dei santi come fonte perenne e nuova di esplicitazione del Magistero della Chiesa.

Abbiamo anche trattato il tema del Magistero Familiare, cioè la capacità e il dovere che ha ogni famiglia di ritmare la vita Sacramentaria, la Preghiera, la Parola di Dio e lo studio del Magistero nella proria giornata.

La famiglia come soggetto traboccante di annuncio non è esente sia personalmente che come coppia ad alcuni rischi tipici della vita pastorale.

Qui, per estrema sintesi, ne ricordiamo 5, frutto anche della mia esperienza pastorale nelle comunità.

I 5 inganni da evitare nel servizio e nella missione:

1 – la logica del “do ut des”, dono se ho un ritorno, ti dono se tu mi dai. Questa logica porta facilmente allo scoraggiamento o a cambiare comunità. Si farfalleggia e si cambia lido ogni volta che si viene delusi. In questa logica, non solo desideriamo vedere premiati i nostri sforzi, che sarebbe pur legittimo, ma, sotto sotto, lo esigiamo. Esigiamo, sotto sotto, la gratitudine e la considerazione. Il centro del nostro servire si svela: esso è l’attenzione, il riconoscimento. Non solo rivela l’immaturità affettiva ma, nei casi peggiori, può capitolare e strutturarsi in una "satanica" ego-latria. La Carità invece, cioè il dono disinteressato di sé (senza dubbio frutto di un cammino ma anche di una decisione iniziale chiara) è, per natura, circolare, donativo. Non si ferma. In fin dei conti l’essere ladro (arum in ebraico) di Giuda non è tanto riguardo la cassa, ma verso i doni del Signore e la manipolazione di questi doni a vantaggio della propria immagine, della vanità. Ma non esistono super-uomini o super-donne, lo ha ricordato anche il Santo Padre nell'intervista al Corriere, ma siamo tutti dei "poveracci" tenuti in piedi dalla grazia, bisognosi di misericordia e di perdono. Siamo, perché amati da Lui. Io sono Tu che mi fai!

2 – la logica magica, che non è fede. Prego, organizzo e agisco, quindi devo raccogliere risultati. Esempio classico sono i dettagliati piani pastorali e, quella che si chiama, la pastorale delle caselle. Non che l'organizzazione non sia necessaria ma è sempre subordinata a due condizioni fondamentali:

- La prima che lo Spirito del Signore è coLui che guida la storia e la compie;

- La seconda che le persone, i fratelli e le sorelle che svolgono un ministero non sono solo operai ma anzitutto destinatari della salvezza. La salvezza di chi serve viene prima di ogni sua efficacia nel servizio.

Se col tempo un responsabile vede che un servizio è dannoso per un’anima, quella situazione va chirurgicamente cambiata. Ma anche qui è meglio prevenire che curare obbedendo alla logica della circolarità.

3 – la logica del pre-costituito; certo.. c’è un binario fondamentale.. ma lo Spirito Santo può sovvertire questo binario, ampliarne gli orizzonti, proporre modi nuovi. Fondamentale, dunque, per cogliere il sussurro dello Spirito Santo è la contemplazione. Ecco perché l’azione liturgica è anzitutto Azione di Cristo. Lo Spirito Santo crea nuove situazioni ed aiuta a guardare oltre. A volte la soluzione è sotto gli occhi e non la vedi se lo Spirito Santo non fa cadere le cataratte dei tuoi occhi. Qui si dilata cuore, mente e sguardo.

4 – la logica della mancata centralità: io o Gesù al centro dell’annuncio? Certo parliamo di Gesù, lo annunciamo, ma come scovare se il nostro cuore è Cristo-centrato o è Ego-centrato? Il tempo è galantuomo. L'ego-centrato ragiona così: Se non ci sono riuscito io dopo tanti anni nessuno ci può riuscire (che significa, in fin dei conti, nessuno ci deve riuscire, altrimenti se questo qualcuno o qualcuna, riesce, significa che ho lavorato male oppure ho sbagliato – la sua “riuscita pastorale” la percepisco come un’accusa al mio operato). Ma l’apostolo non vuole riuscire, vuole servire; anzi il missionario, il catechista, l'operatore pastorale gioisca, come Abramo, che vede da lontano il giorno del Regno di Gesù. (Gv. 8,56) L'annuncio Cristo-centrico non cerca risultati personali ma anzi cerca e desidera che altri possano raccogliere il frutto delle sue fatiche. Desidera nella sua carne la logica del seme.

5 – La logica della contemplazione dell’ombelico. Prima della richiesta (al Signore) delle forze, pur talvolta ed inevitabilmente necessarie, occorre chiedere allo Spirito la generosità personale, propria e dei presenti, in serenità di coscienza e senza stancarsi. Non fare di più, ma fare meglio, cioè con cuore puro, casto, slegato da sé. Questo abbatte il “si è sempre fatto così e si è sempre fatto questo..”.Altrimenti, se stiamo sempre fissi a gurdare l'ombelico e la pancia, Dio ci richiama come fece con Caino e ci dice: ".. perché è abbattuto il tuo volto?" (Gn. 4,6). "Guarda dunque in alto, riscopri la tua dignità, perché io ti amo e sei prezioso ai miei occhi".

Inoltre è importante fare a Dio incessante domanda, e fare le domande giuste. Fare le domande giuste è fondamentale nella vita di fede: Signore cosa vuoi che io faccia? Signore dove mi vuoi ora? Quindi qualità e circolarità dei ministeri. Fare meglio e nel contempo rendersi disponibili ogni volta a fare altro. Soli Deo gloria. Ci si tolga lo zucchetto - solideo in spagnolo - come il papa emerito. Cioè solo a Dio la gloria:

"Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome dà gloria" (Sl. 115,1)

Dunque uscire da se stessi, giocarsi, nel vero nel bello e nel buono. Questo ci rende credenti e ci rende umani, generosi, scalda il nostro cuore, capaci di paternità e di maternità nelle situazioni e verso i fratelli e le sorelle.

Il ministero di Misericordia non è solo sacerdotale. Nei sacerdoti si compie nella sfera sacramentale ed indicibile, ma anche noi siamo chiamati ad avere un "cuore caldo", fermo e buono, giusto ed accogliente verso i fratelli.

"Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne" (Ez. 36,26).

La Santa Quaresima è il tempo prezioso del recupero della gioia del servire, come Gesù.

Nello Spirito Santo, per lo Spirito Santo, con lo Spirito Santo.

Paul Freeman

 

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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