Riflessioni varie in adorazione
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 febbraio 2020 * S. Pietro Eymard
itenfrdeptrues

Famiglia-3di Augusto Berardi

a cura di Alfio e Anna

 Questo nostro incontro ci pone in continuità e in contiguità con il cammino della chiesa diocesana in quest’anno pastorale particolarmente attento alla famiglia che poi troverà uno dei momenti più significativi nel Convegno Diocesano del 26/28 maggio. Si pone in continuità e in contiguità anche perché questo momento di preghiera vuol essere proprio un aiuto, come ci insegnava la prima lettura di oggi, quella della posizione di Mosè che intercedeva presso Dio per il proprio popolo, perché il popolo cammini e la chiesa cammini nella direzione giusta, più che di parole ha bisogno del sostegno della preghiera quindi questo nostro incontro si pone in questa logica in questa motivazione.

Comunque a titolo informativo le quattro piste che ci darà il convegno sono queste: la famiglia e la sua vocazione sponsale, la famiglia educa alla fede, la famiglia è carità, la famiglia aperta a tutto capace di presenza e di dialogo.

Con questi incontri noi chiediamo e intendiamo chiedere forza al Signore, una grazia particolare e non solo per questo evento ma perché la famiglia possa recuperare il modo fondamentale della cellula vitale, della società e della chiesa che cresca sempre più, che cresca nella vocazione, nella missione come famiglia per la famiglia. Quindi se siamo qui non lo siamo per caso, è un tema che noi stiamo portando avanti, già dai vari incontri che abbiamo avuto in precedenza, che fa riferimento al magistero, alla tradizione, alla parola.

Nella riflessione che faremo questa sera voglio sottolineare proprio l’importanza della missione che non esiste se non prendiamo coscienza di dare spazio alla parola della nostra vita. Quando diciamo parola significa dare spazio al Signore. Allora che cos’è che vogliamo dire? Noi siamo dei chiamati e quindi è una vocazione e siamo anche dei mandati come famiglia per la famiglia. Abbiamo detto, la chiesa ci dice e quindi dobbiamo in riferimento alla “familiaris consortio” partecipare alla vita della missione della chiesa, la quale sta in religioso ascolto della parola di Dio e la proclama con ferma fiducia, la famiglia cristiana vede il suo compito profetico accogliendo e annunciando la parola di Dio. Diventa così ogni giorno di più comunità credente ed evangelizzante. Vedete che facciamo ancora riferimento alla parola di Dio, ma quando parliamo di diventare una comunità credente ed evangelizzante noi non evangelizziamo solo perché annunciamo con la parola, anzi il nostro essere mandati ad evangelizzare passa proprio attraverso la carne, la quotidianità, la nostra vita, i nostri gesti, è per questo che abbiano scelto come parola del Signore questa sera il prologo del Vangelo di Giovanni, la sua incarnazione. Se noi conosciamo qualcosa dell’amore di Dio è perché, come dice Giovanni, quello che abbiamo visto e toccato, quello annunciamo! quindi quando noi parliamo di evangelizzazione prima ancora dobbiamo fare questa esperienza del Signore, infatti nella misura in cui la famiglia cristiana accoglie il Vangelo e matura nella fede diventa una comunità evangelizzante. Ascoltiamo Paolo VI “la famiglia, come la chiesa deve essere uno spazio in cui il vangelo è trasmesso e da cui il vangelo si irradia”, i genitori non soltanto comunicano il vangelo ai figli ma possono ricevere da loro lo stesso vangelo (concretamente?) vissuto e questa è un’altra singolarità che ci fa simili alla chiesa. Non ci sono persone solo che possono insegnare, siamo tutte persone che dobbiamo imparare reciprocamente gli uni dagli altri e ricordare che Gesù, il Verbo, la parola di Dio e proprio a questa lettera scritta, dice San Paolo, il nostro cuore. Il cristianesimo delle origini, e questo ci deve far pensare, è cresciuto entro le pareti domestiche rendendo manifesta la connaturalità che esiste tra il progetto di Dio che convoca tutti nell’unica casa del Padre e l’esperienza della convivenza familiare sotto lo stesso tetto. Vedete si dirà poi… la casa è la piccola chiesa, cosa dice infatti qui: ad Efeso Aquila e Priscilla a Corinto la casa di Gaio a Colossi quella di Filemone a Roma le case dei patrizi chiamate basiliche, la comunità delle origini furono chiese domestiche, fate della vostra casa una chiesa, auspicava san Giovanni Crisostomo.

Quello che dobbiamo cercare di capire è che evangelizzare è soprattutto un vivere i gesti, chiamati non tanto a parlare, Paolo VI direbbe “abbiamo più bisogno di testimoni che di maestri”, noi siamo chiamati a fare questo, ad essere delle persone che incarnano, come Gesù ha incarnato quello che ha imparato dal Padre e ce l’ha mostrato, cosa ci insegna il papa? dite in famiglia: per favore, scusa, grazie, siamo capaci di compiere questi gesti? siamo capaci del servizio? dell’ imparare a fare le cose gratis? noi dovremmo cercare di ricordarlo quello che ha fatto Gesù il giovedì santo, ha messo il grembiule, quello che fa normalmente una mamma di famiglia, la domestica, insegna a mettere il grembiule, ma dobbiamo anche insegnare a fare qualcosa gratis, non fare qualcosa aspettando qualcosa o chiedendo qualcosa. Poi c’è qualche cosa che Gesù ci insegna, ci stiamo avviando verso la Pasqua e pensate per un attimo: Gesù risorto da chi è ritornato dopo la resurrezione? Dagli apostoli che l’avevano abbandonato tradito lasciato solo e allora anche noi all’interno delle nostre famiglie delle nostre comunità bisogna che impariamo ancora da Gesù, egli dice “non possono essere il capolinea delle nostre relazioni “con te ho chiuso” non può essere questo, Gesù ci ha insegnato altro.

Quello che avremo imparato in famiglia, daremo fuori quello che siamo, e allora ancora saremo beati se metteremo in pratica quello che Gesù ci ha insegnato, fare in modo che i fratelli ringrazino il Padre e riconoscano nei nostri gesti il suo amore, ma per farlo prima bisogna esserlo e noi siamo qui da Gesù proprio per far si che possiamo fare questo ma questo lo faremo se noi ci lasciamo fare da Lui.

Augusto Berardi

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