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"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
27 febbraio 2021 * S. Gabriele
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Domenica seconda di Quaresina B 28 febbraio 2021

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Domenica prima di Quaresina B 21 febbraio 2021

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Domenica sesta T.O. B 14 febbraio 2021

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Domenica quinta T.O. B 7 febbraio 2021

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Domenica quarta T.O. B 31 gennaio 2021

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    001-Incorniciatura e nuova illuminazione 1Incorniciatura e nuova illuminazione dal 19.03.14La domenica 8 giugno 2014 abbiamo celebrato il venticinquesimo di apertura al culto della chiesa di San Giuseppe in Spicello di San Giorgio di Pesaro, divenuta successivamente "Santuario Diocesano di San Giuseppe".
    Per l'occasione abbiamo avuto in mezzo a noi, nello svolgimento del consueto ritiro mensile, il prof. Fausto Negri. Egli ha svolto una approfondita ed esauriente riflessione sulla figura e sul ruolo di San Giuseppe.
    Siamo lieti di presentarla qui di seguito unitamente al filmato sulla medesima.
        Aggiungiamo la possibilità di vedere pure il filmato della omelia nella Messa celebrata dal rettore ed il suo documento, nonchè il filmato sugli interventi del pomeriggio.
  

Per il documento della relazione: clicca qui
Per il video della relazione: clicca qui
Per gli interventi del pomeriggio:
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Per l'omelia della Messa:
clicca qui
Per il documento omiletico: clicca qui
Ed ecco la relazione:
SAN GIUSEPPE, UOMO DEI NOSTRI GIORNI

Mai, nella storia, è avvenuto un cambiamento veloce e globale come quello che stiamo oggi sperimentando. Stiamo camminando dentro un nuovo contesto culturale in cui il cristianesimo diventerà una scelta libera, ma a condizione che ci sia una comunità che lo propone e che lo annuncia con parole e opere. È sempre un piccolo “resto” che manda avanti la storia della fede.
Soltanto attraverso uomini toccati da Dio, Egli può far ritorno presso gli uomini. San Giuseppe può essere un autentico punto di riferimento per tutti i credenti.
Attraverso i sogni, Giuseppe percepisce il messaggio del Signore ed inizia a vedere la propria storia con gli occhi stessi di Dio. L’uomo giusto, infatti, ha i sogni stessi di Dio. Essi donano intuizioni e indicazioni concrete su come e dove dirigere i propri passi.
Se non ci fosse stato Giuseppe, attento ed obbediente a ciò che di giorno è irragionevole e che può essere visto solo con gli occhi di un sognatore, il Salvatore in questo mondo avrebbe avuto poche possibilità di sopravvivenza.
Perché il Bambino possa in noi nascere ci vogliono sia l’angelo del sogno che la nostra obbedienza. Perciò preghiamo Giuseppe perché ci renda sognatori ed ubbidienti.
Premessa: un inizio drammatico
La storia di Giuseppe non inizia con “c’era una volta un re”…
Se Maria è rimasta turbata all’annuncio dell’angelo, ancora più è diventato inquieto Giuseppe, quando ha scoperto che la sua sposa era incinta. Se con il suo “sì” Maria era consapevole di poter rischiare la lapidazione, lui già sapeva di dover subire scherni e insinuazioni, derisioni e pettegolezzi di ogni tipo.
Giuseppe, con il cuore gonfio di dolore e di amore, stava decidendo di rimandare in segreto Maria; non voleva esporla al pubblico rifiuto come se fosse adultera. Egli era assillato da un conflitto tra cuore e ragione, tra amore per la sua donna e fedeltà alla legge. Un’angoscia interiore così grave che tormentava pure le sue notti. Allora Giuseppe si merita l’angelo in sogno, che lo autorizza a non farsi da parte, lo rassicura e gli annuncia che anche lui è parte integrante del disegno di salvezza. Attraverso i sogni, Giuseppe percepisce il messaggio dall’Alto e dunque “prende con sé la sua sposa”.
In Luca l’annunciazione è fatta a Maria; in Matteo, invece, essa è rivolta a Giuseppe. Sovrapponendo i due testi, emerge che l’annuncio è fatto alla coppia. La chiamata è rivolta allo sposo e alla sposa insieme, all’interno del matrimonio. Dio-Amore, che ha voluto farsi volto, opera per un mondo migliore rendendo la coppia protagonista della vita nuova. Maria è la donna del “sì”, ma il suo primo “sì” l’ha detto a Giuseppe; l’angelo la trova già “promessa”.
Dio allora parla a Maria e a Giuseppe, al giusto e alla vergine che si sono innamorati. Dio non vuole dividere la coppia, per questo manda angeli e chiede questo doppio “sì”, in modo che il suo progetto possa realizzarsi. Ambedue si sono ritrovati ponendo la loro totale fiducia nel Dio della storia. E la ruota della storia ha iniziato a girare in moto inverso, secondo la logica e il disegno di Dio.
Preghiamo dunque Giuseppe così:
Carissimo Giuseppe, insegnaci a comprendere che chi rifiuta la Madre, rifiuta pure il Figlio.
Donaci di capire che Dio è all’opera nelle nostre relazioni, parla al centro della famiglia, nel dialogo e nella crisi, negli slanci e nei dubbi, nelle tensioni ideali e nei drammi; che è la coppia, non il singolo, l’immagine di Dio, che è la famiglia nel suo insieme l’immagine più in sintonia con la divina Trinità.
Nella vicenda evangelica di Giuseppe è molto più il non detto dello scritto. Occorre dunque leggere tra le righe il messaggio che Giuseppe dona a noi uomini di oggi.
Ne accenno a tre: a) La forza della debolezza; b) La quotidianità luogo di Dio; c) La fede nella “notte oscura”.
a)   LA FORZA DELLA DEBOLEZZA
Nel Primo Testamento non c’è mai un accenno a Nazaret… nemmeno uno! Questa località non è legata, mai, a nessun avvenimento storico-salvifico: nessun re, profeta, giudice hanno trovato in Nazaret un luogo di riferimento per la loro esistenza. Trattasi di un villaggio quasi sconosciuto, disprezzato, senza passato e dunque senza futuro. Natanaele, alla notizia portata dall’amico Filippo, che afferma di aver trovato «colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret», ribatte chiaramente: «Da Nazaret può venire qualcosa di buono?» (Gv 1,45-46).
Ad appesantire la sentenza preconcetta di condanna c’è l’idea che dalla Galilea non sorge profeta e pertanto quel Gesù di Nazaret non è né da seguire, né da ascoltare.
La scelta di due abitanti di Nazaret, Giuseppe e Maria, ci ricorda dunque quali sono le preferenze di Dio e che tipo di persone collaborano normalmente con Lui. Il futuro dell’umanità si è deciso in un paesino sperduto da cui si diceva che non potesse uscire nulla di buono… Nulla!
La periferia è da allora la via privilegiata da Dio. Egli entra nel mondo dal punto più basso, per raccogliere tutti. Giuseppe è un protagonista indispensabile di questo “ingresso”.
L’’evento di Dio, il suo venire nel mondo non ha bisogno di situazioni eccezionali o privilegiate. Egli entra dove lo si lascia entrare; egli viene ovunque gli si dice di “sì”, in ogni cuore che si apre, in ogni mente che intende conoscerlo per fare la sua volontà.
La “forza della debolezza” è la potenza della mitezza e della tenerezza, del prendersi cura, più potente della “forza della forza”, cioè del potere e del dominio, dell’egoismo… Giuseppe ne è la personificazione più significativa.
Ben sappiamo che ogni adulto è frutto del bambino che è stato. Gesù, un giorno, chiamerà Dio col nome di “Abbà” (papà, babbino, babbo mio…) proprio perché è stato tra le braccia di Giuseppe. Proprio per questo suo vissuto dirà che dobbiamo essere come bambini, nei confronti del Padre celeste. “Padre” è la prima parola che Gesù dice nei Vangeli (a 12 anni nel tempio), e l’ultima parola di affidamento sulla croce.
Perciò, preghiamo così:
Carissimo Giuseppe, tu che hai educato un Gesù “mite ed umile di cuore”, aiutaci a credere che “il successo” non dipende dalla nostra superbia o visibilità, ma da chi poniamo a capo della nostra vita. Donaci di prostrarci ai piedi di tuo figlio e di metterlo al primo posto nella nostra esistenza quotidiana, proprio come hai fatto tu.
b)   QUOTIDIANITÀ LUOGO DI DIO
 Nazaret è il luogo dell’Incarnazione; non è nascondimento ma rivelazione di Dio, come ogni altro mistero. Il mistero di Gesù a Nazaret è il grande mistero dell’assunzione totale della nostra vita da parte di Dio, che si incarna in ogni nostra situazione concreta. Da allora, nel limite del tempo incontriamo l’Eterno, nel limite dello spazio troviamo l’Infinito.
Giuseppe ha cercato dentro al contesto più quotidiano il Dio vivo, lasciandosi condurre da Lui. L’umanità dell’uomo è diventata dimora del divino di Dio anche grazie a Giuseppe. Il carpentiere di Nazaret ci indirizza verso una santità anonima e non ostentata, non fatta di imprese eroiche ma che si esprime nel piccolo, nel quotidiano, nell’usuale.
Se il peccato è la banalità del male, la santità è la normalità del bene. Più ci si avvicina al “modello-Nazaret”, più Dio cresce nel mondo.
È propria questa la novità del cristianesimo. La fede ha a che fare con l’esperienza quotidiana di ogni persona e famiglia. A noi che constatiamo come la quotidianità sia logorante e che spesso facciamo fatica a collegare fede e vita quotidiana, Giuseppe insegna che ogni realtà umana può diventare “sacramento”, cioè segno della presenza di Dio. In ogni azione, in ogni momento – pur piccolo – può trasparire il riflesso di una realtà più grande.
M. Delbrêl, ha scritto che “ogni piccola azione è un avvenimento immenso nel quale ci è donato il paradiso, nel quale possiamo donare il paradiso. Che importa quello che dobbiamo fare. Tutto ciò che facciamo non è che la scorza della realtà splendida, l’incontro dell’anima con Dio, rinnovata ad ogni minuto, ad ogni minuto accresciuta in grazia, sempre più bella per il suo Dio”. Per questa mistica francese del nostro tempo anche gli impegni e gli inconvenienti allora si tramutano in atti d’amore a un Dio che ci fa sempre visita: «Suonano? Presto andiamo ad aprire: è Dio che viene ad amarci. Una informazione? Eccola: è Dio che viene ad amarci. È l’ora di mettersi a tavola? Andiamoci: è Dio che viene ad amarci. Lasciamolo fare».
Nazaret indica non tanto un luogo di provenienza ma un segno e una logica scandalosa. Giuseppe ci insegna ad accettare di vivere la nostra vita lì dove siamo posti a vivere, perché egli per primo non hai scelto altra vita che quella che hai trovato in quel posto preciso. Accogliere la nostra Nazaret significa riconoscere che la normalità,
non l’eccezionalità o l’eroicità, diventano il luogo della salvezza e dell’incontro con Dio.
È proprio grazie all’educazione ricevuta a Nazaret che Gesù, un giorno, parlerà del Regno con immagini desunte dalla più normale quotidianità. È grazie a Giuseppe che Gesù è diventato capace di trasmettere a chi lo seguiva uno sguardo “ai raggi X” sulle cose e sulle persone.
Pensiamo, ad esempio, alla sola tematica della “casa”, uno degli elementi che hanno ispirato le parabole di Gesù. Giuseppe ha insegnato a Gesù l’arte del costruire: come disegnare una casa, come renderla stabile sulle fondamenta e sugli architravi, come alzare le pareti, lisciarle e imbiancarle di calce. Se leggiamo il Vangelo in questa ottica, possiamo arrivare agli insegnamenti che Giuseppe ha certamente dato a Gesù:
- “Ciò che conta sono le fondamenta” (la casa va costruita sulla roccia);
- “Pensa prima di agire”, stabilendo delle priorità: Non fare come quelle imprese edili che falliscono perché non hanno ben calcolato il costo dell’investimento (Lc 14,28-32)
- “Fai bene la tua parte”. Dio non vuole persone rinunciatarie. Nella vita spirituale bisogna fare come il ladro, che prima di svaligiare la casa, lega il padrone (Gesù, parlerà di sé come quest’uomo forte che riesce a immobilizzare l’abitante “impuro” che si è impossessato della casa interiore dell’uomo).
- “Tieni gli occhi aperti”: dai ladri è difficile difendersi, non si sa quando arrivano. L’unica cosa che funziona è stare svegli, non essere degli addormentati, essere sempre pronti e vigilanti.
Sono solo alcuni esempi di come potremmo leggere tanti insegnamenti di Gesù nati dall’educazione datagli dal suo padre terreno.
Preghiamo dunque così:
Carissimo Giuseppe, sostienici nel considerare la normale vita di ogni giorno
come il cantiere in cui si costruisce la storia della salvezza. L’Altrove era lì accanto a te, e tu lo hai custodito. Tu ci riveli che l’immenso mare si incontra nel pezzetto di terra in cui siamo stati posti. Dacci di capire che il Signore lo si incontra nei nostri “Nazaret”, non in alto ma in basso, nella reale esistenza giornaliera: nella nostra famiglia, nel lavoro che stiamo svolgendo, col prossimo che incontriamo ogni giorno, nelle situazioni serene come in quelle critiche, nelle piccole gioie come nelle inevitabili difficoltà quotidiane.
c)  LA FEDE NELLA “NOTTE OSCURA”
Giuseppe diventa modello del credente, che in ogni circostanza si lascia interrogare – o meglio “pro-vocare” – dal Signore. Giusto è colui che sa che tutto ciò che accade è una modalità attraverso la quale Dio interpella la sua persona per farla entrare sempre più con forza in rapporto con lui. La giustizia non risiede dunque in ciò che una persona fa di giusto, ma nel porsi nella verità con il Dio dell’Alleanza, nella ricerca del suo volto, che può assumere a volte i tratti della lotta.
La fede, infatti, non è mai un’illuminazione che ci fa vedere tutto il percorso, ma Dio dona sempre quel poco di luce per fare il primo passo. La fede è rischio, e il rischio è dramma, non piacevole commedia. La fede non è un comodo rifugio per anime deboli, ma un’avventura per gente forte e coraggiosa. Infatti i più grandi mistici della storia della spiritualità cristiana hanno sempre vissuto lunghi momenti di “notte oscura”: periodi, anche lunghi, di tentazione e di aridità, ma pure di purificazione e di crescita nella capacità di amore gratuito. Un esempio: Madre Teresa – dopo alcune esperienze mistiche e forti locuzioni interiori – ha vissuto 50 anni di aridità spirituale. Nel suo diario ha scritto: <<il mio essere gioiosa non è altro che un manto con cui copro il mio vuoto e la mia miseria!... Il mio sorriso è una maschera, uno strato che copre tutto>>.
Si tratta di una presenza-assenza: Dio è presente ma non lo si sperimenta. Dopo gli iniziali avvenimenti eccezionali (sogni, pastori e Magi, Simeone ed Anna) Giuseppe ha sperimentato per tutta la sua esistenza terrena la notte dello spirito.
Oggi non pensiamo più che nella casa di Nazaret fosse tutto facile, semplice, saputo, senza dubbi e perplessità. Davanti a quel figlio che cresceva come tutti gli altri, che aveva bisogno di imparare come tutti i ragazzi di questo mondo, che cadeva e si faceva male, Giuseppe sicuramente si è domandato più volte se le parole dell’angelo fossero solo un miraggio.
Ciò che sommamente scandalizza è che Gesù, pur essendo una persona speciale, abbia avuto una storia normale, come quella di tutti, che tutti conoscevano. Non si addice ad un Messia, ad uno che deve cambiare le sorti del popolo!
Giuseppe, come Abramo e tutti i grandi profeti, non è l’uomo dalla fede facile.
Trent’anni sono molti e credere per trent’anni, nel buio, è logorante. Credere che l’Emmanuele si sia fatto «in tutto simile a noi, fuorché nel peccato» non è così semplice. E Giuseppe, a diversità di Maria sua sposa, è morto non vedendo nulla della vita pubblica di Gesù; né i suoi miracoli, né le sue originali parole, né la novità di vita che portava al suo passaggio. E anche se Giuseppe fosse stato vivo quando suo figlio è partito da casa, la notte non sarebbe di certo finita. Il comportamento di Gesù era eccezionale ma anche inquietante. Sconvolgeva tutti. Agli occhi dei benpensanti sembrava un illuso, per le autorità era un pericolo, per i capi religiosi uno che voleva scalzare le sacre tradizioni… Quanta fede per vedere in lui l’Emmanuele!
Preghiamo dunque così:
Carissimo Giuseppe, rafforza in noi la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso non sono le nostre vie.
Giuseppe, hai vissuto nella pura fede per tutta la vita. Aiutaci a capire come certi passaggi non possono avvenire se non attraverso una crisi.
Fa’ che imitiamo la tua fede pura che ha, come fonte e come culmine, soltanto un’invocazione: «Signore Gesù, mi prendo cura di te, non ti lascio!».
Conclusione: Giuseppe è la personificazione del Padre celeste
La Santissima Trinità è la famiglia divina. Maria, Gesù e Giuseppe la famiglia umana. In ambedue vi è una circolazione di vita e di amore. In ognuna vige l’unità della stessa natura (divina in una, e umana nell’altra) e, simultaneamente, la differenza delle persone: il Padre non è il Figlio e questi non è lo Spirito; così, nella famiglia umana padri, madri e figli/e sono differenti. Ma ognuna delle Persone divine ha posto la sua tenda su una specifica persona umana: il Padre in Giuseppe, il Figlio in Gesù e lo Spirito Santo in Maria.
San Giuseppe è, dunque, la personificazione del Padre, sua personalizzazione. Il Padre invisibile diventa in lui visibile. Il Figlio che era “nel seno del Padre” (Gv 1,18), ora ha assunto la forma di nascondimento tra le braccia di Giuseppe, suo padre qui in terra. Il Bambino di Betlemme si riposa ora sulle ginocchia del padre terreno, così come si è sempre affidato al Padre che è nei cieli.
Come il Padre ha cura del creato e dei suoi figli e figlie, così Giuseppe si è preso cura della sacra famiglia nelle varie vicissitudini storiche; ha fatto sì che nulla di essenziale e di necessario mancasse alla sua sposa e al figlio.
Il cerchio si chiude: la Trinità intera ha assunto la nostra condizione umana e abita tra noi. La Trinità celeste del Padre, Figlio e Spirito Santo si è fatta Trinità terrena in Gesù, Maria e Giuseppe. È attraverso la Santa Famiglia che è venuta a noi la Santissima Trinità.
Carissimo/a, ti consiglio dunque di affidarti a Giuseppe. Chiedigli di renderti capace di avere fede in Dio e fiducia nelle persone, di sperare, di amare la realtà in cui ti trovi a vivere. Invocalo non solo per ottenere grazie, ma soprattutto per divenire capace di accogliere la grazia.

Dopo ogni giornata, anche la più piatta o la più stressante, l’affidamento a Giuseppe ti sia di conforto e di speranza!

Fausto Negri



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