Catechesi e Riflessioni
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 aprile 2018 * S. Agnese da Montepulciano
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Lo amore scusa
Riflessione tenuta dal rettore alle famiglie riunite in ritiro il giorno 12 novembre 2017 presso il Santuario San Giuseppe in Spicello di Terre Roveresche.

L'amore tutto scusa, tutto crede
(Testo di riferimento: Lc 5, 17-26)
Per il documento: clicca qui

Introduzione
Ogni tanto dovremmo riflettere se stiamo vivendo nello spirito della spiritualità paolina. Essa ci invita a considerare Gesù Cristo nella sua totalità, a differenza di altri Istituti o Congregazioni che ne considerano solo una parte. E questo dovremmo saperlo.
Ebbene, la stessa cosa vale nell’esercizio dell’amore, sia verso Dio che verso il prossimo, come si legge nella Bibbia: “Amerai il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”.
Ad essa si aggiunge l’espressione di Paolo, nel mentre chiude l’inno alla carità: “La carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”.

Ed è pure la risposta che Gesù dà al dottore della legge che gli chiede quale sia il più grande comandamento.
Egli, dopo aver asserito che l’unico comandamento è quello di amare Dio con tutto noi stessi, dice di completarlo aggiungendo quello di amare il prossimo come se stessi.
Anche il “come se stessi” ci fa pure pensare alla totalità che è in noi. Infatti, siamo armoniosi e perfetti solo se in noi rimangono in sintonia il corpo, l’anima e lo spirito.
Cosa significa, allora, amare con tutto se stessi, cioè nella totalità?
Partendo da Dio, significa che non lo si ama - come si suole dire - a “compartimenti stagno”, ma nella interezza della propria persona e quindi “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta la mente”, cioè nella pienezza di noi stessi per il fatto, appunto, che siamo composti di corpo, di anima e di spirito.
Tradotto con termini più concreti, significa che lo si ama “sempre e comunque”, non solo “quando ce la sentiamo, se ne abbiamo voglia, se ne traiamo un vantaggio, se troviamo il tempo, se ci è facile, se nessuno ci critica, se nessuno ci si mette contro, e così via”.
Ma non basta!
Dalla risposta di Gesù comprendiamo che non può esserci vero amore di Dio, se manca quello verso il prossimo, ed in esso nessuno escluso; quindi sono compresi anche quelli che ci hanno fatto o ci fanno del male, si tratta di amarli con lo stesso criterio “di cuore, di anima e di mente”, pur con modalità diverse a seconda dei casi, dei caratteri, delle situazioni concrete e particolari.
Ebbene, questi due amori sono inseparabili, sono come le due facce della stessa medaglia: non si può amare Dio senza amare il prossimo, ma neppure si riesce ad amare nel migliore dei modi chi ci sta accanto, se non siamo legati strettamente all’amore di Dio.
Se manca uno di questi aspetti, il nostro amore è fasullo, non è vero, è solo illusione: può essere amore solo umano, ma non è la carità divina.
Di conseguenza, tutto quello che diciamo e che facciamo, se non è ispirato da tale carità, perde ogni valore.

Le considerazioni del Papa sul “tutto scusa”
Egli dice che il “tutto scusa” è più del semplice “non tiene conto del male”, cosa che abbiamo considerato in una precedente riflessione.
Dove sta la differenza?
La differenza sta nel fatto che nel “tutto scusa” entra in gioco l’uso della lingua, che può essere più o meno retto e sincero.
In concreto, si tratta di “mantenere il silenzio” circa il negativo che può esserci nell’altra persona. Si tratta di “limitare il giudizio”, stando attenti a non lanciare una condanna dura ed implacabile, proprio come dice il Vangelo: “Non condannate e non sarete condannati”, ed anche come dice Giacomo: “Non sparlate gli uni degli altri, fratelli”.
A volte si chiacchera sugli altri per superficialità, giusto per passare tempo, e non è bene, ma ancor peggio è quando si sparla di loro. In questo modo, non solo non si costruisce nulla, ma si demolisce.
Perché succede questo?
Perché, purtroppo, il nostro “io” vuol rimanere sempre a galla.
Pensiamo e siamo convinti che, danneggiando l’immagine dell’altro, riusciamo a far emergere quella nostra facendo credere, in qualche modo, che noi siamo migliori di loro. E così pensiamo di poter salvare la nostra reputazione.
Che illusione!
Se questo vale per tutti, ancor più vale fra coniugi. Purtroppo, quanti mariti e mogli si accusano vicendevolmente e, peggio, ne parlano in pubblico!
Ammesso pure che ognuno abbia i suoi limiti, è proprio necessario portarlo in piazza?
Il vero amore coniugale spinge sempre a parlare bene del proprio coniuge. Ammesso pure che si voglia portare qualcosa in piazza, si tratta di portarvi non i lati deboli, ma solo quelli buoni. I lati deboli rimangano nascosti nell’ambito della coppia stessa, però non per rinfacciarselo a vicenda, ma utilizzando l’occasione per mettere in pratica il servizio della correzione fraterna e coniugale.

Le considerazioni del Papa sul “tutto crede”
Il Papa, dopo aver riflettuto sul “tutto scusa”, continua soffermandosi sul “tutto crede”.
Cosa vuol dire che “tutto crede”?
Significa che ognuno si fida dell’altro, non sospetta che l’altro stia mentendo o ingannando. Significa vivere in un clima di libertà, senza aver bisogno di controllare l’altro, di seguire minuziosamente i suoi passi per accertarsi che non ci sfugga dal controllo.
Si viviamo sotto il dominio di tale atteggiamento cadremmo nell’amore egoistico, quello che vuol possedere e dominare, e che quindi non è più amore.
Che brutta cosa!
Il vero amore, apportatore di vera libertà, permette all’altro spazi di autonomia, di apertura al mondo, di altre buone esperienze, tutte cose che fanno arricchire le persone vicendevolmente.
Questo vale soprattutto fra coniugi, permettendo loro di raccontarsi quello che hanno vissuto al di fuori del cerchio familiare. Il positivo che ne segue è la sincerità e la trasparenza, proprio per la vicendevole fiducia che si vive.
Se questo manca, si vive il tormento di un grande negativo, soprattutto riferito ai coniugi, con gravi conseguenze.
Sapendo che da una parte vige un sospetto, e che da essa ne verrebbe un giudizio senza compassione, l’altra parte preferisce tener nascoste certe sue cose, fingendosi quello che non è.
È l’inizio della crisi matrimoniale!
Il Papa conclude con queste parole: “Una famiglia in cui regna una solida e affettuosa fiducia, e dove si torna sempre ad avere fiducia nonostante tutto, permette che emerga la vera identità dei suoi membri e fa sì che spontaneamente si rifiuti l’inganno, la falsità e la menzogna”.

La riflessione sul brano evangelico proposto e ascoltato
In un prefazio della Messa si legge che Gesù: “Nella sua vita mortale passò beneficando e sanando tutti coloro che erano prigionieri del male”.
Poi, per dire che risorto e vivo in mezzo a noi e che continua con lo stesso atteggiamento, aggiunge: “Ancor oggi come buon samaritano viene accanto ad ogni uomo piagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza”.
Un chiaro esempio di tale sua benevolenza l’abbiamo nell’episodio ascoltato nei confronti del paralitico, un uomo provato nel corpo e quindi considerato dimenticato da Dio.
Perché questa dimenticanza?
Perché, secondo la mentalità del tempo, la malattia era la conseguenza di un qualche peccato compiuto da lui o dai suoi ascendenti.
Gesù non entra nel merito e non lo giudica in tale senso, ma è lieto di informarlo che i suoi peccati sono perdonati.
È il comportamento da assumere tra tutti noi, ed in particolare fra coniugi, nel senso di come dicevamo pocanzi: quello di non giudicare ma di essere comprensivi, di offrire la parola del perdono, della pace e della speranza, proprio per mettere in pratica che “l’amore tutto scusa”.
Non possiamo assomigliare ai dottori della legge ed ai farisei nei quali regna il proprio “io”. In forza di questo, si ritengono perfetti e migliori degli altri, per cui si arrogano il diritto di poter giudicare.
Essi non hanno imparato a tacere per amore del fratello in difficoltà, e anzi alimentano con la loro bocca la maldicenza.
Come è attuale tutto questo! Quanti cristiano assomigliano ai farisei!
Basti citare il loro giudizio nei confronti del Vicario di Gesù Cristo, del Papa!
Criticano le sue parole, il suo comportamento, lo giudicano un “antipapa!”.
Eppure, si ritengono “buoni cristiani” e osservanti delle leggi; fanno parte di gruppi di preghiera di cui potrebbero essere anche responsabili; quanti cristiani, che pur divulgando i messaggi mariani, nel contempo credono a certe notizie pubblicate dai mezzi di comunicazione che, appunto, parlano male del Papa!
C’è anche qualcuno di noi a creder e seguire tale scia?
No dimentichiamo che abbiamo promesso fedeltà al Papa!
Ebbene, tornando al Vangelo, cosa fa e dice Gesù alle persone di tal genere?
Gesù, conoscendo tale atteggiamento malefico che provoca divisione tra le persone - e di cui a volte anche noi, lo ripeto, rimaniamo succubi - interviene apertamente e rimprovera i dottori della legge, che confidano nella propria religiosità e nelle proprie convinzioni. 
Dimostra loro che non hanno amore, anche se osservano sino allo scrupolo certe pratiche religiose. Sottolinea che la vera carità, quella che viene da Dio, non soltanto “tutto scusa” rimettendo i peccati, ma anche “tutto crede”, perché ha fiducia nelle capacità dell’altro che può cominciare una vita nuova.
È proprio quello che Gesù vuol mostrare attraverso la guarigione fisica. Come il corpo è tornato sano, così pure il perdono dei peccati, che mostra la benevolenza e la fiducia verso l’altro, questi può cominciare ad essere una creatura nuova.
È solo attraverso questa fiducia vicendevole che ognuno cresce, si arricchisce e cammina verso la santità.
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