Riflessioni mensili
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 dicembre 2018 * S. Fausta martire
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Mosè
Riflessione tenuta dal rettore alle famiglie riunite in ritiro il giorno 8 aprile 2018 presso il Santuario San Giuseppe in Spicello di Terre Roveresche.
Mosè che conduce attraverso il deserto

(Testo di riferimento: Es 32,7-16.19-20.30-31; 33,12-14; 34,1-10)
Per il documento: clicca qui
Quali riflessioni ricavare dal brano biblico ascoltato?
Esso sostanzialmente tocca il compito della paternità.
Si tratta non solo di riflettere sul ruolo della paternità, ed anche della maternità, ma anche sull’ampiezza di tale ruolo. Infine di comprendere e di esercitare il compito relativo alla potente intercessione presso Dio di chi è padre.

Partiamo nel considerare l’ampiezza della paternità. Essa non si limita solo ed esclusivamente a quella biologica: quanti padri pur avendo generato figli, di fatto non sono padri!

La paternità è molto ampia; deve esercitarsi in maniera grande e si manifesta soprattutto nell’opera educatrice.

In questa dimensione, diventa molto eloquente l’episodio che avviene nel deserto, allorquando la gente si lamenta contro Mosè e contro Dio perché manca acqua, perché manca cibo, perché sarebbe stato meglio rimanere schiavi in Egitto.

Ecco le testuali parole dal libro dei Numeri: “Mosè udì il popolo che si lamentava in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; lo sdegno del Signore divampò e la cosa dispiacque anche a Mosè.

Mosè disse al Signore: <Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho travato grazia ai tuoi occhi, tanto che tu mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: Portalo in grembo, come la balia porta il bambino lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai tuoi padri? Da dove prenderei la carne da dare a tutto questo popolo? Perché si lamenta dietro a me, dicendo: Dacci da mangiare carne!

Io non posso da solo portare il peso di tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; io non veda più la mia sventura!>” (Nm 11, 10-15).

L’episodio appena descritto, ed il comportamento degli Israeliti, è stato permesso dal Signore perché servisse a Mosè per imparare ad essere vero padre, per imparare ad esercitare una paternità allargata. Infatti, è vero che non ha generato Israele nella carne e nel sangue, però deve imparare ad assumerlo con retta responsabilità e con spirito di servizio, come e più di un figlio naturale.  

Questo è importante per tutti noi, nessuno escluso, in ogni missione esercitata. Se mancasse tale dimensione, non realizzeremmo noi stessi, ci sentiremmo dei falliti, saremmo degli eterni infelici. Tutti infatti, in qualche forma e maniera, siamo chiamati ad essere padri e madri, nel vero senso della parola.

Si tratta di comprendere e vivere il significato della paternità, cosa da vedersi, però, nella maniera consona.

Veri padri e madri sono coloro che educano veramente, coloro che non pretendono di fare gli altri secondo il proprio metro e piacere. I veri educatori sono coloro che aiutano a scoprire il disegno di Dio. Questo vale sia verso i figli naturali, sia verso coloro sui quali esercitiamo una paternità spirituale.

Molto bene lo ha espresso Papa Francesco nella udienza del 4 febbraio 2015. Le sue parole ci aiutano a riesaminare quale è stato il tipo della nostra paternità, lodando il Signore per quanto c’è stato di buono in noi, riuscendo a metterlo in pratica, e nel contempo pentendoci nel riconoscere di avere sbagliato tante volte. Nel qual caso, ora si tratta di offrire il relativo dispiacere della non riuscita, perché serva in riparazione degli eventuali danni procurati.

Ecco le parole del Papa: “Non si potrebbe esprimere meglio l’orgoglio e la commozione di un padre che riconosce di avere trasmesso al figlio quel che conta davvero nella vita, ossia un cuore saggio.

Mi vengono in mente le famose parole di Salomone, il quale non chiede ricchezza e potere, ma saggezza nel governare!

Questo padre – continua il Papa - non dice: <Sono fiero di te perché sei proprio uguale a me, perché ripeti le cose che ti dico e che faccio io>.

Gli dice qualcosa di ben più importante, che potremmo interpretare così: <Sarò felice ogni volta che ti vedrò agire con saggezza, e sarò commosso ogni volta che ti sentirò parlare con rettitudine. Questo è ciò che ho voluto lasciarti, perché diventasse una cosa tua: l’attitudine a sentire e agire, a parlare e giudicare con saggezza e rettitudine. E perché tu potessi essere così, ti ho insegnato cose che non sapevi, ho corretto errori che non vedevi.

Ti ho fatto sentire un affetto profondo e insieme discreto, che forse non hai riconosciuto pienamente quando eri giovane e incerto.

Ti ho dato una testimonianza di rigore e di fermezza che forse non capivi, quando avresti voluto soltanto complicità e protezione>.

E’ proprio quello che un domani, una volta cresciuto, farà dire al figlio: “Mio padre aveva proprio ragione!”.

Continuiamo l’espressione del padre nelle parole del Papa: <Ho dovuto io stesso, per primo mettermi alla prova della saggezza del cuore, e vigilare sugli eccessi del sentimento e del risentimento, per portare il peso delle inevitabili incomprensioni e trovare le parole giuste per farmi capire.

Adesso, quando vedo che tu cerchi di essere così con i tuoi figli, e con tutti, mi commuovo. Sono felice di essere tuo padre>.

Un padre sa bene quanto costa trasmettere questa eredità: quanta vicinanza, quanta dolcezza e quanta fermezza. Però, quale consolazione e quale ricompensa si riceve, quando i figli rendono onore a questa eredità!

È una gioia che riscatta ogni fatica, che supera ogni incomprensione e guarisce ogni ferita”.

Ora, proseguendo con le parole del Papa, vediamo altri aspetti per l’esercizio di una vera paternità.

“La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presente nella famiglia, che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori, fatiche e speranze, e che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati, quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada; padre presente, sempre.

Dire presente non è lo stesso che dire controllore! Perché i padri troppo controllori annullano i figli, non li lasciano crescere”.

Come è vero! È proprio questo che, purtroppo, spesso manca: non c’è la presenza del vero padre educatore!

Ma c’è pure il rovescio della medaglia.

Se, nonostante la rettitudine ed il saggio compito del vero padre educatore, il figlio non corrisponde e va fuori strada?

Il Papa, continuando nel suo discorso, indica che il vero padre, posto a modello di tutti, è quello che sta nei cieli. La sua bontà ed il suo comportamento è bene espresso attraverso la parabola del così detto “figlio prodigo”, anzi, più precisamente, del “padre buono”.

Ecco le parole del Papa: “Quanta dignità e quanta tenerezza nell’attesa di quel padre che sta sulla porta di casa aspettando che il figlio ritorni!

I padri devono essere pazienti. Tante volte non c’è altra cosa da fare che aspettare; pregare e aspettare con pazienza, dolcezza, magnanimità, misericordia. Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore.

Sa anche correggere con fermezza: non è un padre debole, arrendevole, sentimentale. Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi”.

Ciò premesso, pertanto, quando un figlio va fuori strada, subentra l’altro aspetto esercitato da Mosè: quello della intercessione, come descrittoci nel brano ascoltato.

Mosè non sottovaluta il peccato del popolo, anzi è duro e lo condanna senza mezzi termini, come dichiara apertamente: “Voi avete commesso un grande peccato”.

Ma nel contempo, oltre ad essere amorevole, sollecito e comprensivo, si fa intercessore: “Ora salirò dal Signore: forse otterrò ancora il perdono del vostro peccato”.

Qual è stata la risposta del Signore?

Non solo il perdono, ma anche il rinnovo della promessa: “Ecco, io contraggo un’alleanza di fronte a tutto il popolo: compirò prodigi che non sono mai stati compiuti in tutta la terra e tra tutte le nazioni; tutto il popolo, in mezzo al quale tu sei, vedrà l’opera del Signore, perché grande è quanto io farò per te”.

La preghiera di ogni padre spirituale ed in particolare di ogni genitore è potente agli occhi di Dio!

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"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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