Riflessioni mensili
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 ottobre 2018 * S. Contardo Ferrini
itenfrdeptrues
Regina apostoli
Riflessione tenuta dal rettore alle famiglie riunite in ritiro il giorno 13 maggio 2018 presso il Santuario San Giuseppe in Spicello di Terre Roveresche.
Gerusalemme: generare nella fede
(Testo di riferimento: Is 66, 1-2.7-14)
Per il documento: clicca qui
Premessa

Se nella scorsa meditazione mensile abbiamo considerato la missione della paternità, includendovi quella analoga della maternità, oggi approfondiamo soprattutto questa.
Però, non mi soffermo a lungo su tale argomento, perché lo avete già predisposto bene nella dispensa che tenete in mano.
Invece, mi soffermerò un poco di più sul tema della formazione Paolina, che pure vi è stata proposta.

La madre sa donare sempre la vita

A volte sentiamo ripetere questa espressione: “Il tal dei tali ha promesso al Signore di essere disposto a dare la sua vita per la conversione e la salvezza della tal altra persona… o per altre intenzioni”.

Del resto, è quello che Gesù stesso afferma e chiede: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i proprio amici”.

Con facilità, per tale espressione, nella nostra mente si consolida la convinzione che l’interessato sia disposto a morire.

Attenzione, però!

Questo fatto, dell’essere disposti anche a morire, non è che debba essere escluso, ma l’offerta a dare la vita è molto più ampia, tocca ed interessa tutti i momenti della vita stessa, composta di gioie e dolori, di rinunce e sacrifici, di prove e incomprensioni di ogni genere.

Come diventa difficile accettare certe situazioni! Ma sta proprio qui il saper offrire e donare la vita.

Abbiamo, inoltre, il vocabolo “martirio”, riferito a coloro che versano il sangue, pure di rimanere fedeli nella testimonianza della propria fede cristiana.

Ma il martirio è solo questo?

Solo se abbiamo la giusta dimensione ed apertura sull’argomento, diventa più facile comprendere anche quanto dice Monsignor Oscar Romero: “Dare la vita non significa solo essere uccisi; dare la vita, avere spirito di martirio, è dare se stessi nel dovere, nel silenzio, nella preghiera, nel compimento onesto del dovere; in quel silenzio della vita quotidiana…”.

Quello che afferma vale per tutti, ma è riferito in particolare alle madri, a quelle che sanno offrire il proprio martirio materno.

Infatti, Romero così prosegue: “Sì, come lo dà una madre, che senza timore, con la semplicità del martirio materno, concepisce nel suo seno un figlio, lo dà alla luce, lo allatta, lo fa crescere e lo accudisce con affetto. È dare la vita. È martirio”.

Quante madri, veramente martiri, a causa del comportamento dei figli, soprattutto quando vanno fuori strada!

La maternità della Chiesa

Passiamo ora a considerare ad un’altra realtà, al fatto che anche la Chiesa è madre.

Come ogni paternità e maternità umana fanno riferimento a Dio, altrettanto vale per la maternità della Chiesa.

Infatti il Signore, per manifestare la sua maternità, agisce attraverso la Chiesa che, appunto, è detta “nostra madre”. Essa, infatti, ci ha generato con il Battesimo.

Al centro della Chiesa, poi, ci sta la madre di Gesù e che è pure “nostra madre”.

Ora ci domandiamo: Chi sono o come dovrebbero essere le madri?

Esse sono, dovrebbero essere, l’antidoto più forte del dilagare dell’individualismo egoistico. “Individuo” significa che “non si può dividere”, che è quindi “indivisibile”. Infatti, l’individuo pensa solo a sé, non è capace di condividere, pensando ad altri.

Le madri invece si “dividono”, e quindi condividono, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e poi per farlo crescere.

Per questo motivo, le madri istintivamente odiano le guerre, o qualsiasi altro attentato di carattere fisico o morale, tutto ciò che in qualche maniera uccide i loro figli.

Quante madri, per svariati motivi, soffrono a causa dei figli!

Veramente subiscono un martirio!

La vera madre soffre ed è quindi martire anche per queste situazioni, per cui, a tal punto e non potendo fare altro, non le rimane che continuare a testimoniare e, nel contempo, a riparare.

Ma, purtroppo, c’è anche il rovescio della medaglia.

Quante madri non sono tali, perché uccidono il frutto del loro grembo!

C’è peggiore guerra di questa?

Si tratta di riparare ancora e pregare, anche per queste false madri.

Maria Regina degli apostoli

Nei nostri giorni Maria è invocata, soprattutto, col titolo di “Regina della Pace”. Nulla da dire, però non dice tutto, come vedremo più avanti. È solo una parte della sua missione. Per noi Paolini, il titolo preferito è, o dovrebbe essere, quello di “Regina degli Apostoli”.

Perché dico questo?

Perché così ci ha rivelato don Alberione.

Siamo nell’aprile 1960, in un corso di esercizi spirituali. Don Alberione fa sobbalzare i paolini della prima ora, cominciando a dire: “La sapienza e la carità di Dio ha voluto affidare alla Famiglia Paolina una preziosa missione. Essa è di sommo vantaggio per la Chiesa e l’umanità intera…”.

Tutti si aspettavano, per avere udito la parola “missione”, che si trattasse di un qualcosa riferito all’apostolato editoriale, sul perché e sul come scrivere libri, come meglio diffonderli, e così via.

Ma non è stato così, perché si trattava di un altro tipo di missione.

Ecco come prosegue l’Alberione: “Meglio conoscere, amare, pregare e predicare Maria, nel suo titolo specifico di <Regina Apostolorum>”.

Poi spiega ancora meglio il concetto: “La prima devozione verso Maria fu quella di Gesù, che la onorò come Madre; seconda devozione a Maria fu quella degli Apostoli, che l’amavano, veneravano, imitavano quale <Regina degli Apostoli>”.

Don Alberione si è trovato costretto a ripeterlo, perché forse gli ascoltatori se ne erano dimenticati.

In un’altra meditazione, infatti, ricordava la stessa cosa, con queste parole: “Nel 1919, l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, sono venuti da me i chierici e i giovani aspiranti per chiedermi sotto quale titolo noi avremmo invocato Maria, quale sarebbe stata la nostra devozione; per esempio Aiuto dei Cristiani, Madre della divina grazia, Madre del Buon Consiglio, ecc.

Già si era pensato e pregato, e allora ho dato la risposta: Invocare Maria sotto il titolo di Regina degli Apostoli. Questo perché siano santificati gli apostoli e le apostole, perché ne ricevano il bene gli uomini assecondando gli apostoli, e poi perché apostoli e fedeli siano tutti insieme in cielo”.
                                                                                                                                 

Se Alberione giunge a dire questo, dipende dal fatto che egli proveniva da un cammino che aveva percorso accanto a Maria. Essa era stata una presenza viva e significativa durante tutta la sua esistenza, sin dalla prima infanzia.

Egli amava ricordare che sua madre lo aveva consacrato a Maria subito dopo la nascita e che la sua prima educazione religiosa era avvenuta all’ombra di tre santuari: quello della Madonna dei Fiori a Bra, della Vergine delle Grazie a Cherasco, della Madonna della Moretta ad Alba.

Ma la vera scoperta di Maria e del suo ruolo nella propria vita, gli venne dalla lettura di una enciclica di Leone XIII. In essa vi trova una frase che per lui diventa una luce carismatica: “Con piena verità Maria – dice Leone XIII - deve essere considerata Madre della Chiesa, Maestra e Regina degli Apostoli…”.

In una successiva meditazione, così Alberione riassume il nocciolo dell’enciclica stessa: “Leone XIII dimostra come Maria fu Maestra agli Apostoli e ai primi cristiani, perché ella mirabilmente edificò i fedeli con la santità dell’esempio, con l’autorità del consiglio, con la soavità del conforto, con l’efficacia della preghiera”.

Tutto questo ha avuto inizio dal Cenacolo, nel quale era disceso lo Spirito Santo e dal quale era partita la Chiesa.

Come sarebbe avvenuto tutto questo – ci diciamo noi - se fosse mancata la presenza di Maria che aveva saputo raccogliere, tenere uniti e soavemente incoraggiare gli apostoli che altrimenti si sarebbero smarriti?

Per questo, don Alberione amava ripetere: “La prima devozione che troviamo nella Chiesa è la devozione alla Regina degli Apostoli, come si esprime nel cenacolo. Questa si è affievolita nel trascorrere dei secoli.

A voi il dolce incarico di raccogliere i fedeli attorno a Maria Regina degli Apostoli; a voi risvegliare questa devozione; a voi compiere questo dolcissimo ufficio nella Chiesa”.

Pertanto, si tratta di tornare alle origini, come proseguendo si esprimeva ancora don Alberione: “Si tratta di risvegliare gli apostolati, eccitare vocazioni. Torniamo alle sorgenti! Alle sorgenti troviamo Maria Regina degli Apostoli”.

In un'altra meditazione dirà: “Maria merita il titolo di Regina degli apostoli perché ha esercitato tutti gli apostolati che siano possibili ad una donna, quelli dell’esempio, della parola, della preghiera e della sofferenza. Formiamo apostoli e diamo loro per sostegno, conforto e guida la Vergine Santissima Regina degli Apostoli”.

L’accompagna anche agli inizi della predicazione e nei tempi successivi, ma tutto svolge in maniera silenziosa e riservata. Essa non ha una parte ufficiale nell’espansione del cristianesimo, ma è una presenza necessaria, è una maternità attenta e premurosa. Ecco perché è ben definita come “Madre della Chiesa”.

Ora possiamo concludere dicendo che, come in tutta la spiritualità paolina, anche in questo caso siamo di fronte ad una totalità. Infatti, ogni altro titolo che possiamo dare a Maria (Regina della Pace, Regina della famiglia, Aiuto dei cristiani, Madre del buon consiglio, ecc.) è solo una parte del suo ufficio e della sua missione, quello di Regina degli Apostoli, invece, la contiene tutta.

Don Alberione, per meglio inculcare questa verità, si è voluto servire anche della raffigurazione pittorica e architettonica.

Quella architettonica si manifesta nel Santuario della Regina degli Apostoli, in Roma.

Quella pittorica è evidente nel quadro di Giambattista Conti, inaugurato nel 1935 e che si trova nel tempio di San Paolo, in Alba.

Dando l’incarico al detto pittore, don Alberione dice: “La Regina degli Apostoli deve apparire in una grande ostia di luce, mentre offre il Bambino Gesù al mondo. San Paolo deve avere un posto preminente. Molto salienti devono essere anche gli evangelisti, il tutto per esaltare in nostro apostolato”.

Nelle statue che rappresentano Maria Regina degli Apostoli, infatti, troviamo che lei presenta a noi il Bambino Gesù, tenendolo sul palmo della mano. Questo per dire che anche noi dobbiamo presentare Gesù al mondo, con il nostro apostolato. Non vi è vero apostolato che non porti alla piena conoscenza e imitazione di Gesù.

Ed ecco come si esprime l’Alberione: “Gli editori possiedono la parola, la moltiplicano, la diffondono vestita di carta, caratteri, inchiostro. Essi hanno sul piano umano la missione che nel piano divino ebbe Maria, che fu la Madre del Verbo divino.

Ella ha captato il Dio invisibile e lo ha reso visibile ed accessibile agli uomini, presentandolo in umana carne.

La stessa cosa, annota don Alberione nel suo taccuino personale, a modo di preghiera: “O Maria, che avete <edito> il Divin Verbo incarnato, che siete la Regina degli Editori e delle edizioni, benedite questo lavoro che compirò con voi ed in voi”.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

Si tratta del lavoro della formazione paolina perché in tutta la Famiglia si viva di questo spirito.


Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
1153463

Abbiamo 291 visitatori e nessun utente online