Riflessioni mensili
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
14 novembre 2018 * S. Veneranda vergine
itenfrdeptrues
Pietro mi ami
Riflessione tenuta dal rettore alle famiglie riunite in ritiro il giorno 11 novembre 2018 presso il Santuario San Giuseppe in Spicello di Terre Roveresche.
Paternità di Pietro
Testo base: (Gv 21,15-18)
Per il documento: clicca qui
Questo tema sulla paternità di Pietro, proposto per un ritiro di sposi e famiglie, mi fa pensare come anche i membri di famiglia avrebbero bisogno di imparare da Pietro l’esercizio della paternità spirituale.
Verso chi sono chiamati ad esercitare tale paternità?

Dovrebbe essere chiaro. Il marito verso la moglie e la moglie verso il marito; i genitori verso i figli e i figli verso i genitori; e poi su quelli che il Signore fa incontrare nel cammino della vita e su coloro sui quali viene esercitato un certo tipo di apostolato quale, ad esempio, quello di essere catechista, responsabile di associazione o gruppo, o altro, e così via.

Per imparare, e poi per meglio corrispondervi, chiediamoci: Pietro come esercita la sua paternità, come la esprime?

Lo fa mettendo in pratica le parole di Gesù, che gli dice di pascere gli agnelli, cioè le persone che gli vorrà affidare. Di fatto non saranno poche, perché affiderà a lui tutti gli appartenenti alla Chiesa.

Per loro egli dovrà essere come una roccia, come una pietra ben solida, un fondamento incrollabile. Per dare la massima importanza al fatto, e come era avvenuto per i grandi personaggi della Bibbia, ecco che Gesù gli cambia il nome: non si chiamerà più Simone, ma pietra e roccia.

Tale nome, pertanto, non serve solo per chiamare, ma per affidare un mandato, una missione molto importante da compiere.

Gesù cerca di farglielo comprendere, spiegandolo con queste parole: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Cosa vogliono dire queste parole?

Così le spiega Benedetto XVI: “Pietro sarà il fondamento roccioso su cui poggerà l’edificio della Chiesa; egli avrà le chiavi del Regno dei cieli per aprire e chiudere a chi sembrerà giusto; infine, egli potrà legare o sciogliere, nel senso che potrà stabilire o proibire ciò che riterrà necessario per la vita della Chiesa, che è e resta di Cristo. È sempre la Chiesa di Cristo e non di Pietro”.  

Tale compito, al giorno d’oggi, è affidato al successore Papa Francesco.

È innegabile che contro di lui si riscontrano moltissime contestazioni, provenienti anche da alti prelati, sulle quali non intendiamo troppo soffermarci, ma solo per poter dire: “Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”, ammesso e non concesso che il comportamento del Papa sia peccaminoso.

Infatti, non si tratta di peccati, ma semplicemente di difetti, di carattere, di espressioni pronunciate non sempre felicemente. Facendo una analogia con la roccia, potremmo dire che essa rimane tale, e cioè sempre solida, anche se qualche pezzetto superficiale potrebbe staccarsi o sbriciolarsi.

Purtroppo, le citate accuse si riferiscono anche a fatti di dottrina e morale, cosa che sarebbe veramente grave, ma questo è assolutamente falso.

Pur tuttavia, non c’è da meravigliarsi, perché anche Gesù è stato accusato quale bestemmiatore, quale amico dei peccatori, ed è stato crocifisso per aver detto la verità, quella di essere Figlio di Dio.

Tornando a Pietro, diciamo subito che anche lui non era alieno da difetti: impulsivo, pauroso, rinnegatore e, soprattutto, malamente generoso.

Sappiamo pure, come racconta Paolo, che successivamente opererà un compromesso per barcamenarsi nella relazione con i pagani convertititi al cristianesimo, per la qual cosa sarà apertamente rimproverato da Paolo stesso, ma quello di Paolo è stato un richiamo costruttivo e non di avversione.

Veniamo a noi.

A rifletterci bene, chi di noi nell’esercizio di ogni tipo di paternità, non assomiglia a Pietro?

Abbiamo bisogno di continua conversione, proprio come ha fatto lui.

Riflettiamo soprattutto sull’esercizio della sua generosità, virtù necessaria per tutti, ma che nel contempo ha bisogno di essere equilibrata.

Egli crede di mostrare la sua generosità parlando sempre per primo: “Da chi andremo, tu solo ha parole di vita eterna; … Tu sei il Cristo, il figlio di Dio vivente; …Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè ed una per Elia; … Anche se tutti ti tradissero, io non ti tradirò mai”.

Anche nell’agire è sempre il primo: “Subito, lasciate le reti, lo seguì”. Dalla barca è l’unico che si getta in acqua per raggiungere Gesù; nel Getsemani solo lui sguaina la spada per salvare Gesù.

Però doveva convertirsi da questo suo tipo di generosità.

Molti pensano che la conversione sia passare, ad esempio in questo caso, da una vita mediocre e poco aperta, ad una vita più generosa.

Per Pietro è al rovescio. Per lui la conversione doveva essere passare da un certo tipo di comportamento, eccessivamente generoso, ad un comportamento meno generoso, rinunciando alla propria natura esuberante.

Pietro ha dovuto rettificare la sua generosità, perché essa non era sempre saggiamente esercitata.

Ecco, un esempio. Dopo aver espresso la sua fede in Gesù e, di conseguenza, essere stato costituito “pietra”, di lì a poco, all’annuncio della passione e morte di Gesù, esclama: “Dio te ne scampi, questo non ti accadrà mai!”.

Quale il motivo della sua reazione, quasi violenta?

Per la sua generosità, perché ama Gesù, perché non vuole che patisca e muoia, tanto da essere pronto a combattere personalmente, perfino a dare la propria vita.

A prima vista è, o sembra, un atteggiamento generoso, ma non è sincero e per di più non è secondo il disegno di Dio. È una generosità solo umana e non soprannaturale, porta avanti se stesso, sognando di poter essere al primo posto nel regno di Gesù.

Pietro ha bisogno di conversione. Infatti, il valore di una persona non si misura dai carismi ricevuti o dall’importanza dei compiti affidati. Tale persona potrebbe anche ottenere miracoli eppure, nonostante ciò, potrebbe non essere gradita a Dio e, spesso, neppure agli altri.

Pietro deve correggersi dal coltivare pensieri di grandezza umana.

Quante discussioni, per esempio, proprio sul chi doveva essere il primo!

È in una tale occasione che Gesù dirà: “Se non vi convertirete e non diverrete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Pietro non vede la necessità di convertirsi, è convinto di essere a posto, crede di essere talmente generoso, da poter dire: “Signore, sono pronto a dare la vita per te”.

Ecco dove conduce la generosità solo umana! È una generosità sbagliata, si chiama presunzione.

Un altro esempio sullo stesso argomento.

Pietro non vuole che Gesù gli lavi i piedi, non vuole che si umili perché lo considera il Signore, il Messia glorioso.

L’errore sta in una posposizione. Pietro voleva salvare Gesù e non aveva capito, invece, che era Gesù a salvare lui. Chi non accetta questa verità, si chiude all’amore che viene solo da Dio. Per motivi a prima vista buoni, ci si chiude alla grazia. Gesù lo sottolinea: “Se non ti lascerai lavare i piedi, non avrai parte con me”.

Allora Pietro si rassegna, ma facendo di nuovo il generoso ancora in maniera sbagliata: “Non solo i piedi, ma anche il capo!”. Pietro, ancora una volta, non ha capito che solo Gesù è il Salvatore. Invece vuol salvarlo ad ogni costo, ed è pronto a seguirlo sino alla croce.

Ecco dove conduce la generosità sbagliata! Anche nel Getsemani vuol proteggere Gesù e salvarlo, perciò sguaina la spada. E Gesù: “Rimettila nel fodero, chi di spada ferisce di spada perisce”.

Non riesce ancora a capire il modo di pensare e di agire di Gesù. È logico, allora che al momento della prova dirà: “Non conosco quell’uomo…” e lo rinnega.

Ma ecco che arriva il momento della grazia. Al Signore serviva quella caduta per farglielo comprendere. Ora si converte veramente: “E, uscito fuori, pianse amaramente”.

È stata una conversione, ma in maniera definitiva?

Guai se lo fosse, perché in questo mondo la nostra conversione non ha mai fine. Pietro doveva ancora camminare in proposito, come lo mostra un altro episodio dopo la risurrezione.

È deluso per tutto quello che è capitato, per cui dice agli altri: “Io vado a pescare”. Ed anche gli altri non sono da meno: “Veniamo anche noi con te”.

In altre parole, è come avesse voluto dire di aver sprecato tre anni dietro al Maestro, dal quale non ci si è ricavato nulla, pertanto è meglio tornare al nostro vecchio mestiere.

Ma ecco un’altra delusione. Quella notte non prendono nulla. Tornati a riva si incontrano con Gesù risorto che li invita a gettare ancora la rete.

Però questa volta Pietro non lo rimprovera, come sarebbe stato in forza del suo vecchio carattere, dicendogli che non se ne intende di pesca, ma si fida e obbedisce. Aveva già fatto un buon passo avanti.

Subito dopo ne abbiamo una ulteriore conferma. Gesù gli chiede: “Mi ami tu più degli altri?”.

Anche qui avrebbe potuto rispondere, come nel passato: “Ma certo che ti amo, più degli altri, sono disposto a tutto, te l’ho detto tante volte!”.

E invece, probabilmente con voce sommessa, dice: “Signore, tu lo sai; io ti amo teneramente”.

È l’atteggiamento del convertito. Non mette al primo posto le proprie certezze e la propria generosità. Invece si sottopone alla grazia divina. Si affida al Signore anche per le proprie affermazioni.

Successivamente, si può costatare anche dalle lettere che scrive, nelle quali ringrazia il Signore e si riconosce oggetto della sua misericordia: “Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo... Nella sua misericordia ci ha fatto rinascere a vita nuova…”.

Alla fine della prima lettera, poi, raccomanda l’umiltà: “Rivestitevi tutti d’umiltà, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili. Umiliatevi sotto la potente mano di Dio, perché egli vi esalti al tempo opportuno, gettando via ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi”.

È il frutto genuino della conversione. Non c’è più la superba pretesa della propria generosità, quella di salvare Gesù, ma l’accoglienza umile, gioiosa e riconoscente della salvezza, offerta solo dal Signore.

Pur tuttavia, convertito o meno che sia, Gesù non gli toglie il primato nell’esercizio della paternità, appunto perché rimane uno strumento nelle mani di Gesù stesso, come detto pocanzi da Benedetto XVI: “La Chiesa è sempre di Cristo, non di Pietro”. Applichiamo ancora a noi.

Gesù dirà agli apostoli: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove”. Riconoscendo che non hanno raggiunto una grande santità, sa e insegna che ci può essere fedeltà anche dove ci sono difetti, debolezze, meschinità. Rimanere perseveranti in ogni situazione, perché Gesù guarda il cuore e la volontà e non si ferma alle apparenze, ma guarda solo l’impegno.

Questo ci è di grande conforto. Anche se spesso e di fatto non siamo all’altezza della missione da esercitare, ma se abbiamo il cuore retto e sincero, se abbiamo la volontà e la perseveranza di raggiungere la meta, i frutti, anche se non sempre appaiono, ci sono comunque, non tanto per i nostri meriti, ma come dono del Signore che però passa attraverso il nostro desiderio di vero bene per l’altro.

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
1174930

Abbiamo 472 visitatori e nessun utente online