Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
15 dicembre 2017 * S. Ireneo martire
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VegliateTesti liturgici: Is 63,16-17; 64, 2-7; Sl 80; 1 Cor 1,3-9; Mc 13,33-37
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 “Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento”.Di quale momento si tratta?Tutti potremmo pensare al momento della morte. Ed è giusto, è proprio vero!Ma solo questo? Non vi sono anche altri momenti importanti? È quello che vogliamo scoprire, perché proprio a questo vuol condurci il periodo di avvento, appena iniziato.Si tratta di scoprire i momenti nei quali possiamo incontrare Gesù. Tre sono i momenti dell’incontro, con modalità diverse.

Uno è già avvenuto ed è stato quello in cui Gesù si è fatto uno di noi, nascendo da Maria Vergine. Molti lo hanno incontrato; noi in quel tempo non lo abbiamo incontrato, ma con il Natale intendiamo celebrare tale memoria.Il secondo incontro è quello pocanzi accennato, che avviene con la nostra morte e che sarà un incontro definitivo; per una buona morte, e quindi, per un bell’incontro, siamo chiamati a prepararci ogni giorno della vita.Come avviene questa preparazione?Ecco il terzo momento, molto importante, da non sprecare. Si tratta di saper incontrare il Signore tutti i giorni; ecco perché è necessario stare svegli e attenti. Il Signore continuamente ci viene incontro, lo fa con la sua luce e la sua grazia, ma lo fa anche con discrezione per cui spesso non ce ne accorgiamo.Gesù non ci ha detto il momento preciso nel quale ciò avviene, ma ci ha avvertito con queste parole: “Fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati”. Purtroppo, a causa la nostra vita frenetica, non abbiamo la garanzia di riuscire in questo. È vero che ci sarebbe un minimo di possibilità; questa sarebbe la domenica, da santificarsi quale giorno del Signore, nella quale potremmo avere l’aiuto per rientrare in noi stessi. Purtroppo sappiamo e vediamo che per tanta gente non è vissuta in tal modo, con la conseguenza che, pur dicendosi cristiana, di fatto non vive come tale. Almeno noi qui presenti, facciamo nostra l’espressione del profeta Isaia: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. Perché Isaia dice questo?Perché i suoi tempi assomigliavano ai nostri. Egli si rende conto che il Signore non si rivela più al suo popolo come faceva nel tempo precedente, quando compiva grandi prodigi a suo favore, prodigi che erano conosciuti anche da tutta la terra.Il profeta ne comprende anche il motivo. Dice che la colpa non è di Dio che si è allontanato dal popolo, ma piuttosto la colpa è del popolo che non sa più accogliere l’amore del Signore. Pur tuttavia lo prega: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”. Questo, come ho detto, vale anche per noi.Purtroppo, se abbiamo una porta chiusa nella quale è possibile entrare solo se si apre dal di dentro, come fa la persona amica ad entrare se chi è dentro non apre?È quello che spesso capita nel nostro comportamento: non apriamo all’ospite, il quale non è uno qualsiasi, ma è il Signore.Questo, non tanto per nostra cattiveria, ma perché siamo presi dalle nostre preoccupazioni, dai nostri affari e dalla nostra frenesia, tanto che spesso neppure ci accorgiamo che il Signore ha bussato.Pur tuttavia, anche se senza piena colpa, con questo comportamento perdiamo i doni che egli ci avrebbe portato.Il Signore ci offre il tempo di Avvento, tempo di vigilanza e di ripresa con una vita più coerente, proprio per ricevere i suoi doni.Da notare che, senza volerlo, c’è una specie di contropartita.Infatti, il Signore è in attesa che facciamo a lui questo dono, non perché ne ha bisogno, ma perché torni centuplicato per il nostro bene.Comprendiamo allora le parole di San Paolo: “Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni”.Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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