Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
15 dicembre 2017 * S. Ireneo martire
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BattesimoTesti liturgici: Is 42,1-7; Sl 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17
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Non potrebbe forse lasciarci perplessi la festa del Battesimo del Signore?Infatti, sapendo che il Battesimo toglie il peccato originale e, ricevendolo da adulti, qualsiasi altro peccato, perché mai Gesù si fa battezzare, ammesso che egli è senza peccato?Gesù lo fa per essere in linea con la scelta fatta inizialmente. Egli, pur essendo Dio, si è umiliato facendosi uno di noi. Ora prosegue nella sua umiliazione, si fa peccatore e bisognoso di conversione come siamo e dobbiamo fare tutti noi.La cosa non è capita neppure da Giovanni: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni a me?”.E Gesù che risponde: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”.In altre parole, con tale gesto, si fa solidale con noi, ma nel contempo ci rivela che il Signore è vicino a noi peccatori; è quello che esprime la voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato; il lui ho posto il mio compiacimento”.Per noi, sono parole di consolazione. Le ha pronunciate nel giorno del nostro Battesimo, nel quale siamo diventati suoi figli. Nel contempo ci dicono pure che il Signore se compiamo atti di pentimento e di conversione, continua a compiacersi con noi, continuando a darci forza per proseguire nella via del bene.Da notare che, con l’episodio del battesimo, inizia la vita pubblica di Gesù.Anche noi, in forza del battesimo, siamo esortati a condurre una vita degna del dono ricevuto.Nello stesso tempo, ci indica anche la missione da svolgere nel mondo: è quella stessa di Gesù. Ovviamente, la dobbiamo compiere assieme a lui.Tale missione è desunta dalla figura del Servo del Signore, come narrato dal profeta Isaia. Il misterioso personaggio descritto dal profeta, è Gesù Cristo. Come si è comportato Gesù?Gesù si è comportato da Servo di Dio, molto comprensivo e misericordioso, come descritto da Isaia: “Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”. È l’invito fatto a noi per essere più comprensivi e benevoli, a non essere giudici spietati verso gli altri.C’è un particolare gesto che ci richiama tutto questo ed è quello di segnarci con l’acqua benedetta.Quando, entrando in chiesa o nelle nostre famiglie, ci segniamo con l’acqua benedetta, vogliamo esprimere proprio questo, cioè vogliamo fare memoria del nostro battesimo, riconfermando l’adesione. Il gesto, fatto con consapevolezza, con fede e con il pentimento, ci purifica dal peccato, ci ottiene lo Spirito Santo, ci apre il cuore a comprendere la Parola di Dio, aiuta a vivere in pace nella famiglia, ci rende più degni di partecipare alla liturgia che seguirà. Capite che, compreso questo, diventa superfluo segnarsi uscendo di chiesa, come abitualmente si usa fare da alcuni: non sarebbe più necessario perché si suppone che, partecipando alla liturgia, abbiamo tolto il peccato e siamo cresciuti nella grazia. Oggi rinnoveremo comunitariamente le promesse battesimali e, al posto del credo abituale, professeremo la nostra fede.Grazie, Signore, per il dono del Battesimo!Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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