Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
15 dicembre 2017 * S. Ireneo martire
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ConsolateTesti liturgici: Is 40,1-5.9-11; Sl 85; 2Pt 3,8-14; Mc 1,1-8
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 “Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta”. È una espressione ascoltata nella prima lettura.
Come è vero! Questo vale per tutti e per ogni tempo, quindi anche ora, per ognuno di noi!

Come è anche vera un’altra cosa, che Dio non cessa mai di stupirci!
Nel brano ascoltato, infatti, si rileva che proprio quando sembra che il Signore si sia dimenticato del suo popolo a causa della infedeltà, è proprio allora che egli manifesta per loro la sua bontà e la sua benevolenza con quella espressione ed esortazione che invita alla consolazione: “Consolate, consolate il mio popolo”.
Qualcuno potrebbe obiettare: “Perché a noi invece è riservata una grande tribolazione, tale che non passa mai? Perché il Signore ci ha abbandonato?”.
Il Signore, invece, afferma che tutto avrà un termine, a patto che noi rimaniamo legati a lui, perché lui conosce già e sa bene quale sarà il momento di liberarci dalle nostra afflizioni e dai nostri problemi.Però, da parte nostra, c’è da mettere in pratica una cosa importante. Si tratta di prepararsi a questo, con fiduciosa attesa. Ci dice, infatti, che certamente verrà, e che per coloro i quali saranno pronti ad accoglierlo, vi sarà gioia senza fine.
Come vedete, torna sempre in ballo la nostra fede e fiducia!La gioia dell’Avvento, in fondo, è proprio questa. Tale gioia deriva da un particolare atteggiamento, quello di coloro che, attendendo il Signore, non si lasciano distrarre dai tanti rumori e ansie che, invece, allontanano da lui.L’importante è di non dimenticare una cosa, come ci ha detto Pietro, che i tempi del Signore non sono i nostri: “Una cosa non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza”.
Ne segue che le promesse del Signore, come pocanzi ho detto, se da un lato hanno bisogno della nostra fede per essere accolte, dall’altro hanno bisogno anche di altrettanta fede per essere custodite, cioè hanno bisogno che non venga meno la fiducia nell’attesa; in altre parole, dobbiamo vivere di speranza. Spesso, infatti, è questa che a noi manca!Proprio a tal proposito, Pietro ci ha indicato come la preghiera sia l’espressione di fede più adeguata per quelli che cercano il Signore e che sanno leggere la sua presenza nella vita. Per tale motivo si comportano di conseguenza, e pertanto si convertono ogni giorno.
E il brano evangelico casa ha da dirci?
Ci dice la stessa cosa.Infatti, la parola del precursore Giovanni Battista, ancora oggi, è per noi un esigente invito alla conversione. Senza questa determinazione a cambiare vita e a decidersi veramente per il Signore, ogni sua parola non ha piena efficacia, cade nel vuoto.Anche ai nostri tempi, quanti “precursori”! Basti solo pensare ai messaggi di Maria Santissima e alle Omelie del Papa: ci invitano in tale senso!In quale conto teniamo tutto questo?
Si tratta di capire e di dare importanza a quello che è veramente l’essenziale nella nostra vita, per poterci dire di essere autentici cristiani.
È vero che Dio spesso non ci dice quello che vorremmo sentirci dire, però sempre ci dà parole di salvezza e di amore misericordioso, parole che ci aiutano a correggere la nostra vita perché sia vissuta come espressione di bontà verso tutti.Cercare di voler zittire la voce di coloro che ci chiamano a conversione è davvero una grossa responsabilità.Se, invece, accettiamo di accogliere nella vita quanto il Signore ci chiede, abbiamo l’occasione di aprire orizzonti del tutto nuovi ed inaspettati.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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