Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 gennaio 2018 * S. Mario martire
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Santa FamigliaTesti liturgici: Gen 15,1-6; 21,1-3; Sl 105; Eb 11, 8.11-12.17-19; Lc 2,22-40
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Subito dopo il Natale del Signore, la liturgia ci porta a Nazaret per farci incontrare questa singolare famiglia.Perché subito dopo il Natale?
Per sottolineare che Gesù, anche se Figlio di Dio, ha avuto bisogno di una famiglia, ossia di un ambiente in cui essere circondato dall’affetto e dalle premure dei proprio cari.
Se Gesù è vissuto normalmente in famiglia, il fatto vuol insegnarci che la salvezza non richiede nulla di straordinario ma solo di vivere bene la vita ordinaria di ogni giorno, con le sue gioie ed anche con gli immancabili problemi e sofferenze di ogni tipo.
Come farvi fronte, quando umanamente parlando non vi sono soluzioni adeguate?

Dobbiamo imparare da quelle figure che con fede li hanno saputo superare. Ed ecco che oggi, innanzitutto, ci viene presentata quella di Abramo, definito “nostro padre nella fede”.
Egli ha dovuto solo credere, senza capirci nulla, come ci descrive la lettera agli Ebrei: “Per fede Abramo obbedì e partì senza sapere dove andava… Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco… Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, poté diventare madre…”.
L’episodio ci insegna che in certi contesti, il credere a Dio non è facile e neppure scontato. Si tratta di avere il coraggio di andare al di là di ciò che è evidente secondo la logica umana, per accogliere una logica diversa e molto più alta.Come poteva Abramo credere al: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci… così sarà la tua discendenza”, se di fatto non poteva ormai più minimamente pensare di avere figli?
Come poteva continuare a credere, quando, dopo aver avuto il figlio Isacco, promesso e ottenuto da Dio, il Signore stesso poi glielo chiede in sacrificio? Non sembra assurdo questo comportamento di Dio?
Eppure Abramo si rende conto che nell’assurdità di Dio vi è molta più luce che nei ragionamenti degli uomini, per quanto essi possano sembrare sensati.
La fede è proprio qui: vedere chiaramente, pur in mezzo ad un buio pesto.In quante situazioni analoghe, inspiegabili, contraddittorie potremmo trovarci anche noi!
Dobbiamo perdere la fiducia nell’amore di Dio e nel suo aiuto?Quello che Dio compie, va accolto in un silenzio adorante e pieno d’amore: solo così si crea nel proprio cuore quella disponibilità che poi rende “possibile l’impossibile”.
Non lasciamoci condizionare da ciò che si vede o che si prova, ma continuiamo a credere e fidarci di Lui. Non per nulla abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale: “Il Signore è fedele al suo patto”.
Altro esempio di fede è Simeone, come ci ha presentato il Vangelo. Egli ha fiducia nelle parole di Dio che hanno promesso la venuta del Salvatore. Alla fiducia egli aggiunge la capacità di attendere con pazienza.
Come è importante aspettare il momento che Dio ha stabilito!Simeone ha atteso e, finalmente, arriva il giorno dell’incontro.Quello che a noi manca, spesse volte, è proprio questa pazienza di saper attendere. Non dovremmo dimenticare quello che il Signore, in altra circostanza, dice: “Un giorno è come mille anni; mille anni sono come un giorno”.
Una cosa è certa: se c’è l’attesa fiduciosa e paziente di un qualche intervento di Dio nella nostra vita, siamone certi, egli non ci delude mai!
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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