Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 gennaio 2018 * S. Mario martire
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Maria Madre di DioTesti liturgici: Nm 6, 22-27; Sl 67; Gal 4, 4-7; Lc 2, 16-21
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“Ti benedica il Signore e ti custodisca”.
Nel pensiero degli Ebrei, benedizione e maledizione producono, con forza propria, rispettivamente o fortuna o disgrazia.
Anche per noi, il domandare e il ricevere la benedizione di Dio, significa avere una protezione sicura, il procedere nella vita sicuri del buon esito. Questo è vero, ma la benedizione è molto di più.
Dalle parole ascoltate comprendiamo come la benedizione ottenuta da Dio porta con sé tre grandi doni: il suo custodirci, ed è quello che intendiamo noi; ma anche il riflesso su di noi della luce del suo volto; ed ancora, molto importante, il dono della sua grazia.
Cosa vuol dire che la luce del suo volto risplende su di noi?

Significa che conosciamo Lui e la sua verità, che di conseguenza accogliamo il suo disegno di amore, e quindi che comprendiamo rettamente come tutto quello che lui dispone è a nostro vantaggio. Una volta che abbiamo capito questo non possiamo non proporre di impegnarci a vivere proiettati su tale prospettiva.
Ci riusciremo?
Ecco il terzo dono della benedizione: la sua grazia, la quale non ci fa mancare nessun aiuto per continuare a vivere in tale modo.Questa grazia, come giunge a noi?
Ci arriva attraverso Maria santissima, perché essa è la Madre di Dio. È Dio stesso che ha voluto costituirla Mediatrice di tutte le grazie.
Pertanto, all’inizio di un nuovo anno civile, cosa ci può essere di più consolante sapere che la benedizione di Dio ci giunge attraverso Maria?
Detto questo, a modo di lunga premessa, ore riflettiamo un poco sulla Parola annunciata e ascoltata, limitandoci all’episodio evangelico.La cosa che di più ci colpisce in esso, è il netto contrasto che riscontriamo tra il comportamento dei pastori e quello di Maria.
Nei pastori c’è una situazione di grande fermento e di grande emozione, non riescono a tacere, devono raccontare tutto, creando anche negli ascoltatore qualcosa di analogo: “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori”.
Infatti, nei pastori, troviamo una serie di comportamenti: vanno, trovano, vedono, riferiscono; e poi, tornando al loro mestiere, non possono non glorificare e lodare Dio.
Di Maria, invece, potremmo affermare che è detto il contrario: “Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Applicato a noi, il fatto potrebbe far pensare al contrasto che spesso riscontriamo nei nostri comportamenti: c’è chi parla troppo, c’è che sta troppo zitto. Si tratta, invece, di trovare il giusto equilibrio.Innanzitutto, di fronte a tutto quello che ci capita, dobbiamo imparare a far silenzio, cioè a custodire e meditare per riuscire a comprendere quello il Signore vuol dirci attraverso quei fatti, a volte molto belli, altre volte molto dolorosi.
Una volta che abbiamo capito quello che il Signore ci dice – come, nonostante tutto, egli ci voglia un gran bene - questo non lo possiamo tenere per noi, ma dobbiamo comunicarlo ad altri perché anche gli altri imparino a conoscere, amare e ringraziare il buon Dio.
Questo avviene in due modi: senz’altro con parole, ma soprattutto con la vita e, come si è soliti dire, con la nostra testimonianza.
È possibile riuscirci?
Dobbiamo categoricamente dire che da soli non è possibile, ma con Dio tutto è possibile. Ecco perché è necessaria la sua luca, la sua benedizione e la sua grazia, da invocare continuamente.Inoltre, non dobbiamo dimenticare che senza il silenzio e la meditazione, non saremo mai annunciatori credibili, al massimo saremo difensori delle nostre idee, quasi a voler ostinatamente affermare noi stessi. Tale comportamento è tutt’altro che testimonianza.
Sac. Cesare Ferri Rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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