Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
16 luglio 2018 * B. Vergine del Carmelo
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02 SamueleTesti liturgici: I Sam 3,3-10.19; Sl 40; I Cor 6,13-15.17-20; Gv 1, 35-42
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“Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”. Così è stata la risposta di Samuele al Signore che gli si era manifestato.
Sono le parole più importanti che tutti dovremmo ripetere ogni giorno al Signore.
Se, poi, vogliamo abbreviare l’espressione con una sola parola e che diventa la parola chiave di tutta la Bibbia, è questa: “Eccomi”.
È stata la risposta di tanti uomini e donne, a partire da Mosè ai piedi del roveto ardente, da tutti i profeti, sino a quella di Maria data all’angelo di Dio.

È la parola che denota tutta la nostra disponibilità in una vita vissuta non per se stessi, ma per un servizio amoroso, in un rapporto di vero amore verso il Signore e verso gli altri.
Per confermare tale prontezza e disponibilità vissuta da Samuele, il testo di oggi conclude: “Samuele crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”.
Non dobbiamo dimenticare che il dire “eccomi” e viverlo, diventa il segreto di felicità che riempie la vita e che toglie ogni inquietudine e insoddisfazione.
Ora applichiamo a noi, ponendoci alcune domande.
Quando il Signore ci parla, come ci comportiamo, cosa succede?
Succede che spesso non lo ascoltiamo o, per lo meno, non ce ne rendiamo conto, perché siamo superficiali e stiamo vivendo una vita frenetica.
Eppure il Signore ci parla in tante maniere. Non solo quando ascoltiamo direttamente la sua parola, ma anche attraverso i fatti che ci capitano nella vita personale, di famiglia, di vicinato e negli svariati eventi che accadono nel mondo. Purtroppo, noi non ce ne rendiamo conto perché siamo presi soprattutto da interessi personali e terreni e, almeno per alcuni, dalla paura di dover cambiare vita, e quindi di doverci impegnare troppo.
Se poi passiamo al vangelo vediamo riscontriamo ancora altrettanta disponibilità dimostrata dai primi discepoli del Signore.
Apparentemente, quel loro incontro è stato un incontro normale e senza niente di straordinario, ma in realtà ha cambiato la loro vita in maniera radicale, tanto che da quel giorno non saranno più gli stessi.
Addirittura, ad uno di essi, Gesù cambia perfino il nome. Anche questo gesto, apparentemente privo di importanza, ha invece un significato profondissimo: nel nome di una persona, infatti, si considera racchiuso il suo destino e la missione da compiere nella vita.Simone, da quel momento, si chiama “Cefa”, cioè “Pietra”, ricevendo una missione ed un compito nuovo: non sarà più pescatore di pesci, ma di uomini. Il fatto del nome, in certi casi, avviene anche oggi. Pensate al Sommo Pontefice, che, al momento della elezione, cambia nome. Anche per alcuni ordini e congregazione di vita consacrata, nel giorno della professione, viene aggiunto un altro nome.
E per noi, non ha lo stesso significato e la stessa funzione il nome scelto nel giorno del Battesimo? Tanto è vero che, a volte, è perfino diverso da quello civile!
Nella vita di ogni giorno, il Signore non ci dice di cambiare nome, ma sempre ci chiede di cambiare vita.
Perché, a volte, siamo restii al cambiamento?
Forse perché pensiamo che, se facciamo la volontà del Signore, perdiamo la nostra libertà?
È tutto il contrario. Solo con il Signore acquistiamo la vera libertà, e raggiungiamo la vera gioia!
Sac. Cesare Ferri, rettore del Santuario di San Giuseppe in Spicello
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