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19 febbraio 2019 * S. Mansueto vescovo
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Nostro Signore Gesu Cristo Re dell'Universo A 26 novembre 2017

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Domenica trentaduesima T.O. A 12 novembre 2017

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Domenica trentunesima T.O. A 5 novembre 2017

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Tutti i Santi A 1 novembre 2017

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03 Chiamata apostoliTerza Domenica T.O. B 21 gennaio 2018
Testi liturgici: Gn 3,1-5.10; Sl 24; I Cor 7,29-31; Mc 1, 14-20
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Abbiamo seguito l’avventura di Giona. Egli è un personaggio biblico fra i più malintesi. Di lui si raccontano aneddoti a modo di leggende o favole; tutti si riferiscono ad un fatto, malamente interpretato, di essere vissuto per tre giorni dentro il ventre di una balena.
Non che questo non sia vero; la cosa è realmente accaduta ed è dipesa dal fatto che era fuggito in mare per non ubbidire alla Parola di Dio che lo voleva mandare a predicare nella città di Ninive.         
Tale sua fuga è collegata al brano di oggi che parla, appunto, della sua missione a Ninive: cosa che questa volta ha accettato, dopo aver subito la precedente esperienza negativa. La missione presenta elementi molto importanti: innanzitutto, dà modo a Giona di pentirsi e ricominciare la vita in obbedienza a Dio; il numero “tre”, riferito ai tre giorni per attraversare la città, richiama i tre giorni nel ventre della balena ed è figura dei tre giorni che Gesù passerà nel sepolcro; il numero “quaranta”, è il tempo dato per rendere possibile la conversione:  è un numero simbolico per indicare la perfezione di una cosa; la repentina conversione dei Niniviti mostra un tema caro ai profeti, che cioè Dio non vuole la distruzione del peccatore, ma che si converta e viva.
Perché Giona non voleva andare a Ninive?
Perché pensava che i Niniviti, non appartenenti al popolo di Israele, erano considerati atei; non si meritavano e neppure avrebbero accettato la conversione; pertanto, predicare loro, sarebbe stato perdere tempo.Quante volte anche noi, osservando le persone piuttosto lontane da Dio, pensiamo che per loro non c’è nulla da fare. Ma Dio non la vede così: egli vuole la salvezza di tutti; ci chiama, non a criticare e giudicare, ma a collaborare perché avvenga la vera conversione di tali persone.
Anche nel brano evangelico di oggi, ci sono storie di chiamate: quelle degli apostoli, ma con una differenza. Essi non sono esitanti come Giona, rispondono subito e incondizionatamente, come abbiamo ascoltato: “E subito lasciarono le reti e lo seguirono… ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro di lui”.
Nella vita di tutti ci sono le chiamate del Signore.
Qual è la più importante?
L’abbiamo udita: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”.
È tutta qui la vita cristiana.
Ci si deve convertire, altrimenti non riusciamo né a comprendere né ad accogliere la buona notizia del Vangelo. Se non c’è questo atto iniziale, non si può comprendere la grandezza del dono che Dio ci fa. Convertirsi significa cambiare mentalità, non continuare a pensare alla maniera del mondo, lasciar perdere tutto quello che non ci porta a Dio, è rendersi conto che solo lui è la nostra pace e la felicità piena. È pure quello che ha ribadito Paolo, nella seconda lettura.Anche dalle sue parole potrebbero sorgere dei malintesi, per il fatto che dice: “Chi ha moglie, viva come se non l’avesse… chi gioisce, come se non gioisse… chi compra, come se non possedesse…”.
Non si tratta di non dover stimare la moglie, di non cercare di star bene in questo mondo, di non gioire, di non possedere.
Però, attenzione. C’è chi pensa che la vita è fatta per essere vissuta sino in fondo, nel tentativo di togliersi tutte le soddisfazioni possibili e immaginabili, perché – come si dice – “si vive una volta sola”.
Invece, Paolo ci ricorda che il mondo in cui viviamo passa veloce, come un baleno, e che ci ritroveremo di fronte all’eternità senza neanche esserci resi conto di quanto veloce sia trascorsa la vita.
Che fare allora?
Il segreto per vivere davvero pienamente, è quello di vivere ogni giorno con il cuore rivolto all’eternità, perché solo così possiamo dare giusto valore alle cose, alle persone e alla vita stessa.Con ciò, la vita sarebbe tutta un’altra cosa! Certamente non imprecheremmo mai!
Sac. Cesare Ferri, rettore del Santuario San Giuseppe in Spicello
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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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