Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
14 novembre 2018 * S. Veneranda vergine
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05 Suocera di PietroTesti liturgici: Gb 7,1-4.6-7; Sl 147; I Cor 9, 16-19.22-23; Mc 1,29-39
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Bella l’espressione di Pietro messosi a cercare Gesù, unitamente a quella di tanta altra gente: “Tutti ti cercano!”.
In effetti, fuori della porta cittadina, vi era un mondo di persone che aspettavano di incontrarlo.
Per quale motivo lo cercavano?

Perché la vita di Gesù, sia pure frenetica, non era vuota, non trasmetteva un vuoto o solo qualcosa di superficiale, ma infondeva veramente gioia piena e consolazione perfetta, per ogni situazione di sofferenza che ognuno incontra nella vita.
Infatti, non era la semplice curiosità che muoveva quella gente, e neppure il fatto che volesse vedere cose strabilianti da lui compiute, ma perché era consapevole di essere visitata da Dio. Per questo accorre con tutto il proprio male, la propria solitudine e la propria disperazione.
Tornando al brano ascoltato, abbiamo ben potuto costatare la vita piuttosto frenetica di Gesù: predicazione in sinagoga, visita alla suocera di Pietro ammalata e la sua guarigione, la guarigione di molta altra gente da malattie varie, la liberazione di molti posseduti da demoni. Una giornata tale che a sera avrebbe fatto ben dire: sono stanco, vado a riposare.
E così avviene anche per Gesù.
Ma al mattino si alza presto, si ritira in preghiera ed in dialogo con il Padre, proprio per poter ritrovare il senso della sua missione, senza indulgere a quella sbornia che porterebbe a cercare il successo.
Dopo di che decide di andare a predicare anche altrove, proprio per mettere in pratica totalmente il: “Tutti ti cercano!”.
Noi per quale motivo cerchiamo Gesù? Siamo in sintonia con quanto abbiamo ripetuto nel salmo: “Risanaci, Signore, Dio della vita”?
Questo risanamento non riguarda solo alcune aspetti della vita, limitati al livello fisico o poco più, ma investe l’intera vita di ognuno: a livello fisico, morale, spirituale, soprannaturale e quindi di fede.
Dobbiamo imparare da Giobbe.
Chi di noi, prima o poi, chi più e chi meno, non è messo alla prova, alla maniera di Giobbe?
Il brano esprime con chiarezza l’esperienza di chi è provato dal dolore, soprattutto quando esso dura nel tempo e sembra non abbia via di uscita!Il dolore può riguardare direttamente noi o le persone a noi care; può essere a livello fisico oppure a livello morale; queste, soprattutto, per incomprensioni, e poi per disaccordi che alla fine si trasformano in odio; per vituperi e calunnie di ogni genere.
Quando uno è oppresso dalla sofferenza, sembra che le ore non passino mai, soprattutto quelle della notte; sembra che ogni istante della vita sia destinato a ricordarci che l’unica soluzione sarebbe la morte.
Proprio in tale senso sono da intendere le parole di Giobbe: “La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba”.Eloquenti anche quelle successive: “I miei giorni scorrono più veloci di una spola… Ricordati che è un soffio la mia vita…”.
Questo non vuol dire che dobbiamo avere una concezione pessimistica della vita, anzi, è il segno di un grande realismo e che, a sua volta, permette di dare il giusto valore a ogni istante della vita stessa.
Se poi entriamo nell’ottica della fede, le sofferenze hanno pure un valore pedagogico importante per la nostra crescita spirituale: ci maturano.
Quali sono, in proposito, le riflessioni di Giobbe?
Egli riconosce di essere un semplice mortale che sta vedendo la fine dei suoi giorni.
Questo vale anche per ciascuno di noi.
È segno di grande saggezza, pertanto, quello di sapere che la nostra vita, anche quando la sofferenza non bussa direttamente in maniera eclatante, è sempre come l’erba che è “falciata al mattino ed è secca la sera”; dura come il “soffio che passa e non torna più”; quando meno ce lo aspettiamo ci troviamo alle soglie dell’eternità.
La migliore soluzione allora, quando siamo nel dolore, è affidare con fiducia la nostra vita al Signore, che saprà come consolarci e sostenerci.
Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello
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