Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 febbraio 2018 * S. Claudio martire
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TentazioniTesti liturgici: Gen 9,8-15; I Pt 3,18-22; Mc 1, 12-15

Ogni anno, la Quaresima inizia proponendoci il testo delle tentazioni di Gesù, come descritta dai tre evangelisti sinottici.
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Quest’anno è Marco. Non fa come gli altri due che ci presentano l’oggetto delle tre tentazioni Gesù: trasformare le pietre in pane, ottenere gloria e denaro, avere potere su tutto il mondo. Ci dice che nel deserto, e per quaranta giorni, è vissuto in compagnia di angeli e di bestie selvatiche.
Come è possibile questa singolare compagnia?
Sono due realtà opposte che non solo si incontrano per caso, ma che chiedono di essere tenute insieme.

Forse, è un atteggiamento che ci imbarazza, ma è ancora poco se leggiamo con attenzione. Ci viene addirittura detto che è stato lo Spirito a spingere Gesù incontro a Satana.

Come è possibile che le bestie e gli angeli facciano entrambi compagnia a Gesù e che sia lo Spirito a guidarlo per essere tentato?

 Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Gesù, infatti, si presenta come colui che è capace di stare con tutti, senza perdersi. Infatti, sta con i farisei e i pubblicani, con gli uomini e con le donne, con vecchi e bambini, con gente dalla fede grande e con altri di poca fede. È veramente l’espressione del Padre che fa piovere indifferentemente sui buoni e sui cattivi.

Questo, non è forse consolante per noi?

Buoni o cattivi che siamo, giusti o peccator: il Signore ci vuole sempre un gran bene!

Questa verità è anche confermato dal brano della prima lettura, nel quale è raccontato quello che è avvenuto dopo il diluvio, con l’apparizione dell’arcobaleno di cui il Signore ne fa un segno di alleanza. Lo sceglie per indicare il suo amore e la sua misericordia: “Questo è il segno dell’alleanza che io pongo tra me e voi”.

In cosa consiste questa alleanza?

Non è altro che una promessa e una garanzia. Dio si impegna a non distruggere né l’uomo, né la terra.

Pertanto, se da una parte è finito il diluvio, dall’altra dobbiamo leggervi anche la fine del potere esclusivo del male sull’uomo e sulla creazione.

Questo non significa che il male non c’è più, ma che il suo potere è limitato e non può prevalere.

In realtà, tutt’ora stiamo vivendo la minaccia di un diluvio, cioè del trionfo della cattiveria umana, a tanti livelli, cosa che potrebbe sfociare anche in una guerra mondiale. Ma la promessa di Dio rimane valida.

Da cosa è garantita?

Dal fatto che poggia su un mistero grande: su Colui che ha vinto il male, che è il Salvatore del mondo, che è Gesù Cristo.

In forza della sua morte e risurrezione, andiamo incontro ad un altro diluvio, ma di tipo diverso: esso non distrugge l’uomo, ma lo riempie di grazia. Si tratta del Battesimo.

Lo ha detto chiaramente Pietro, come abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Egli, dopo aver ricordato che solo le otto persone entrate nell’arca furono salvate dall’acqua, aggiunge: “Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi”.

Poi aggiunge che tale acqua del Battesimo: “Non porta via la sporcizia del corpo, ma è invocazione di salvezza rivolta a Dio, in virtù della risurrezione di Gesù”.

Se tutti facessero memoria della grazia del Battesimo, cioè se tutti vivessero da veri cristiani, non ci sarebbero né guerre, né ingiustizie, né ogni sorta di altro male.

Chi vive bene il battesimo, dovrebbe diventare un arcobaleno, cioè essere in grado di interrompere e tener lontana la minaccia della tempesta del male.

Questo intendiamo confermare ogni volta che ci segniamo o ci facciamo aspergere con l’acqua benedetta.

Pertanto, fare il segno di croce con essa, non è un gesto scaramantico, ma è fare memoria del battesimo, però anche con l’impegno di viverlo.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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