Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
22 giugno 2018 * S. Paolino vescovo
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Nicodemo
Testi liturgici: 2Cr 36,14-16.19-23; Sl 136; Ef 2,4-10; Gv 3,14-21

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Ci poniamo subito una domanda.

Con quale metro noi misuriamo il valore e l’importanza di una persona?

Quando, più concretamente, possiamo dire che una persona è considerata, è stimata e riceve gloria presso l’opinione pubblica?

Ci viene da pensare e dire che tali persone sono molto fortunate e, quindi, possono realizzarsi pienamente.

Ma su cosa si basa questo metro umano di valutazione?

In genere, il metro che serve alla misura, sono la ricchezza ed il potere, i patrimoni posseduti e i successi raggiunti.

Il Vangelo che abbiamo ascoltato, invece, ragiona diversamente.

La gloria di un uomo non dipende da ciò che possiede e neppure dal ruolo che ricopre; si misura, invece, dalla sua capacità di amare sempre, sino alla fine, senza risparmiarsi e senza scendere a compromessi.

È proprio quello che ha praticato Gesù. La cosa è bene espressa e messa in evidenza con le parole: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato”.

 Innalzato, cioè messo in alto, noi diremmo un “altolocato”. Ebbene, Gesù ha raggiunto questa massima sua gloria non quando in vita compiva miracoli e guarigioni, ma quando è stato messo sulla croce ed innalzato da terra.

Dalla croce, inoltre, Gesù non solo rivela la sua vera gloria, ma anche il vero volto misericordioso del Padre, il quale non condanna e punisce, ma per salva: “Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

Ed allora un’altra domanda.

Questa salvezza si realizza sempre oppure no, è rivolta a tutti o solo a qualcuno?

Il Signore non fa preferenze, la dona a tutti, ma l’effetto dipende dalla nostra risposta. In forza della nostra libertà, infatti, potremmo non accettare tale dono di salvezza.

È proprio quello che Gesù spiega a Nicodemo. Ed è quello che, per similitudine, succede al nostro occhio ammalato ed abituato allo scuro: la luce lo disturba e pertanto, coprendosi il volto, la rifiuta.

Trasferiamo la similitudine a livello spirituale. Quando noi viviamo nella menzogna e non nella verità e non nella volontà di Dio, quando commettiamo il peccato, siamo nelle tenebre. Ora, chi vive nelle tenebre, non vuole venire alla luce perché non siano conosciute le sue opere malvagie.

Chiare a tal proposito le parole evangeliche: “Chiunque fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono fatte in Dio”.

Quando invece noi cerchiamo la verità e quando ci impegniamo a vivere secondo Dio, anche se con fatica e a prezzo di sacrifici, piano piano camminiamo verso la luce vera che solo Dio ci dona.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

Secondo Gesù, c’è solo un’opera veramente cattiva e malvagia, da cui dipendono tutte le altre: sta nel non ascoltare Lui e di fatto rifiutare la sua persona. È vero che molti non se ne rendono conto, convinti di essere a posto, perché compiono certe pratiche religiose.

Però chi rifiuta il Signore Gesù, anche se, come appena detto, spesso senza rendersene conto, vive perennemente nelle tenebre e, per un meccanismo perverso, non ne vuole uscire; anzi gli danno fastidio coloro che vivono nella luce, come darebbe fastidio, a chi si trova nel buio, l’improvvisa luce abbagliante.

Ecco il motivo per cui tali persone perseguitano, in qualche maniera, quelli che vivono nella luce e si comportano secondo Dio. Ne segue che questi, a loro volta, sono costretti ad andare contro corrente.

Ma il vero cristiano si misura dal fatto, appunto, di andare contro la corrente del mondo.

Ci aiuti il Signore a volere e cercare la sua luce e, di conseguenza, a vivere sempre da essa illuminati.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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