Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
22 maggio 2018 * S. Rita da Cascia
itenfrdeptrues

Vi chiamo amici
Testi liturgici: At 10,25sg; I Gv 4,7-10; Gv 15,9-17
Per il documento: clicca qui
“Rimanete nel mio amore”.
Gesù lo ripete con tanta insistenza, come abbiamo ascoltato anche domenica scorsa, quando ci diceva di rimanere collegati a lui, come lo è il tralcio con la vite.
Questo rimanere in lui non significa un qualcosa in più da compiere da parte nostra, perché già apparteniamo a Dio e siamo da lui amati, senza merito nostro. Lo ha sottolineato Giovanni: “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi”.

Infatti, sta qui l’essenza della vita cristiana, quella di essere amati e farci amare dal Signore. Il nostro compito, infatti, è quello di non impedire a Dio di amarci. Dobbiamo essere capaci di accogliere tale amore.

Ma cosa vuol dire concretamente accogliere il suo amore?

Per meglio capire, ci riferiamo ad una esperienza umana, che tutti potremmo aver fatto.

Noi portiamo nel cuore le parole ed il volto di tante persone, persone che ci amano, ma anche persone che ci hanno fatto e continuano a farci del male.

Le parole e le azioni di queste persone risuonano continuamente dentro di noi, le loro immagini ci accompagnano sempre; anzi, a volte, non ci fanno neppure dormire.

Qual è la conseguenza di tali situazioni?

Se le persone che ci amano ci trasmettono gioia e pace, quelle che ci odiano, invece, non ci trasmettono nessuna pace, ma solo tristezza e sofferenza; potremmo ben dire che, quanto dicono contro di noi, è un qualcosa che ci schiaccia.

Ebbene, qualcosa di analogo potrebbe avvenire nel nostro rapporto con il Signore, facendoci una domanda.

Consideriamo il Signore come uno che ci ama veramente e che intende darci la vera gioia, oppure no?

A questo vuole riferirsi Gesù con l’espressione: “Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

Siamo di questi, oppure consideriamo il Signore alla stregua di un nemico della nostra libertà, in quanto di dà dei comandamenti e ci impedisce di compiere certe azioni e ci dice di fare la sua volontà?

Da notare che questo può avvenire anche se siamo sicuri di comportarci bene. Infatti, può avvenire anche se osserviamo i comandamenti, quando, però, lo facciamo più per paura che per amore; è vero che li osserviamo, ma solo come obbedienza ad una specie di un padrone da temere.

Con questo atteggiamento, anche se in qualche modo “rimaniamo” in Dio, tuttavia vi è presente un qualcosa che ci distrugge, perché non ci dà gioia.

Invece, Gesù ci ripete sino alla noia: “Rimanete nel mio amore”.

Ma c’è anche un qualcosa di più.

Dio non solo non è un padrone da temere, ma addirittura si presenta come amico: “Vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”.

Con gli amici, in genere, si condividono le confidenze più profonde e i segreti più intimi. Il Padre ci ha rivelato tutto. Lo ha fatto attraverso la vita e le parole di Gesù.

Cosa ne segue da parte nostra?

Ad ogni amicizia deve corrispondere altrettanta amicizia, per cui ecco l’altra espressione di Gesù: “Voi sarete miei amici, se farete ciò che vi comando”.

Ciò significa che l’osservanza dei comandamenti non è un semplice atto di obbedienza, ma è un atto di contraccambio di amore, per rimanere nell’amicizia.

Li osservano perché sono un dono di amore, fatto a nostro vantaggio, fatto solo per la nostra gioia.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
1034924

Abbiamo 290 visitatori e nessun utente online