Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 agosto 2018 * S. Magno vescovo
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PentecosteTesti liturgici: At 2,1-11; Gal 5,16-25; Gv 15,26-27; 16, 12-15
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Giorno di Pentecoste! Festa dello Spirito Santo, effuso nei nostri cuori!
Però è difficile dare un volto allo Spirito Santo e coglierne la presenza.
Di lui possiamo riconoscere e sperimentare solo gli effetti.
Quali sono e cosa fare per riconoscerli?

Il Vangelo ci aiuta. Afferma che vi è uno stretto legame tra lo Spirito e la verità. Per due volte ne parla dicendo: “Egli vi guiderà nella verità tutta intera”.

Notiamo bene che l’espressione è al futuro: “Vi guiderà”.

In cosa consiste l’interezza della verità che deve ancora arrivare?

Questa verità non è una cosa da studiare e da apprendere per cui, una volta appresa, possiamo dire di averla raggiunta pienamente e per cui non abbiamo più bisogno di approfondire ancora.

Invece, la verità è qualcosa che si scopre e si esperimenta di mano in mano, senza fine. Questa verità non è altro che l’amore di Dio per noi, un amore che non ha limite e che non si finisce mai di esperimentare e di goderne gli effetti.

Chi è, dunque, lo Spirito di verità?

È colui che permette di approfondire e di godere costantemente di questa relazione d’amore, facendoci vincere la tentazione di chiuderci in noi stessi e di aver paura dell’incontro con altri.

È proprio quello che sperimentano gli apostoli nel giorno di Pentecoste, come abbiamo bene ascoltato.

Spalancano le porte, escono incontro alle persone, parlano le loro lingue, cioè si fanno capire da tutti; in loro l’azione dello Spirito è come un fuoco: li porta a non fermarsi mai, neppure di fronte a quelle che saranno difficoltà e avversità.

In noi c’è questa azione dello Spirito? Da dove si vede?

Ci sono due segni. Il primo è quando abbiamo il coraggio di cercare la verità come un qualcosa che ci sta “davanti” e ci fa crescere, non come un qualcosa che ci sta “dietro”.

Quante volte per noi, purtroppo, la verità sta nel passato!

Viviamo solo di nostalgia e di rimpianti, esprimendolo ad esempio in questi termini: “Ai nostri tempi era meglio, ora è tutto un mondo a rovescio, non ci si capisce più niente!”.

Di conseguenza, e proprio per questo, ci illudiamo di essere i possessori della verità. Siamo sicuri che, chi non la pensa e non si comporta come noi, è fuori strada.

Invece lo Spirito di verità ci invita a non guardare il passato con tale atteggiamento, ma a guardare il futuro cercando strade nuove.

Pertanto, se la verità è che Dio ci ama, cosa temere?

Il Signore sa trarre il bene anche da quello che a noi sembra male, ed anche da quello che veramente è male.

Se crediamo a questo, allo Spirito di verità non mancherà modo di darci fiducia, coraggio ed ottimismo.

Se il Signore è con noi, chi sarà contro di noi?

Il secondo segno. È quando abbiamo il coraggio di dire la verità tutta intera, sia nei problemi che viviamo, sia nelle relazioni con gli altri.

Spesso ci nascondiamo dietro motivazioni non del tutto vere, evitando di guadare dentro di noi fino in fondo, proprio per paura della verità; ci rifugiamo in mezze verità, in verità addolcite, per poterci difendere dalla necessità di cambiare i nostri stili di vita.

Quand’è così, i pezzi della nostra vita rimangono separati, alcuni neppure vengono alla luce, con la conseguenza che non siamo nella gioia, ma sempre scontenti.

Si tratta di avere il coraggio della verità. Questo significa saper tenere insieme tutti i pezzi, mettendo in relazione sia le parti più accettabili di noi sia quelle malate.

Però, per poter riuscire in questo, non dobbiamo dimenticare una cosa. Solo la parola del Signore, ascoltata e riflettuta, ci aiuta a unificare tutto e a indicarci una identità nuova.

Ebbene, è proprio questa l’azione dello Spirito Santo.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello   

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