Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 agosto 2018 * S. Magno vescovo
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Trinita
Testi liturgici: Dt 4,32-34.39-40; Rm 8,14-17; Mt 28, 16-20

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Festa della Santissima Trinità, cioè dell’unico vero Dio, in quanto Padre e Figlio e Spirito Santo! È comprensibile tale realtà?
Non sembra, ma la cosa ci interessa relativamente, perché l’importante è che sia celebrata. La celebrazione, infatti, richiama una esigenza fondamentale per ciascuno di noi.
Quale?
Si tratta di conoscere il volto e la realtà di Dio, per poter comprendere anche come deve essere nostro volto ed il nostro rapporto nei suoi confronti.

Il Signore non è un teorema da studiare, e neppure un problema da risolvere, ma è un “tu” con il quale abbiamo bisogno di relazionarci.

Quali sono i lineamenti di tale relazione?

Ecco, il vangelo di oggi ci aiuta a trovarli.

Innanzitutto, il brano ascoltato è stato scelto senz’altro perché il mandato della Chiesa, dopo aver annunciato la salvezza, è quello di battezzare. Un battesimo celebrato non per iniziativa propria, ma per mandato della Trinità.

Ecco perché Gesù dice di battezzare: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Ma non solo questo, il brano contiene anche altri aspetti. Ne prendiamo in considerazione due, perché sono quelli che ci rivelano il volto di Dio.

 Il primo. Sentiamo ripetere che dobbiamo aver fede in Dio, che dobbiamo vivere di fede.

Il brano ci rivela che anche Dio ha fede in noi.

In che senso?

Lo si evidenzia dal comportamento di Gesù di fronte agli apostoli che sono feriti e dubbiosi.

Feriti, perché è ancora fresco il tradimento di Giuda. Per questo l’evangelista sottolinea che sono undici, non più dodici.

Dubbiosi. Se è vero che al vedere Gesù si prostrano, però, di fatto, nel loro cuore c’è ancora dubbio.

Pur tuttavia, a questo gruppo ancora così imperfetto, è affidato il compito di annunciare il Vangelo a tutto il mondo.

È un segno evidente con il quale Dio mostra di aver fede nel cammino di questi uomini, non aspetta che siano perfetti, atteso che, comunque, non lo saranno mai.

E, nonostante questo, Gesù li manda. Ma attenzione! Non li lascia soli.

Da loro una garanzia: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.

Applichiamo a noi.

Noi sappiamo accettare i difetti, il carattere ed i limiti che abbiamo noi; e non solo, ma che hanno pure le persone che ci stanno accanto?

Abbiamo fiducia che, pur con la presenza di fatti negativi, la situazione di ognuno può cambiare?

Oppure pretendiamo la perfezione ed il comportamento di chi ci sta accanto secondo il nostro punto di vista?

Invece, dobbiamo guardare le persone secondo una prospettiva di crescita.

In tale senso sono da comprendere le parole di Papa Francesco, anche se purtroppo non da tutti ben comprese, quelle che riassume in tre termini: “accompagnare, discernere, integrare”. Sono una preziosa indicazione di metodo per mostrare il volto di Dio all’uomo di oggi.

Ma non posso tralasciare un altro aspetto.

Perché Gesù ha convocato i discepoli in campagna, anzi sul monte, e non invece nel tempio di Gerusalemme e neppure nelle vicinanze di esso?

Per dirci che ci santifica e si compie la propria testimonianza non tanto per il fatto che frequentiamo la chiesa, che è pure necessario in quanto ci aiuta, ma soprattutto nella quotidianità.

Noi incontriamo il Signore nella vita ordinaria, nel compimento retto dei nostri doveri, facendo tutto per amore e con amore.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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