Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
22 giugno 2018 * S. Paolino vescovo
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Corpus Domini
Testi liturgici: Es 24,3-8; Eb 9,11-15; Mc 14, 12-16.22-26

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Mosè, aspergendo il popolo, dice: “Ecco il sangue dell’alleanza, che il Signore ha concluso con voi”.
Gesù, a sua volta, durante la cena di Pasqua, dice: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per voi”. La cosa è ancor più esplicita come raccontata da altri evangelisti e, come del resto, nella consacrazione della Messa: “Questo è il calice del mio sangue, per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi”.
Le espressioni sono analoghe, si parla di sangue e si parla di alleanza, eppure fra le due c’è una sostanziale differenza di significato.
Dove sta questa differenza?

Dobbiamo premettere che il sangue, nella mentalità ebraica, è sede della vita, e quindi diventa essenziale per la nostra esistenza.

Nel rito compiuto da Mosè, atteso che il popolo si è impegnato ad osservare la legge di Dio, significa che anche il Signore si impegna e garantisce al popolo la sua vita, fatta di vicinanza, di aiuto e di sostegno.

Infatti, il sangue sparso metà sull’altare di Dio e l’altra metà sul popolo, sta a significare che tra il Signore e il popolo da lui eletto circola lo stesso sangue, cioè la stessa vita. Con ciò si crea una alleanza, cioè un patto di reciproca appartenenza nell’amore.

Questa alleanza, però, non è perenne ma è a tempo, perché è l’immagine di una nuova alleanza, non più a tempo, ma eterna. È quella che Dio stipula e garantisce per tutta l’umanità per mezzo del sangue del suo figlio Gesù, versato per l’eterna alleanza, cioè per la nostra eterna felicità vissuta nell’amore.

La solennità di oggi ci invita proprio a lodare il Signore per averci fatto questo dono, che ci è dato e ci giunge, attraverso la vita stessa di suo figlio.

Pertanto, tutte le volte che ci accostiamo all’Eucaristia, scorre in noi una vita nuova di amore, quella di Gesù.

Ebbene, in questa celebrazione del Corpus Domini, facciamo memoria di tale amore infinito di Dio che si è fatta semplice e tangibile, proprio come il pane quotidiano: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo”.

Ora, volendo applicare a noi, cosa ci insegna?

Ci insegna a considerare e mettere in pratica il dono dell’unità.

In altre parole ci insegna che non siamo individui, ma un corpo. L’Eucaristia non è un sacramento riservato devozionalmente a me, ma è il sacramento di molti che formano un solo corpo, con a capo Gesù.

Se è pane dell’unità deve guarirci dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare discordie e spargere critiche.

Se fosse così, non è più pane di salvezza, ma diventa pane di condanna.

Purtroppo, non sono pochi quelli che vi si accostano con eccessiva superficialità e leggerezza.

L’Eucaristia, invece, deve aiutare tutti a suscitare la gioia di amarci sinceramente, allontanando ogni rivalità, ogni invidia ed ogni chiacchiera maldicente.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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