Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
20 settembre 2018 * S. Teodoro martire
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13 Emoroissa
Testi liturgici: Sap 1,13-15;2,23-24; 2Cor 8, 7.9.13-15; Mc 5,21-43

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Interessante l’inciso riferito alla donna: “Aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando”.
Di fronte alla malattia della donna, i medici pensano che non ci sia più niente da fare.
Senza dire che, in forza di tale malattia, essa viene anche emarginata, viene esclusa dal contatto con gli altri. Ed è proprio per tale motivo che, per toccare le vesti di Gesù, non vuol farsi accorgere, continuando poi a mantenersi nascosta.

Di fronte all’altro caso, a quello della morte della bambina, anche i parenti pensano che ormai non c’è più nulla da fare. Ed infatti: “Dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”.

Gesù, invece, cosa ne pensa e come reagisce in proposito?

Alla donna dice: “Figlia, la tua fede ti ha salvata”. E al capo della sinagoga: “Non temere, abbi solo fede”.

L’importanza della fede!

Aver fede, infatti, significa fidarsi di Dio e contare totalmente su di lui.

Tale fede a volte potrebbe esprimersi anche attraverso un gesto esteriore.

Infatti la donna vuol toccare la veste di Gesù: “Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata”.

Anche Gesù compie un gesto esteriore, quello di prendere la bambina per mano e di pronunziare una parola: “Talità kum”.

Attenzione, però, ad un rischio!

Non possiamo ridurre i gesti ad una specie di rito magico, per cui diventa più importante il gesto, che non la fede genuina. La cosa, purtroppo, capita nella vita di non pochi fedeli. Vogliono vedere, toccare, costatare mentre, invece, quanta più fede c’è, tanto meno c’è bisogno di gesti esteriori.

Se diamo più importanza ai gesti, il fatto diventerebbe una specie di superstizione religiosa.

Chi ha vera fede, si fa accompagnare anche da gesti che aiutano, ma che non considera strettamente necessari, salvo, ovviamente, i sacramenti e i sacramentali, ma anche questi se ben compresi.

Cosa vuol insegnare Gesù attraverso il gesto di prendere per mano?

È l’invito che ci rivolge quando la vita ci mette alla prova, quando siamo in mezzo a sofferenze. Ci prende per mano e ci dice: “Alzati dalla tua convinzione di non essere amato; alzati quando ti senti non considerato dagli altri, sappi che io ti amo così tanto da non immaginare”.

Del resto, è quanto con altre parole ci ha detto la prima lettura: “Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi”.

Dovremmo ricordarlo soprattutto quando siamo bloccati dai molti “perché” della vita, quando ci troviamo in situazioni inspiegabili.

Non abbiamo un Dio della morte ma della vita, un Dio che non ci abbandona nelle nostre prove e difficoltà, come ci ha detto proseguendo: “Le creature del mondo sono apportatrici di salvezza, in esse non c’è veleno di morte”.

 Sta a noi, pertanto, non tradire la fiducia che Dio pone nei nostri confronti, riconoscendoci sempre bisognosi del suo aiuto, mettendoci nelle sue mani e lasciandoci permeare del suo amore: sta qui l’essenza delle fede.

Da non dimenticare, poi, che ogni gesto di amore con cui il Signore interviene nella nostra vita terrena, ha sempre un vantaggio per l’eternità.

È quanto, analogamente, ha voluto mettere in evidenza con la guarigione della donna: non solo ha ricevuto la guarigione fisica, ma anche il fatto di essere reinserita nella vita comunitaria.

Solo la fede ci aiuta a vivere bene in una vita comunitaria ed in perfetta comunione con gli
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