Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
18 novembre 2018 * S. Frediano vescovo
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15 Missione apostoli
Testi liturgici: Am 7,12-15; Ef 1,3-14; Mc 6,7-13
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“Ero un mandriano e coltivavo piante di sicomoro”,
così dice il profeta Amos.
Vi è mai capitato di aver detto, o anche solo pensato, quando si trattava di insegnare cose riguardanti la fede e la religione: “Non sono capace, non sono all’altezza, non sono istruito, non ho studiato teologia…”.
Invece, quando Dio chiama un profeta, cioè uno che parli e testimoni di lui, non sta a guardare se tale persona ha studiato, se ha un titolo adatto o meno, e neppure se è di discendenza nobile.

Ebbene, è proprio quello che vuol dirci con l’episodio che abbiamo ascoltato, relativo al profeta Amos.

Amos non appartiene ad uno di quelli di cui ho elencato i titoli, è semplicemente un pastore ed un agricoltore. Eppure possiede una cosa importante, quello dell’ascolto della parola di Dio che arde dentro di lui come un fuoco.

Proprio per questo gli è possibile parlare a nome del Signore, senza preoccuparsi se gli altri ascoltano o quello che annuncia.

La forza della parola di Dio, infatti, non sta nella nobiltà o nello studio di coloro che la trasmettono, ma nella capacità di viverla pienamente e dl annunciarne il contenuto, senza aggiunte, né interpretazioni, né sconti.

 La parola di Dio è in se stessa talmente ricca, impregnante e piena di significati, che non ha bisogno di abbellimenti o di ambasciatori blasonati.

In questo senso comprendiamo anche il significato delle parole che Gesù rivolge ai dodici inviati in missione: “Ordinò loro di non prendere nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro”.

In altre parole voleva dire che non dovevano contare sulle cose umane.

Ovviamente, chi annuncia così il vangelo, ed ancor più chi si comporta così nella vita, risulta una persona scomoda, una persona che dà fastidio, per cui bisognerebbe disfarsene.

È quello successo ad Amos: “Vattene, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare”.

Per tale motivo e in tale senso, Amos è il prototipo migliore di ogni cristiano che, guidato dalla parola del Vangelo, cammina nel mondo vivendo e annunciando quello in cui crede.

Pertanto, nessuna meraviglia di quanto ci possa succedere!

Si tratta di mettere in conto non solo il fatto di non essere ascoltati, ma anche quello di essere derisi, considerati retrogradi e persone ancora appartenenti al medioevo.

A questo punto ci domandiamo: Cosa annunciare con la parola e qual è l’opera della parola stessa?

Al dire del vangelo ascoltato, innanzitutto è quello di avere il potere sugli “spiriti impuri”.

Dove sono e quali sono questi spiriti impuri?

Sono spiriti che si annidano in noi e avvelenano le persone e la società.

Hanno tanti nomi: egoismo, indifferenza, superficialità, invidia, orgoglio, sfruttamento degli altri, e così via; si manifestano nelle varie forma di peccato. Infatti, è attraverso di esso che apriamo la porta per l’ingresso in noi degli spiriti impuri. Questo soprattutto avviene se siamo chiusi alla parola di Dio

Come fanno pena certe persone alle quali da noia l’ascolto della parola di Dio e sulla quale non riflettono! Non solamente gli spiriti impuri non se ne vanno, ma si annidano sempre di più.

Si tratta, pertanto, di mettere credere e mettere in pratica quanto ascoltato nella seconda lettura: “In Cristo il Signore ci ha scelto prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati”.

Se veramente vivessimo secondo Dio da veri profeti, se vivessimo bene la nostra vocazione, se facessimo un vero cammino di fede e di santità, subito tali spiriti verrebbero snidati e cacciati.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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