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21 marzo 2019 * S. Donnino martire
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Nostro Signore Gesu Cristo Re dell'Universo A 26 novembre 2017

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Domenica trentunesima T.O. A 5 novembre 2017

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17 Moltiplicazione pani
Testi liturgici: 2Re 4,42-44; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15
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Non sono due grandi miracoli gli episodi ascoltati e chi di noi può negarlo?
Non è un grande miracolo il fatto che pochissimi pani sono stati più che sufficiente per nutrire tantissima gente, al punto tale che ne sono anche avanzati i pezzi?
Eppure non sono i soli di questa portata, ci sono miracoli ancor più grandi.

Sono quelli che non si vedono e neppure si possono raccontare, perché avvengono nel cuore di ciascuno. Sono quelli che, a loro volta, divengono la premessa per ottenere gli altri miracoli, ad esempio quelli della moltiplicazione.

Il vero miracolo che li ha ottenuti è stato nell’atto di fede. Nella fede di colui che ha creduto alle parole del profeta Eliseo, ed in quella di Filippo e Andrea che hanno creduto alle parole di Gesù.

Vi hanno creduto compiendo, però, un gesto molto significativo: non hanno tenuto per sé quel poco che avevano, ma l’hanno saputo condividere.

Se ognuno di noi sapesse condividere i doni ricevuti, consistenti in quel poco che siamo e che abbiamo, avverrebbero grandi miracoli, con una importante conseguenza per cui nessuno si sentirebbe più solo, incompreso, emarginato, povero.

Purtroppo questo spesso non avviene. Dipende dal fatto che siamo egoisti, perché pensiamo solo a noi stessi, perché non riusciamo a condividere non solo il pane ma anche il pensiero attraverso il dialogo. Ma c’è di peggio, perché pretendiamo che gli altri ci diano, e che siano e si comportino secondo il nostro punto di vista.

Con quale conseguenza?

Quella di essere sempre più poveri di tutto e scontenti.

Ma facciamo un passo avanti.

L’evangelista Giovanni sottolinea il fatto che la gente, una volta sfamata, cerca Gesù per farlo re. Cosa che avrebbe fatto comodo: poter mangiare senza lavorare!

Spesso anche noi siamo alla ricerca di qualcuno che risolva i problemi più immediati – la fame, il lavoro, la malattia, la morte – senza renderci conto del significato che Gesù ha voluto dare al miracolo, cosa che quella gente non ha capito.

Si tratta del significato eucaristico, quello che stiamo compiendo. Si tratta di una condivisione attorno ad un unico altare. Questo avviene nella Messa, soprattutto in quella della domenica.

Dio ci chiama alla festa in cui suo Figlio è il festeggiato, ci invita a condividere con lui e tra di noi il suo amore; tale amore diventa luce nella parola ascoltata, diventa concreto nel gesto dello spezzare il pane e che, a sua volta, viene condiviso fra i partecipanti.

A questo punto c’è da considerare una cosa presente nel segno e che a sua volta diventa importante. Ci sono cinque pani e due pesci che sommati danno un totale di sette.

Nel linguaggio biblico “sette” indica la pienezza. Se mettiamo nelle mani di Gesù quel poco che abbiamo – come intelligenza, come capacità, come ricchezza e mezzi materiali - egli lo saprà moltiplicare tanto da diventare pienezza di vita per noi e, nel contempo, dono da condividere in abbondanza con gli altri.

Pertanto, il partecipare alla Messa non è un rito per cui, una volta compiuto, possiamo avere la coscienza a posto, ma è una luce che otteniamo dalla parola ascoltata, una grazia e una forza per esserci nutriti di Cristo, e quindi una carica di amore da vivere, da condividere nella settimana, soprattutto con chi ci sta accanto.

Se mettiamo in pratica questo, non ci mancherà mai niente e saremo felici.

È il Signore che ci dona tutto questo, come giustamente abbiamo ripetuto nel salmo responsoriale: “Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

  

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