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21 marzo 2019 * S. Donnino martire
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Nostro Signore Gesu Cristo Re dell'Universo A 26 novembre 2017

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Domenica trentunesima T.O. A 5 novembre 2017

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Tutti i Santi A 1 novembre 2017

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19 Chi mangia questo pane
Testi liturgici: 1Re 19,4-8; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51

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Penso che qualche volta, in un momento di disperazione, anche noi ci siamo lasciati andare nel pronunciare questa espressione: “Basta, non ne posso più!”.
È comprensibile! La vita in certi momenti è davvero dura, tanto più se è da tempo che si vive in una situazione difficile.
Analoga situazione è pure quella di coloro che devono esercitare continuamente una grande pazienza tanto che, nonostante i buoni propositi, alla fine “sbottano”.

Proprio per tale motivo abbiamo bisogno di risentire le parole che Paolo pocanzi ci ha detto: “Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato voi in Cristo”.

Ebbene, oltre a questo e come accennavo pocanzi, la Parola ascoltata riguarda anche la stanchezza del vivere o del vivere in certe situazioni difficili, chiamati ad accettarle con amore.

Lo manifesta l’episodio di Elia. Egli aveva ben compiuto la missione affidatagli da Dio, si era comportato da vero profeta, non aveva nascosto la verità che Dio gli aveva ordinato di vivere e predicare.

Questo, però, gli ha procurato l’odio di alcuni ascoltatori e proprio per tale motivo ora è costretto a fuggire per potersi salvare da chi lo aveva minacciato perfino di morte.

Non ne può più e chiede al Signore di farlo morire: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”.

Come gli risponde il Signore?

Gli dice che ancora non è venuta l’ora, ma deve proseguire nel cammino della vita perché il Signore stesso ne ha ancora bisogno, e perché lo vuole incontrare in maniera più intima nel silenzio del monte che deve raggiungere, ancora lontano. Per riuscirci, deve mangiare: “Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino”.

Con la forza di quel cibo può proseguire il cammino e giungere sul monte Oreb, dove, appunto, incontrerà il Signore nel silenzio e nell’intimità.

Vale per tutti noi, che abbiamo bisogno di vivere in distensione e pace.

Qual è il cibo che ci aiuta a proseguire e ad incontrare meglio il Signore nella nostra vita?

È quello affermato da Gesù: “Io sono il pane vivo disceso dal cielo”.

Di fronte a tale affermazione i Giudei contestano perché per loro questo non è possibile.

Infatti dicono: “Costui non è il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: ‘Sono disceso dal cielo’?”.  

Chiaramente per noi oggi, tale cibo è l’Eucaristia. Ma anche noi potremmo metterci sulla scia dei Giudei.

Infatti, quanti cristiani non riescono a comprendere il significato profondo delle parole di Gesù e, di conseguenza, a non rendersi conto della loro importanza.

Lo mostra il fatto che tanti facilmente trascurano di partecipare alla Messa domenicale e festiva.

Molti sono convinti che per aver rapporti con il Signore basta parlare con lui da soli, quando c’è tempo e quando si ha voglia.

Questo, purtroppo, ci priva di quanto Dio ci ha lasciato di più importante: il Corpo e il Sangue di suo Figlio, donato per la nostra salvezza.

Come è importante alla domenica partecipare alla celebrazione eucaristica, ascoltare la Parola e nutrirsi del Corpo di Cristo!

Avverrebbero maggiori miracoli, sparirebbero tante crisi e si avrebbe tanta più forza per andare avanti!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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