Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
22 settembre 2018 * S. Maurizio martire
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22 Quello che esce dallo uomo
Testi liturgici: Dt 4,1-2.6-8; Gc 1,17-18.22-27; Mc 7,1-8.14-15.21-23

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Così dice il Signore: “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla”.
Egli si riferisce ai comandamenti. Per noi, cosa è più facile: togliere o aggiungere?
Mi pare che per una buona maggioranza sia più facile togliere, nel senso di non osservare affatto, o ben poco, la legge di Dio; alcuni, invece, potrebbero aggiungervi qualcosa.
In che senso aggiungere?

Nel senso che misurano la sua parola di Dio e i suoi comandamenti dal proprio punto di vista e, se non piace, è accomodata come fa comodo, riducendo così la sua piena verità e la sua prorompente forza.

In tal caso non è più comandamento di Dio ma diventa precetto umano, come ha inteso rispondere Gesù ai farisei: “Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”.

Perché Gesù dà questa risposta?

Perché i farisei gli avevano posto una domanda, per il fatto che i suoi discepoli non si erano lavate le mani prima di mangiare. Nulla da dire, se questo fosse stata per rispetto dell’igiene, ma, in questo caso, non lo era.

Infatti, per loro era diventata una norma di carattere religioso: guai a non osservare tale regola, anche se avessero avuto le mani pulitissime!

Hanno aggiunto una norma umana sovrapponendola al comandamento di Dio che chiedeva un’altra cosa: quella della rettitudine e purità di cuore.

Non è, infatti, quello che proviene dall’esterno a rendere impura una persona e pertanto, nel caso in argomento, non sono né gli alimenti né la mancanza di ossessive norme igieniche a rendere impuri, ma è tutt’altro: è quello che intende dire Gesù con l’espressione: “Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male”.

Sembra impossibile, ma di fatto spesse volte anche noi siamo così. Siamo più attenti a regole e regolette, non cattive, ma di secondaria importanza, mentre siamo propensi a trascurare le cose veramente importanti.

In campo religioso, quanti di noi siamo così! Ma non entro nei particolari.

Si tratta, allora, di capovolgere il nostro modo di pensare ed il conseguente nostro comportamento. Si tratta di riconoscere l’unico comandamento, quello dell’amore, che include tutti gli altri e che tradotto si esprime così: “Ama il Signore con tutto il cuore e ama il prossimo tuo come te stesso”, e che Gesù, poi, ha perfezionato dicendo: “Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.

Vi sono tanti modi per esprimere l’amore verso gli altri, soprattutto mirato a chi è maggiormente toccato dalla sofferenza o che si trova in stato di maggiore debolezza rispetto ad altri.

Come abbiamo sentito, Giacomo in questo senso si esprime in maniera concreta: “Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle loro sofferenze”.

Infine, dobbiamo convincerci di una cosa essenziale. Quello che Dio ci chiede con i comandamenti, in realtà non sono delle ingiunzioni, alle quali poi è connessa una punizione, ma sono un dono.

Sono un dono assolutamente non meritato da noi, ma che il Signore ci fa solo per amore. Se questa osservanza è ben compresa, diventa sapienza, forza e vanto, vera nostra testimonianza di vita, proprio come è stato espresso dal Deuteronomio: “Osserverete i comandi del Signore, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”.

Noi vogliamo appartenere a questa categoria.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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