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"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 febbraio 2019 * S. Mansueto vescovo
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Nostro Signore Gesu Cristo Re dell'Universo A 26 novembre 2017

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Domenica trentunesima T.O. A 5 novembre 2017

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23 Sordomuto
Testi liturgici: Is 35,4-7; Gc 2,1-5; Mc 7,31-37

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“Coraggio, non temete! ... Ecco il vostro Dio…  Egli viene a salvarvi”. Così, per bocca di Isaia, dice il Signore agli smarriti di cuore.
Chi sono questi smarriti? Anche noi vi siamo compresi?
Tutti, in qualche maniera, siamo smarriti. Il brano ascoltato ci ha offerto un elenco: ciechi, sordomuti, zoppi; noi possiamo aggiungere: i poveri che gridano il loro bisogno, ma nessuno li ascolta; i giovani che cercano lavoro, ma nessuno se ne preoccupa; gli anziani che attendono una visita, ma non vedono mai aprirsi la porta; gli immigrati che cercano più sicurezza, ma incontrano diffidenza; coloro che sono presi da mille problemi da risolvere, e nessuno se ne accorge. L’elencazione potrebbe continuare.

Il Signore è veramente vicino a loro per salvarli?

Certamente, ma dipende soprattutto, se essi sono sostenuti e accompagnati dalla fede. Solo attraverso di essa esperimenteranno che il Signore non li abbandona, anzi li aiuta a superare e risolvere, in qualche maniera, il problema: “Coraggio, non temete!”

Infatti, Dio è per definizione colui che rende possibile l’impossibile; lo mostra con le immagini che ci ha descritto, quelle del deserto.

Sappiamo come nel deserto non c’è acqua e quindi non può esservi sopravvivenza, eppure il Signore vi fa scorrere acqua.

Se può fare questa in natura, tanto più e meglio non lo potrà fare con l’uomo?

Un esempio concreto di come il Signore ci è vicino, lo troviamo nel vangelo, nella guarigione del sordomuto.

Da notare che non è tanto una guarigione fisica e basta, ma è la liberazione dalle conseguenze che tale menomazione aveva prodotto.

Infatti, quando uno è incapace di sentire e parlare, è tagliato fuori dalla piena relazione con gli altri; la sua vita è come imprigionata in una situazione che non gli permette una vera partecipazione alle amicizie, agli affetti, alla socialità.

Pertanto, il vero miracolo non è stato tanto quello della rimozione della sordità, ma soprattutto quello di aver riacquistata la piena relazione con gli altri.

Applicando alle nostre situazioni, potremmo dire che non sempre il Signore rimuove subito quello che vorremmo noi e come lo vorremmo noi; pur tuttavia, proprio attraverso tale situazione, ci dona qualcosa di molto più grande, di cui non sempre ce ne rendiamo conto.

Ma c’è un altro tipo di sordità ed è quella spirituale.

Come e dove si evidenzia tale sordità?

È quando non ascoltiamo, e non vogliamo ascoltare, la Parola di Dio: siamo sordi!

Lui parla in tanti modi, ma noi abbiamo il tappo nelle orecchie spirituali.

Anche se ascoltiamo, ma non vi riflettiamo e non ci impegniamo a cambiare quello che non va, è come acqua che cade sull’asfalto: non irrora il terreno sottostante.

Questo tipo di sordità, non ci aiuta a stendere un dialogo con Dio per cui, di conseguenza, diventiamo anche muti, cioè non siamo capaci a pregare.

Qualcuno potrebbe obiettare: ma io dico sempre le preghiere.

Benissimo, nulla da dire!

Però, una cosa è dire le preghiere, ben altra cosa è pregare. La vera preghiera è quando si ascolta e si risponde alla Parola di Dio, sia con nostre parole, sia con le parole da lui ispirate e che sono i salmi.

Non abbiamo fatto così, anche oggi, dopo l’ascolto della prima lettura, utilizzando un salmo?

C’è tanto da camminare, per raggiungere un grado più alto nella nostra preghiera.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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