Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
17 novembre 2018 * S. Elisabetta Regina
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24 Prendere la croce
Testi liturgici: Is 50,5-9; Gc 2,14-18; Mc 8,27-35
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“Va dietro a me, Satana!”,
è il rimprovero e, nel contempo, un richiamo che Gesù dà a Pietro. A pensare che pochi momenti prima, ad una domanda di Gesù, aveva risposto rettamente: “Tu sei il Cristo”!
Il “va dietro a me”, vuol dire: “sta al tuo posto”, non pretendere di capire più di me, non portare avanti le tue convinzioni, altrimenti sei come Satana, cioè uno che porta divisione e confusione.
Non potrebbe essere un rimprovero e un richiamo anche per noi, che pur partecipiamo a questa Eucaristia?

Non lo so, ma una cosa è certa: oggi più che mai Satana si è intrufolato dentro la Chiesa, portando tante divisioni e confusioni, non solo tra i semplici fedeli, ma anche fra le persone impegnate e fra i pastori della Chiesa stessa.

Per riuscire in questo, da una parte si serve dei cattivi, incoraggiandoli a fomentare tutto questo, ma dall’altra parte si serve pure dei deboli nella fede, convincendoli con le sue bugie e falsità; costoro, malamente ingannati, credono di comportarsi bene, mentre in realtà sono fuori strada.

In questo errore era caduto anche Pietro, tanto da non pensarla secondo Dio nei confronti di Gesù.

Pietro, infatti, pensava ad un Gesù trionfatore, non ad uno destinato, di lì a poco, a morire. Avrebbe dovuto conoscere le Sacre Scritture – ad esempio l’odierno brano della prima lettura – e quindi doveva ben sapere quello che i profeti avevano preannunciato nei riguardi del Messia, ma Pietro a questo non ci pensa affatto.

Similmente penso che a volte, anche nei nostri confronti, Gesù deve esercitare tanta pazienza. Anche noi, ad esempio, potremmo pensarla in modo sbagliato sul motivo della sua venuta nel mondo.

Egli non è venuto per farci stare bene e neppure per risolvere i nostri problemi contingenti, ma è venuto per essere la “Via” che conduce al Padre; in altre parole è venuto per la nostra salvezza eterna.

Quante volte anche noi vorremmo insegnare a Dio come deve comportarsi sia verso di noi, sia verso altri; come vorremmo che desse un forte lezione a quelli che si comportano male!

Se desideriamo questo, è segno che non la pensiamo secondo Dio, proprio come Pietro.

Dobbiamo convincerci, invece, che in qualsiasi situazione dovessimo trovarci, il Signore è con noi; e sempre ci sorregge nel momento del bisogno.

È proprio il messaggio di Isaia, nel brano che abbiamo ascoltato. Esso si riferisce alla sorte personale del profeta, ma soprattutto si riferisce alla sorte di Gesù.

Vengono appositamente elencate alcune delle situazioni della sua passione: “Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti ed agli sputi”.

Pur tuttavia, ecco come conclude il brano: “Il Signore Dio mi assiste”.

Dovrebbe essere la nostra conclusione di fede, per ogni situazione nella quale dovessimo trovarci, come abbiamo espresso con il salmo: “Amo il Signore, perché ascolta il grido della mia preghiera. Verso di me ha teso l’orecchio nel giorno in cui l’invocavo”.

E ancora: “Hai liberato la mia vita dalla morte, i miei occhi dalle lacrime, i miei piedi dalla caduta”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuari San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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