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"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
17 giugno 2019 * S. Ranieri confessore
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25 Accogliere i bambini
Testi liturgici: Sap 2, 12.17-20; Gc 3,16-4,3; Mc 9,30-37

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“Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà”.

È Gesù che annuncia la sua ormai vicina passione, morte e risurrezione.

Cosa avranno capito i discepoli?

Non hanno capito niente, proprio niente. In testa avevano tutt’altro da pensare: avevano un sogno da realizzare, una meta da raggiungere.

Volevano riuscire ad avere il primo posto nel regno che, secondo loro, Gesù avrebbe instaurato. Ovviamente in questa dinamica, fra di loro si era creato un clima di arrivismo, tanto da creare vicendevoli malumori e invidie. Era proprio questo il motivo per cui avevano discusso lungo la strada: non semplicemente parlato, ma “discusso”.

Come è evidente, i loro pensieri ed i loro sogni si trovano totalmente all’opposto a quelli di Gesù.

Gesù parla di sofferenza, loro parlano di gloria; Gesù parla di servizio e di ultimi posti, loro parlano di primato e di comando; Gesù parla di bambini e di piccolezza, loro parlano di grandezza e di considerazione.

Attenzione, però, a non fraintendere! Non che il Signore non voglia la nostra grandezza e gloria: ci ha creato per questo, per il paradiso, per la felicità eterna. Solo che, come si diceva una volta, “in paradiso non ci si va in carrozza”.

Per arrivarci, c’è una strada necessaria da percorrere su questa terra.

Si tratta di impostare la vita a modo di servizio, in un servizio fatto per amore, non guardando solo quel che ne viene a noi, ma soprattutto quello che è il bene dell’altro, anche se questa finalità potrebbe costarci un qualcosa che non vorremmo.

Chiare sono le parole di Gesù: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Per farlo capire si serve di un bambino, che pone in mezzo e che abbraccia.

Per quale motivo fa questo?

È una provocazione, e lo fa per spingerli a riflettere e a interrogarsi sulle loro reali intenzioni.

Che c’entra il bambino?

Per la mentalità del tempo il bambino era la realtà più insignificante, non contava proprio niente. Da non dimenticare che, sempre in riferimento a loro, Gesù aveva già detto in altro contesto: “Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.

Con questo intende dire che, se vogliamo seguirlo, dobbiamo lasciare da parte i nostri desideri sbagliati e le nostre illusioni di grandezza.

Ed inoltre, tenuto presente appunto il non contare nulla del bambino, vuol dirci che il nostro servizio di amore verso gli altri, va esercitato sempre e ovunque e comunque, anche se non è preso in considerazione; ed inoltre va svolto innanzitutto verso coloro che contano poco, e nel contempo senza aspettarci nulla in cambio, per dire che anche noi contiamo poco.

Ovviamente la vita vissuta con questo spirito, da fastidio a chi è dalla parte opposta; pertanto non dobbiamo aspettarci applausi, anzi tutt’altro, come ha espresso il libro della Sapienza: “Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo e si oppone alle nostre azioni”.

Ma c’è un dato di fatto: tutti costoro, che vivono malamente, sono insoddisfatti, non sono in pace né con sé né con gli altri: è l’affermazione di Giacomo.

Egli sta condannando i primi cristiani perché erano già caduti in trappola, continuavano a vivere come prima del battesimo, alla maniera degli altri: nell’arrivismo, nella carriera, nella ricerca dei posti di prestigio e di potere, nell’anelare alla possibilità di guadagno: erano questi i loro obiettivi.

Con quali conseguenze?

Giacomo le ha bene espresse: “Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni… da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi… non vengono forse dalle vostre passioni?”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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