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17 giugno 2019 * S. Ranieri confessore
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27 Uomo non divida
Testi liturgici: Gen 2,18-24; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

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“L’uomo non divida quello che Dio ha congiunto”: è una espressione che anche oggi fa discutere più che mai.
Proprio per questo, la parola del Signore di questa domenica, ci fa riflettere su un tema di grande attualità: si tratta di comprendere la grandezza e la dignità del matrimonio e della famiglia.
L’amore fra un uomo e una donna è un dono talmente prezioso che pochi, purtroppo, riescono a comprenderne il significato profondo.

Anche nella domanda posta dai farisei si desume che essi, pure esperti della legge di Dio, non riuscivano a capire il senso e l’importanza che il Signore vi attribuiva. D’altra parte, anche la legge di Mosè, interpretata male, poteva dare adito a fraintendimenti.

 Gesù è molto chiaro in proposito; dice che si tratta di tornare all’inizio, come stabilito nel disegno di Dio.

In altre parole, quello che Dio aveva pensato, e che ora Gesù ripropone, è una vita da vivere nell’amore sincero, rispettoso e duraturo, che permetta ad entrambi gli sposi di crescere nella esperienza della donazione reciproca.

Questo vale per tutti gli sposati, ma per i cristiani il significato è ancor più profondo: ricevendo il sacramento del matrimonio essi sono chiamati a manifestare in qualche maniera l’amore che Cristo ha profuso alla sua sposa, alla sua Chiesa.

Per questo motivo, il matrimonio è una realtà in cui Gesù stesso è coinvolto, cosa questa che, però, non si può ben comprendere se manca un sufficiente grado di fede.

Proprio per questo, gli sposi ha bisogno sempre della grazia di Dio.

È questa, infatti, che li conferma nelle scelte intraprese, in piena corrispondenza alla vocazione ricevuta.

Ecco il motivo per cui nessuna legge umana – tipo quella sul divorzio - può sovrapporsi o limitare il comandamento di Dio.

A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare: “Se lo Stato non può intervenire sulla indissolubilità del matrimonio, come mai la Chiesa attraverso la Sacra Rota “annulla” i matrimoni?”.

Attenzione! Detto così è un grossissimo errore di espressione!

La Chiesa non annulla proprio niente, non lo può fare, non può mettersi contro il disegno di Dio.

Solo che, dopo aver compiuto le opportune indagini attraverso le quali viene accertata l’invalidità del matrimonio, è suo dovere dichiararlo nullo, per non far vivere in peccato i presunti sposi se ne sono consapevoli.

Quindi, non annulla, ma “dichiara nullo”, cioè dice che quel matrimonio non è valido; e questo è tutt’altra cosa.

A completamento di quanto sin qui abbiamo detto, dobbiamo anche considerare l’espressione: “Non è bene che l’uomo sia solo”.

Questa rivela la verità profonda dell’uomo, il quale non è stato creato per stare chiuso in se stesso, ma per uscire da sé e incontrarsi.

Innanzitutto si incontra con gli animali a cui dà il nome, per significare la sua superiorità, ma poi, di fatto, si rende conto che la relazione con loro non è alla pari.

Solo dopo che Dio gli presenta la donna è capace di entrare in vera relazione con lei, in una dimensione “alla pari”, realizzando così un completamento reciproco, uno scambio profondo e vitale.

Questa visione che la Genesi dà riguardo all’uomo e alla donna è bellissima per la sua positività, non vi è nulla di sbagliato, vi è solo armonia e intesa perfetta.

Semmai, lo sbaglio è successivo ed è nostro. Avviene quando rendiamo squilibrato tale rapporto, dimenticando che si è completi solo quando in esso vi è uguale posto per entrambi, nell’essere “una sola carne”, senza superiorità, inferiorità e disparità alcuna.

Pertanto, questo essere “una sola carne”, non ha solo un significato fisico, ma indica che Dio ha pensato l’uomo e la donna in continua relazione e in dialogo profondo: pur distinti, sono una unica realtà, “una sola carne” e quindi una realtà indivisibile.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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