Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
14 novembre 2018 * S. Veneranda vergine
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30 Bartimeo
Testi liturgici: Ger 31,7-9; Eb 5,1-6; Mc 10,46-52 
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“Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. È il grido del cieco il quale, da notare bene, se da una parte è cieco, dall’altra ci vede benissimo.
Cosa voglio dire?
Non vede con gli occhi del corpo, ma vede benissimo con gli occhi della fede; ed è proprio a causa di questa che ottiene anche la guarigione fisica; è Gesù stesso che lo asserisce: “Và, la tua fede ti ha salvato”.

Ed immediatamente dopo si legge: “E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada”.  

Chi di noi non ha bisogno di chiedere guarigioni di ogni genere? Però, con quale misura di fede noi le chiediamo?

Anche quelle persone che seguono Gesù, certamente non tutte si trovano allo stesso livello di fede. Infatti, molti vanno per curiosità, altri si trovano lì per caso, alcuni vanno per poterlo incontrare, altri per ottenere guarigioni, altri ancora lo seguono per ottenere qualcosa senza fatica come è avvenuto, ad esempio, nella moltiplicazione dei pani.

Anche noi, ad esempio, spesso lo preghiamo per avere salute fisica e benessere, cose che, di per sé, non sono “cattive”.

Ci sarebbero, però, anche grazie e doni ben più importanti che potremmo chiedere; il Signore sarebbe ben disposto e desideroso a darceli; eppure, chissà perché, sono proprio quelli che non chiediamo quasi mai.

 In questo caso, non assomigliamo al cieco. È vero che ad un certo punto, su domanda di Gesù, chiede la vista: “Rabbunì, che io veda di nuovo!”.

Però, prima ancora, aveva chiesto una cosa molto più importante: “Abbi pietà di me”. Con questa espressione desiderava avere comprensione, misericordia, aiuto per le sue difficili situazione di vita, allo scopo di poter fare sempre quello che piace a Dio.

 Gesù sottolinea tale fede che mostra come ci vedesse chiaro con il cuore, ed ora, quasi come naturale conseguenza, potrà vederci anche con gli occhi del corpo.

Se anche noi avessimo tale tipo di vista! Se pensassimo e credessimo ad un’altra espressione di Gesù: “Cercate prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto vi sarà dato in aggiunta”, certamente chiederemmo prima di tutto le cose che ci procurano la salvezza, quelle spirituali ed eterne – la santità della vita, il seguire il Signore evitando ogni peccato – con la conseguenza che staremmo meglio anche di salute fisica ed inoltre saremmo molto più sereni e felici in ogni situazione anche se non gradita.

Ma c’è un’altra situazione che stiamo vivendo, anche in seno alla Chiesa stessa, ed è la situazione di grande confusione che regna fra i credenti: sembra di non capirci più nulla; non si capisce dove sia la verità è dove, invece, la menzogna e l’inganno.

La risposta ce l’ha data la prima lettura per una analoga situazione che stanno vivendo gli Israeliti: essi, infatti, sono esilio, Gerusalemme è devastata, è tutta una desolazione; molti perdono la fiducia in Dio e, di conseguenza, ogni speranza di ritorno in patria.

Ma ecco il profeta Geremia che a nome del Signore tra l’altro dice: “Erano partiti nel pianto, io li riporterò fra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele”.

Questo per dire che il Signore è padre anche per noi; non dobbiamo perdere né fiducia né speranza, ma dobbiamo gridare come il cieco, certi che il Signore è con noi e non gli mancherà modo di ristabilirci nella piena verità e nella gioia.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
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