Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
14 novembre 2018 * S. Veneranda vergine
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31 ama dio e prossimo
Testi liturgici: Dt 6,2-6; Eb 7,23-28; Mc 12, 28-34

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Le parole iniziali della prima lettura sono state: “Temi il Signore, tuo Dio”.
Cosa vuol dire questo, che dobbiamo aver paura e terrore di lui?
Assolutamente no, ma si tratta di riconoscerlo come unico Signore perché non ce n’è un altro al di fuori di lui e, pertanto, è necessario dargli il posto che si merita nella nostra vita, cioè il primo.

Tutto il resto, anche se non è cattivo, deve ruotare attorno alla verità fondamentale, che lui è l’unico. Se questo non avvenisse, il rischio è che diveniamo idolatri, che cioè rivolgiamo il cuore ad altri dei, costruiti a nostro modo e piacimento.

Pertanto, si tratta di ascoltarlo e mettere la fiducia solo in lui. Se questo manca, prevalgono gli altri dei su cui poggiano molti cristiani quando, in forma superstiziosa, si legano ad oggetti portafortuna, oppure organizzano la propria vita come interessa e fa loro comodo.

Questo, di fatto, avviene ogni volta che commettiamo il peccato, perché non ascoltiamo lui ma acconsentiamo alla tentazione e facciamo di testa nostra.

Ciò premesso, dovrebbe scomparire dal nostro modo di pensare una prima impressione, quella che consiste nel considerare i comandamenti di Dio come una serie di regole che ci vietano qualcosa, che ci limitano, e che ci obbligano a farne altre.

Invece, dovremmo pensare che sono frutto dell’amore di Dio verso di noi, dicendoci come comportarci per essere veramente felici. Di conseguenza, da parte nostra si tratta di ricambiare tale amore, credendo in lui e fidandoci di lui e, pertanto, ascoltandolo.

Ciò premesso, possiamo concludere che l’anima della legge è l’amore.

Dovremmo capire che quanto Dio ci sta donando è molto di più di quello che noi erroneamente pensiamo ci stia togliendo; lui non toglie nulla, ma dà tutto.

A tal proposito diventa interessante la domanda posta dello scriba: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”, proprio perché gli uomini ne avevano creati tanti, in aggiunta a quelli formulati dal Signore, da non capirci più nulla.

Ancor più interessante, precisa e chiara è la risposta di Gesù, cosa che conferma quanto udito dalla prima lettura: “Il primo comandamento è: Ascolta, Israele! In secondo è: Amerai il tuo prossimo come te stesso”.

In concreto, in primo luogo si tratta di “ascoltare”, proprio per l’amore e la fiducia che abbiamo in lui, in secondo luogo è la conseguenza di questo ascolto/amore che sta nel metterlo in pratica con l’amore verso il prossimo.

Detto per inciso, deve stare proprio qui la nostra preghiera ed il nostro modo di pregare: ancor prima di dire qualcosa noi, dobbiamo metterci in ascolto del Signore.

Di fatto si tratta di due comandamenti, ma che confluiscono in uno: amare Dio, ascoltandolo; amare gli altri per dimostrarlo. Del resto è quello l’apostolo Giovanni ha scritto nella sua prima lettera: “Non possiamo amare Dio che non vediamo se non amiamo il fratello che vediamo”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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