Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 dicembre 2018 * S. Fausta martire
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33 Parole che non passanoTesti liturgici: Dn 12,1-3; Eb 10,11-14.18; Mc 13,248-32
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“Sorgerà Michele che vigila sui figli del tuo popolo. Sarà un tempo di angoscia, come non c’era mai stato”,
ha detto il Signore per bocca del profeta Daniele.
Questo tempo di confusione e di angoscia, sono da applicarsi letteralmente alla nostra Chiesa di oggi: veramente questi tempi che stiamo trascorrendo, sono pieni di confusione.
Ebbene, anche oggi il Signore, per bocca di Papa Francesco, ci dice di pregare l’arcangelo Michele con l’appropriata formula composta da Papa Leone III, stabilendo che si reciti dopo il rosario, perché sia lui “il nostro sostegno contro la perfidia e le insidie del diavolo”.

Ma poi il libro del profeta Daniele aggiunge: “Sarà salvato il tuo popolo, chiunque si troverà scritto nel libro”.

Chi sono quelli scritti nel libro?

Sono coloro che, nonostante la grande confusione, rimangono fedeli al Signore, in continuo attento ascolto e piena osservanza della sua parola.

Tante sono le persone che vivono così, anche se non sembra, perché non fanno chiasso. Per cui, anche se il male sembra trionfare, è sempre meno forte del bene. Quindi, avanti senza paura: “Se il Signore è con noi, chi sarà contro di noi?”.

Anche il vangelo, usando termini apocalittici, dice cose analoghe.

Di fatto, cosa intende dire?

Dice che le cose create, tra cui questo mondo e l’uomo che lo abita, hanno un limite, quello della caducità, sono destinati a finire. Se però la finitezza e la caducità da un lato possono spaventarci, dall’altro ci spingono a prepararci per l’incontro ultimo con Gesù.

Pertanto, anche se siamo in un’epoca di grande confusione, mancando punti certi di riferimento, è consolante sentire le parole di Gesù, le quali dicono come i regni passano e passano anche gli uomini, ma la sua parola non passerà mai.

Questo significa che essa non perde mai la carica di novità e di rinnovamento che porta in sé; è il vero punto di riferimento, ci permette di capire in quale direzione andare, proprio nel momento in cui ci sembra di essere smarriti, non sapendo quali scelte fare nella vita.

Tutto ciò, però, avviene a patto che siamo in grado di fare spazio a tale Parola. Se l’ascoltiamo con superficialità, distrattamente e senza rifletterci, non solo non porta frutto in noi, ma ci rende colpevoli, davanti a Dio, di non aver accolto la vera àncora di salvezza per la nostra vita.

La Parola di Dio, ascoltata, letta e riflettuta è un vero dono, ed è veramente quella che illumina e salva.

Noi, purtroppo, nelle nostre preghiere parliamo anche troppo, mentre per nulla o quasi siamo capaci di fare silenzio ed ascoltare.

Il rosario, ad esempio, è fatto per questo: per ascoltare e riflettere sui misteri della vita del Signore Gesù e su quanto ad essa è connesso.

Spesso, invece, si annuncia semplicemente il mistero, non si danno neppure pochi secondi per rifletterci, perché subito si attacca con il Padre nostro e le Ave Marie.

Invece, annunciato il mistero, dobbiamo dare spazio alla lettura del brano biblico inerente e, solo dopo un po’ di silenzio, iniziare con le Ave Marie.

Esse hanno la funzione di essere una specie di sottofondo musicale, che ci accompagna nel mentre continua la riflessione sul mistero.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello  

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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