Commento al Vangelo della Domenica e delle Festività
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
19 dicembre 2018 * S. Fausta martire
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Anno C Immacolata
Testi liturgici: Gen 3,9-15.20; Sl 97; Ef 1,3-6.11-12; Lc 1,26-38
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“Dio chiamò Adamo e gli disse: Dove sei?”.

Sembra proprio che qualcosa non funzioni, perché l’espressione non corrisponde all’insegnamento che abbiamo ricevuto dal catechismo.
Infatti, nel catechismo di san Pio X alla domanda: “Dio sa tutto?”, si rispondeva: “Dio sa tutto, anche i nostri pensieri: egli è l’onnisciente”.
Perché, allora, ha avuto bisogno di chiedere dove fosse Adamo? Se lui sa tutto, avrebbe saputo anche il perché e il dove si era nascosto.

Questo, pertanto, ci spinge a interpretare la domanda in maniera diversa, non ad intenderla, cioè, come una semplice richiesta di indicazione spaziale.

Per meglio comprendere, potremmo presentarla con un’altra espressione, quale: “Ma … dove sei andato a finire, dove ti sei cacciato?... Non ti sei accorto che ti sei rovinato!”.

Posta così, allora, è una domanda che ha un senso esistenziale ed è un richiamo. In altre parole, il Signore quale buon pastore è in continua ricerca della pecorella perduta, perché possa riprendere la via giusta che conduce a lui.

Il “dove sei?” non è una curiosità, non è un’accusa, ma è la possibilità di un nuovo inizio, la possibilità di riprendere un nuovo cammino.

Chi di noi, in ogni campo ed in qualche maniera, non ha bisogno di ricominciare sempre da capo?

Per riuscirci, però, è necessario mettere da parte il nostro orgoglio.

Il peccato di origine, infatti, è stato proprio quello dell’orgoglio, quello del voler essere indipendenti da Dio, quello di poter fare di testa propria. Anche nella nostra vita, è sempre l’orgoglio che sta alla base di ogni peccato.

A questo punto, riflettiamo su alcune espressioni ascoltate: “Ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto”.

Non si tratta tanto della nudità del corpo, ma del non avere più nulla, avendo perduto tutto.

Ogni volta che noi commettiamo il peccato, perdiamo tutto, con alla base la grazia e l’amicizia con Dio. Di conseguenza siamo attanagliati dal rimorso, siamo insoddisfatti di tutto, siamo senza gioia.

In tale situazione, o si torna a Dio ricominciando per bene o, volendo continuare nel peccato, sarà sempre peggio.

Altra espressione di Adamo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato”.

È quello che capita a tutti, quando siamo accecati dall’orgoglio: puntiamo il dito sull’altro; pur riconoscendo di aver sbagliato, diamo la colpa all’altro, vero o falso che questo sia.

Anche la donna scarica la colpa: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato”.

Non si rende conto che “diavolo” significa il “divisore”, è anche il “bugiardo” per eccellenza. Purtroppo, essendo le sue proposte più allettanti, facilmente tutti cadiamo nella trappola dell’inganno.

Abbiamo anche sentito: “Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra la tua stirpe e la sua stirpe”.

Da chi è composta la stirpe? Dal capostipite Gesù Cristo e dai suoi seguaci. Questa stirpe “ti schiaccerà la testa”: perciò la vittoria finale è di Cristo e dei suoi seguaci.

Chi è la donna nemica? È Maria, senza della quale non ci sarebbe stato Gesù Cristo; proprio in previsione di questo, è stata preservata dal peccato: ecco la festa di oggi! È un richiamo per tutti a non essere come Eva, ma a imitare Maria, e allora saremo vittoriosi sul nemico.

Dov’è la differenza tra il comportamento di Eva e Maria?

Eva ha creduto alla parola del diavolo, Maria ha creduto alla Parola di Dio e ad essa si è resa disponibile.

Eva ha mangiato il frutto proibito, Maria ha accolto il frutto benedetto.   

Se anche noi ci fidassimo di più della Parola di Dio, cercando solo e sempre la sua volontà!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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