Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
14 agosto 2020 * S. Massimiliano K.
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Madre di Dio
Testi liturgici: Nm 6,22-27; Gal 4,47; Lc 2,16-21

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In che modo considerare la giornata di oggi, primo gennaio 2020?
In campo civile siamo all’inizio di un nuovo anno. In campo ecclesiastico celebriamo la solennità della Madre di Dio.
In campo cattolico celebriamo la giornata mondiale della pace.
In questa omelia voglio soffermarmi proprio sul vocabolo “pace”, perché purtroppo da molti è male interpretata, perché pensano di raggiungerla attraverso l’azione umana, sia pure voluta e condotta dall’organizzazione delle nazioni unite, oppure attraverso le “tavole rotonde” o “marce per la pace”, o che altro si voglia inventare.
Tutto questo non è da scartarsi e ci vuole, ma non è il fondamento solido che ottiene e mantiene la pace, perché la vera pace non è una azione umana, ma è una persona, è Gesù Cristo, per cui la pace viene solo da Dio.

Ora, se Gesù non è accolto, se non si vive secondo il suo vangelo, non è possibile vivere nella pace, ma saremo sempre in guerra dentro di noi per le nostre insoddisfazioni, saremo in guerra nella nostra famiglia, nelle parrocchie, nelle realtà ecclesiali, nel mondo. Quando ci spazientiamo, quando critichiamo e facciamo maldicenze, quando mostriamo di non essere soddisfatti di nulla, vuol che siamo in guerra.

In questo periodo natalizio, ci è stato dato di poterlo comprendere molte volte e in diverse maniere. Cito appena un esempio, quello dell’augurio fatto dagli angeli al momento della nascita di Gesù: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama, e che essi hanno la buona volontà di accogliere”.

Non dobbiamo dimenticare che la pace donata da Dio vale molto più del benessere, della ricchezza e di qualsiasi altra nostra forte emozione. Essa non è altro che il frutto dell’amore immenso di Dio che giunge a noi solo se accolto e corrisposto.

Il gesto compiuto nella Messa, allorquando siamo invitati a scambiarci un segno di pace, vuol richiamare questo significato.

Purtroppo da molti questo gesto è male interpretato ed è compiuto in modo abusivo tanto che, invece di metterci in maggiore raccoglimento, ci distrae dall’importanza del momento celebrativo.

Cosa intendo dire con questo?

Per comprenderlo dobbiamo calarci nella realtà del rito.

Con la recita del Padre nostro ha inizio la preparazione alla comunione con Colui che è la nostra pace.

Ed infatti, nella successiva preghiera pronunciata dal celebrante, vengono rammentate le parole di Gesù: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”.

Poi il celebrante aggiunge: “La pace del Signore sia sempre con voi”.

Noi, riconoscendoci peccatori ed incapaci di riceverla pienamente, chiediamo a lui il perdono, ripetendo per due volte: “Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi”. Solo dopo di che, nella terza invocazione, aggiungiamo: “Dona a noi la pace”.

Ma è qui che sorge una riflessione. Il gesto è per esprimere che siamo in pace con tutti. Ma se non fosse vero?

Ed allora, allo stesso modo come non andiamo a comunicarci se non siamo in grazia, così non dovremmo scambiare il segno della pace, se non siamo in pace con tutti. 

Pur tuttavia, il gesto non deve assolutamente distrarci da quello che stiamo vivendo nel momento, quello di essere pronti a ricevere la comunione con Gesù, che è la nostra vera pace.

Ecco perché il gesto della pace deve essere compiuto nella massima sobrietà e semplicità, rimanendo nella consapevolezza che in quel momento è Cristo il più importante, non sono gli altri.

Purtroppo, anche noi sacerdoti qualche volta sbagliamo e cogliamo l’occasione per fare auguri ai festeggiati o porgere condoglianze ai parenti del defunto. Questo non aiuta il raccoglimento, ci distrae e non è secondo le norme.

Cosa dicono le norme attuali in proposito?

Eccole. Non vi è obbligo di farlo sempre, ma solo quando il celebrante lo ritiene opportuno. I sacerdoti non si muovano dall’altare ed anche i fedeli non si muovano dal loro posto, ma ognuno si rivolga ai vicini, se vi sono, con una semplice stretta di mano e senza dire nulla.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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