Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
25 gennaio 2020 * Conv. di S. Paolo
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Battesimo di Gesù
Testi liturgici: Is 42.1-4.6-7; Sl 28; At 10, 34-38; Mt 3, 13-17

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Celebrando oggi la festa del Battesimo del Signore, potrebbe sorgere in noi una domanda, fatta anche giustamente in forza del catechismo che abbiamo imparato.
Ci è stato insegnato che il battesimo toglie il peccato, ma Gesù è senza peccato! Ci è stato insegnato che il Battesimo ci fa figli di Dio, ma Gesù è già Figlio di Dio!
Perché allora questa festa che sembrerebbe fuori luogo?
Essa è per celebrare, dopo quella del 6 gennaio scorso, un’altra “Epifania”, un’altra “Manifestazione”.

Se il 6 gennaio ci è stato detto che Gesù è venuto per salvare tutti gli uomini, di tutti i tempi, oggi ci è detto che questo è avvenuto per la volontà del Padre celeste e con il suo pieno compiacimento. Infatti, non appena battezzato, egli dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui mi sono compiaciuto”.

Per meglio comprenderlo, dobbiamo conoscere che cosa significhi la parola “battesimo”. Battesimo significa “immersione”.

Noi siamo stati immersi nell’acqua per togliere il peccato, Gesù è immerso nell’acqua per significare la sua piena adesione alla volontà del Padre.

Da tale momento Gesù riceve il compito di iniziare la sua missione. La eserciterà attraverso il suo ministero pubblico, svolto per far conoscere a tutti la volontà del Padre che è quella di volere salvare tutti.

Anche noi, in quanto cristiani, cioè in quanto discepoli e seguaci di Gesù, dobbiamo imitarlo nel saper vivere la missione che il Padre ci affida.

Da chi imparare se non da Gesù denominato il “Servo del Signore”, imitandolo nel modo e nello stile?

Vogliamo riflettere un poco su tale esempio di Gesù. Del resto, ad esso si riferiscono le letture ascoltate. Esse ci aiutano ad essere servi del Signore, cioè attenti a comprendere e compiere la sua volontà.

Così dice il Signore per bocca di Isaia, parlando profeticamente di Gesù: “Ecco il mio servo … non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta … proclamerà il diritto con verità”.

Cosa vuol dire questo? Quali conseguenze per noi?

Le parole ci suggeriscono, tra l’altro, come avere giuste relazioni verso gli altri ed in particolare nel compito educativo verso i figli e i nipoti.

Ci riflettiamo confrontandoci con quelle espresse nel brano di Isaia ed esercitate da Gesù.

Il servo del Signore non ha le caratteristiche del potere che sono tipiche di quello umano. Non usa violenza, per farsi rispettare non alza il tono della voce, non infierisce su coloro che sono deboli. 

Il metodo di Dio è completamente diverso dal nostro. Dio entra nella vita dell’uomo in punta di piedi e rispetta pienamente la sua libertà. Dio entra nella nostra vita soprattutto come luce, per illuminare il nostro cammino, senza fretta di vedere il risultato, lo fa di mano in mano che diventa necessario, lo fa giorno dopo giorno.

Ecco perché Gesù, per ricevere il battesimo, si mette in fila alla maniera degli altri, come se anche lui fosse un peccatore: questo per dirci che è sempre vicino a noi, anche se siamo peccatori.

Ed ecco perché noi, per ricordare tutto questo, ci segniamo con l’acqua benedetta, sia in casa, sia entrando in chiesa.

Questo gesto, fatto con consapevolezza, con fede e soprattutto con il pentimento, ci purifica dal peccato, ci ottiene lo Spirito Santo, apre il nostro cuore a comprendere la Parola di Dio, ci rende più degni di partecipare alla liturgia eucaristica che seguirà.

Oggi, per far memoria di questo, fra poco rinnoveremo comunitariamente le promesse battesimali e, al posto del credo abituale, professeremo la nostra fede con altre formule.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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