Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
7 giugno 2020 * S. Roberto abate
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2 Ecco lo Agnello
Testi liturgici: Is 49, 3.5-6; I Cor 1,1-3; Gv 1,29-34


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Le letture di oggi ci collegano perfettamente a quelle di domenica scorsa, a quelle ascoltate in occasione del Battesimo di Gesù.
Ed ecco che il brano evangelico riporta quello che Giovanni Battista dice alla gente, quando vede avvicinarsi Gesù per essere battezzato: “Ecco l’Agnello di Dio …”.
Per noi potrebbe sembrare una espressione strana, ma non lo era per quella gente. Essa conosceva bene il significato del termine “Agnello”.
Sapeva bene che l’agnello era stata l’ultima cena degli ebrei schiavi in Egitto. Sapeva bene che il sangue dello stesso agnello, impresso sugli stipiti delle porte, aveva indicato all’angelo sterminatore di passare oltre e di non colpire a morte nessuno di coloro che si trovavano in quella casa. Sapeva bene che proprio in forza di quel sangue sono stati liberati dalla loro schiavitù.

Oltre a questo, l’espressione faceva riferimento anche alle liturgie svolte nel tempio di Gerusalemme, dove gli agnelli avevano una grande importanza. Venivano uccisi, sacrificati e offerti sull’altare perché fossero perdonati i peccati del popolo.

Ed ecco che il Battista indica Gesù, proprio per dire che è lui il nuovo e vero agnello. Anche Lui sarà sacrificato sull’altare della croce per lo stesso motivo, cioè per il perdono dei peccati, ma con un effetto di un valore infinitamente più grande.

Infatti, nel mentre che per gli agnelli offerti nel tempio bisognava ripetere continuamente il gesto, con quello dell’Agnello Gesù è bastato una volta per sempre.

Il Battista indica Gesù in tale senso, dicendo che sarebbe stato colui che una volta per tutte ci avrebbe salvato dal peccato, ed infatti aggiunge: “… Colui che toglie il peccato del mondo”.

Nella Messa più volte facciamo riferimento a tale Agnello, in particolare al momento dello spezzamento del pane, quando cantiamo l’Agnello di Dio, e poi quando il celebrante ce lo presenta per essere nostro cibo: “Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo”.

La Messa, infatti, non è altro che il suo sacrificio offerto sulla croce, fatto una volta e valido per sempre. La Messa non fa latro che rendere presente e attuale quel sacrificio, per favorire noi, che viviamo nell’oggi. Poterne ricevere i frutti.

Da notare che, tra le due espressioni citate, c’è una differenza. Giovanni Battista usa il singolare: “il peccato del mondo”; nella liturgia usiamo il plurale: “i peccati del mondo”.

Perché tale differenza?

Perché il Battista non intende riferirsi ai peccati personali che tutti noi commettiamo – che però non sono da escludere perché vi sono compresi - ma vuol dirci che tutti siamo in una condizione di peccato, che tutti siamo invischiati nel peccato, che tutti abbiamo la tentazione di commettere peccati.  

Come avere la forza per superare la situazione e vincere?

Solo con la forza che viene da Gesù. Questo voleva dire il profeta Isaia: “… Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza sino all’estremità della terra”.

Perché e come avviene questo?

Si tratta del fatto che Gesù prende su di sé il peccato del mondo per eliminarlo, e quindi prende anche i nostri peccati. Egli si immedesima nel peccato stesso, carica su di sé il peso di tutti i peccati, di tutti gli uomini, di tutti i tempi.

È quello che abbiamo celebrato domenica scorsa, nella festa del Battesimo. Gesù, mettendosi in fila con i peccatori per farsi battezzare, indica che sta caricando sulle proprie spalle i peccati di tutti, affogandoli nell’acqua e riemergendo lavato e purificato senza nessuno di essi.

Pertanto ora, se vogliamo togliere ogni nostro peccato, è possibile, grazie a quanto operato da Gesù. Ed ecco il nostro Battesimo, siamo immersi nell’acqua e riemergiamo da essa totalmente nuovi.

Purtroppo, ricadiamo ancora, ma ecco l’altro sacramento: la confessione.

Ebbene, per ogni nostro peccato è necessario sempre pentirci e riprendere il cammino con nuova energia, rassicurati dal fatto che Gesù, avendolo già vinto, è con noi per aiutarci a vincerlo.

Sac. Cesare Ferri rettore del Santuario di San Giuseppe in Spicello

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