Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 febbraio 2020 * S. Pietro Eymard
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3 Chiamata apostoli
Testi liturgici: Is 8,23-9,3; I Cor 1,10-13.17; Mt 4,12-23
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Ricordate il Vangelo di domenica scorsa? Giovanni Battista aveva presentato Gesù quale “Agnello di Dio”, dicendo che sarebbe stato Lui a togliere ogni peccato del mondo. Non molto tempo dopo Giovanni è arrestato. Proprio così è cominciato il brano evangelico di oggi: “Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato”. Pertanto, finita la predicazione del Battista, doveva cominciare quella di Gesù, e di fatto così è avvenuto. Come comincia questa predicazione? Gesù segue lo stesso filone di Giovanni. Giovanni esortava a raddrizzare le vie, a preparare la strada per accogliere Gesù.

Anche Gesù comincia la sua predicazione con parole analoghe: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. A questo punto ci domandiamo: cosa vuol dire Regno dei cieli - detto anche Regno di Dio – e cosa vuol dire convertirsi. Il Regno dei cieli è entrare nel disegno di Dio. Egli vuole salvare tutti, perché tutti possano essere eternamente felici. Se Gesù dice che questo regno è vicino, vuol dire che è accanto a noi, perché è attraverso di lui che vi si entra. Solo Gesù, infatti, è luce vera ed è la Verità, come annunciato da Isaia: “Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta”. Però, per entrare in questo disegno, per comprendere rettamente la parola di Gesù, da parte nostra è necessaria una conversione continua. Tutti, più o meno, corriamo il rischio di essere avvolti dalle tenebre dell’errore ed essere portati fuori strada; per cui la conversione non è una volta per sempre, ma è di tutti i giorni. Ogni giorno dovremmo farci la domanda: “Signore, cosa vuoi da me oggi?”. A lui non mancherà modo di farcelo capire, a condizione che ne siamo veramente desiderosi e sinceramente decisi a seguirlo. Oggi cerchiamo di capire un aspetto di tale conversione. Lo prendiamo dalle parole che suggerisce Paolo: “Non vi siano divisioni fra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire”. Questo non significa che non possano esistere pensieri e vedute diverse tra persone. L’importante è che siano utilizzati in armonia fra tutti, per il bene reciproco, credendo che ognuno può e deve essere una ricchezza per l’altro. Questo vale nell’ambito di famiglia e di lavoro, nell’ambito della comunità parrocchiale, nell’ambito dei gruppi ecclesiali. Per similitudine, è come avviene in una banda musicale. Non è detto che tutti debbano suonare lo stesso strumento, anzi più ce ne sono e meglio è. L’importante, però, è che vi sia armonia di accordo fra tutti, sotto la guida di un maestro; altrimenti ci sarebbe una grande stonatura. Così nella vita cristiana. Se non siamo guidati da un solo maestro che è il Signore, che è lo Spirito Santo, anche se servono di persone che fungono da mediazione. Se invece ognuno tira avanti secondo il proprio punto di vista, senza tener presente quello degli altri (“io sono di Paolo, io sono di Apollo, io sono di Cefa”), si creano disarmonie, si creano disaccordi, si creano sofferenze vicendevoli. Purtroppo il rischio è molto forte, anche per coloro che, come si dice, fanno un cammino di fede. Non solo, ma capita anche a coloro che si illudono di essere in piena armonia con la volontà di Dio, perché fanno preghiere, frequentano la chiesa e compiono opere di bene. Questo rischio avviene quando, pur non sempre rendendoci conto, lasciamo spazio all’azione del diavolo. Paolo parla espressamente di disaccordi: “Mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie”. In altre parole la discordia sta a significare che sono in atto liti, contese, conflitti. Spesso si arriva a litigare anche per stabilire chi è il più grande, chi vale di più, chi deve comandare. Chi la pensa così non è certamente in linea con Gesù il quale è venuto per servire e non per essere servito. Ditemi voi se non c’è proprio bisogno di convertirsi! Sac. Cesare Ferri rettore del Santuario di San Giuseppe in Spicello

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