Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
26 febbraio 2020 * S. Pietro Eymard
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5 Sale della terra
Testi liturgici: Is 58,7-10; I Cor 2,1-5; Mt 5,13-16
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Oggi iniziamo la nostra riflessione omiletica facendo una analogia. Se di notte entro in una stanza buia, per poterci vedere bene, devo accendere la luce, devo cliccare sull’interruttore. Ma se è già illuminata, non devo premere nessun interruttore, ma solo posso e devo dire che è illuminata, senza alcuna mia azione. Questa analogia vale per il brano evangelico appena ascoltato dove non è detto che “dobbiamo” accendere la luce o “dobbiamo” essere il sale della terra.

Viene semplicemente detto: “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo …”. C’è un dato di fatto. Tutt’al più potremmo chiederci, perché, come e quando è avvenuto questo? È avvenuto nel giorno del Battesimo in quanto in noi è entrato il Signore che è il vero sale e la vera luce e che attraverso di noi dà bellezza e chiarezza alla nostra vita. In quanto paragonato al sale, il Signore ci dà la capacità di rendere bella la nostra vita personale e, attraverso di noi, quella degli altri. Come luce il Signore ci dona la capacità di essere ben illumina per compiere bene i passi della nostra vita e nel contempo di poter aiutare quelli degli altri. Tutto questo, però, avviene se viviamo coerentemente la nostra esistenza. Ma è proprio qui che corriamo il rischio, quello di non insaporire nulla e quello di cadere nelle tenebre dell’errore. Gesù dice: “Se il sale perdesse il sapore …”. A prima vista vien da dire che questo non è possibile, se è sale non può non essere salato, non può perdere il suo sapore. Per comprenderlo dobbiamo rifarci ai tempi di Gesù. In quei tempi, spesso il sale veniva usato per alimentare il fuoco dei forni. Alla fine del processo di combustione esso non aveva più il suo potere di insaporare il cibo, non serviva più a nulla e perciò veniva gettato via. Quand’è che nella nostra vita perdiamo il sapore? Lo perdiamo quando siamo tristi, sfiduciati, senza slancio, pessimisti, senza amore, e così via. In una parola, quando siamo gente che tira a campare. Invece dovremmo saper dare il sapore ad ogni situazione della vita; dovremmo sapere interpretare tutto alla luce del vangelo e del disegno di Dio. Questo fatto, anche senza nostre parole, per gli altri diventa motivo di luce. Ecco perciò l’altra espressione: “Voi siete la luce del mondo”. La riflessione su questo tipo di luce si basa su questa espressione: “Non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa”. Ecco perché pocanzi ho detto che siamo luce anche senza parole. Però a condizione che la nostra fede sia visibile in ogni luogo, davanti a tutti, e sempre. Anche qui, purtroppo, vi sono cristiani che, in certi ambienti, si vergognano di essere tali, non contestano e facilmente approvano l’andazzo sbagliato, vi si adeguano e con questo non sono più luce. Purtroppo, ci sono di quelli che lo fanno per apparire e per ottenere personali applausi. Invece tutto va fatto esclusivamente per il Signore, come è affermato da Gesù: “Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”. San Paolo, nella seconda lettura, dà conferma a questo atteggiamento e comportamento nell’essere luce, ma che va fatto contando sul Signore: “Non mi presentai con l’eccellenza della parola … la mia parola e la mia predicazione non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito …perché la fede fosse fondata sulla potenza di Dio”. Signore aiutaci ad essere con te sale della terra e luce del mondo. Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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