Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
31 marzo 2020 * S. Amos profeta
itenfrdeptrues

Samaritana
Testi liturgici: Es 17,3-7; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42

Per il documento: clicca qui
Come abbiamo potuto notare, oggi al centro c’è la simbologia dell’acqua.
Nell’episodio evangelico incontriamo Gesù che ha sete e domanda da bere alla Samaritana. Nell’episodio dell’Esodo è la gente che ha sete e si lamenta pesantemente per la mancanza dell’acqua.
Quante cose mancano anche nella nostra vita! A volte per una reale esigenza, altre volte per il desiderio smodato di un sovrappiù, di un superfluo, per apparire di più, cosa che ci lascia sempre scontenti e insoddisfatti.
A cosa ci porta la mancanza di qualcosa?

A due soluzioni. La prima è quella della mormorazione, cioè alla scontentezza, al brontolio, attraverso il quale accusiamo gli altri di non essere stati all’altezza, brontoliamo anche con Dio perché non ci accontenta.

Nell’episodio ascoltato, a prima vista, la gente brontola contro Mosè, ma in realtà è contro Dio. Si è dimenticata dei prodigi che il Signore aveva compiuto per farli uscire dalla schiavitù dell’Egitto.

La seconda soluzione è quella dell’abbandono in Dio, quella della fiducia in lui, con la sicura speranza di vedere un buon risultato, anche se non sempre a nostro modo, come ci piacerebbe.

Ecco Mosè che continua a porre la sua fiducia in Dio perché è sicuro che in qualche maniera interverrà. E di fatto così avviene. Pur essendo in un deserto hanno acqua in abbondanza.

Noi a quale categoria apparteniamo? Siamo di quelli che brontolano continuamente, mai contenti di niente, oppure siamo capaci di porre la fiducia in qualcuno, e soprattutto nel Signore?

Dobbiamo imparare ad affrontare le difficoltà della vita, facendo memoria di quei momenti in cui abbiamo potuto esperimentare la sua presenza e il suo aiuto. Se sempre ci è venuto incontro nel passato, altrettanto continuerà a farlo per il futuro.

Solo così riusciremo a vivere nella serenità e nella pace, rendendoci conto che di fatto non ci mancherà mai nulla.

Ora fermiamoci un poco sull’episodio evangelico per scoprire, oltre al dato storico di fatto, il suo significato simbolico. Da premettere che in Israele il pozzo era il luogo dei rapporti economici e sociali, come per noi oggi potrebbe essere la piazza o il bar.

Ebbene, proprio in questo pozzo sta per nascere una nuova storia d’amore: quella tra Gesù e la Samaritana. Una storia che però parte da due piani diversi per cui all’inizio non si comprendono.

Il piano di Gesù è quello soprannaturale, quello della donna è quello concreto, fisico, percepibile. Lei infatti, dopo l’affermazione di Gesù, riferendosi all’acqua da attingere nel pozzo, ne gode perché, finalmente, può averne senza più faticare.

Gesù, invece, parla di un’altra acqua, quella viva, quella donata dallo Spirito, quella che disseterà una volta per tutte, perché durerà in eterno.

In altre parole, Gesù dalla domanda dell’aver sete d’acqua, vuol aiutare la donna a fare un cammino interiore di modo che scopra che anch’ella ha sete di infinito. Lo fa in modo così entusiasmante da catturare l’interlocutore: “Signore, dammi di quest’acqua!”.

Dopo di che, le si rivela pienamente, le fa comprendere che solo lui può placare quella sete.

Come vale anche per ciascuno di noi!

Tutti noi siamo alla ricerca della felicità; questa ricerca non è altro che il desiderio dell’infinito, dell’essere in Dio e con Dio.

Gesù ci dice che è inutile cercare qualsiasi refrigerio che non sia il Signore stesso. Se lo cercassimo altrove, perderemmo tempo e resteremmo più delusi di prima.

Solo questo, infatti, ci riempie di gioia, una gioia che viene dal di dentro e che nel contempo non possiamo tenere per noi, ma ci spinge a raccontare, con le parole e la vita, le meraviglie che ha compiuto e compie il Signore.

Veramente, dovremmo imitare la donna che dice: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto”.

Sac. Cesare Ferri rettore del Santuario di San Giuseppe in Spicello

Iscriviti alla mailing del Santuario. Conforme al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e e il rispetto del trattamento di dati personali, in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
captcha 

facebook

"... io piego le ginocchia
davanti al Padre,

dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

Visite agli articoli
1893375

Abbiamo 308 visitatori e nessun utente online