Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
31 marzo 2020 * S. Amos profeta
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Risurrazione Lazzaro
Domenica quinta di Quaresima A 29 marzo 2020
Testi liturgici: Ez 37, 12-14; Rm 8,8-11; Gv 11,1-45
Per il documento: clicca qui
Abbiamo ascoltato quello che ha detto il Signore per bocca di Ezechiele.
L’espressione era rivolta al popolo esiliato e prigioniero in Babilonia: “Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, e vi riconduco alla terra di Israele”.
Queste parole storicamente si riferivano all’uscita dalla tomba della loro schiavitù, come di fatto avverrà.
Ma nel contempo preannunziavano un altro grande avvenimento, quello della risurrezione di Gesù e quella di ogni nostra risurrezione, sia da quella del peccato, sia da quella finale dei corpi.

Il brano evangelico vuol proprio portarci a capire questo, lasciando nel contempo la possibilità di muovere il cuore verso lo stupore e la speranza.

Cosa succede e perché questo?

Si tratta di una famiglia di amici di Gesù, ma che all’improvviso viene sconvolta dalla malattia e dalla morte.

A volte vien da pensare, e anche noi lo potremmo pensare, che agli amici di Gesù, a coloro che si comportano bene, vengano risparmiate certe prove. Ma non è così. Neppure Dio Padre ha risparmiato la morte in croce del Figlio Gesù.

In tali situazioni, cosa è davvero importante?

Rimanere attaccati a Gesù, continuare ad avere fiducia in lui, credere che il suo amore va al di là di ogni nostra misura, per cui lui, nonostante tutto, compirà meraviglie.

Questo per dire che tutto, a cominciare dalla vita, è nelle mani di Dio.

L’episodio è la continuazione del discorso sul cammino quaresimale.

Nella terza domenica l’argomento simbolico è stato quello dell’acqua, attraverso l’episodio della Samaritana. Con esso abbiamo capito che solo Gesù disseta il nostro desiderio di felicità, perché solo lui è la Via per arrivare a questo.

Nella quarta è stato quello della luce, attraverso l’episodio del cieco nato. Con esso abbiamo capito che solo Gesù è la luce vera, perché solo lui è la Verità e solo lui insegna la verità.

Oggi è quello della vita, attraverso la risurrezione di Lazzaro, per dirci che solo Gesù è la Vita e che solo lui ci tira fuori dal sepolcro della morte, donandoci la vita senza fine.

Qual è il sepolcro nel quale potremmo trovarci?

È quello costruito dal peccato il quale, togliendoci la libertà dei figli di Dio, ci rende schiavi del peccato stesso.

Dobbiamo renderci conto che non solo quella volta Gesù ha gridato forte il “Lazzaro, vieni fuori”, ma lo fa continuamente. Gesù non si rassegna a vederci nei sepolcri che ci siamo costruiti con le nostre scelte di male, con i nostri sbagli, con il nostro egoismo, con la nostra superficialità, con la nostra dipendenza dalle cose.

 Egli ci invita, per non dire che ci ordina, di uscire da tale tomba in cui siamo sprofondati, proprio per godere il dono di una vita nuova e libera.

Però, dobbiamo cogliere anche un'altra cosa.

Riflettendo bene, ci accorgiamo che miracolo non è solo la risurrezione di Lazzaro.

Miracolo è stato anche l’atto di fede di Marta. Essa, di fronte alle parole di Gesù: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, non morirà in eterno”, si fida ciecamente di lui, riconosce la sua divinità e risponde: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio”.

C’è un miracolo anche per noi, tale che ci faccia risuscitare dalla morte del peccato?

Certamente! Lo è ogni volta che pentendoci torniamo a Dio, quando confessiamo a lui, attraverso il ministro, il nostro peccato e proponiamo di fare del nostro meglio per non ricaderci.

È il miracolo del pentimento e della confessione!

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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