Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
25 novembre 2020 * S. Caterina
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Discepoli di Emmaus
Testi liturgici: At 2,22-33; I Pt 1,17-21; Lc 24, 13-35

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Vogliamo soffermarci innanzitutto sulla prima omelia di Pietro, pronunciata nel giorno di Pentecoste, dopo la discesa dello Spirito Santo, relativa a quello che è l’oggetto fondamentale della nostra fede, quello di credere con la nostra vita alla risurrezione di Gesù.
Cosa intende dire Pietro a quella gente?
Egli si collega alla festa che stanno celebrando, quella della Pentecoste, consistente nel ricordare e ringraziare Dio per il dono della Legge, la quale a suo tempo era stata consegnata a Mosè.

Facevano bene, ma purtroppo cosa era avvenuto nel frattempo?

Era avvenuta una grave deviazione, tale da far divenire la stessa legge un assoluto. Solo per la sua osservanza si apparteneva al popolo di Dio.

Gli apostoli, invece, istruiti dall’insegnamento di Gesù, avevano compreso che la legge non era un assoluto anche se necessaria come Gesù stesso aveva insegnato, dicendo di non abolirla, ma di darle il pieno compimento.

Per meglio comprendere, facciamo un paragone. Potremmo pensare al fatto della legge come ad uno strumento radiologico il quale è in grado di fare una diagnosi precisa del male di una persona, senza però avere la capacità di curarlo.

È necessario che successivamente vi sia il medico per interpretare le immagini radiologiche e così avere la possibilità di prescrivere la giusta terapia.

L’analisi ci vuole, però da sola, per quanto precisa possa essere, non riesce a guarire senza la presenza di chi ha a cuore quel male e quel bisogno.

Ecco compresa la riflessione omiletica di Pietro. Egli proclama che la legge esiste e rimane, serve per farci scoprire dove stanno i nostri peccati; ma per essere perdonati e guariti è necessario contattare il vero medico, e questo non è altro che Gesù Cristo.

Come ci tocca da vicino, anche ai nostri giorni!

Come uscire da certi problemi e malattie? Solo con la scienza, con le nostre capacità e con le leggi e le norme che vengono emanate?

La scienza e l’impegno umano ci vogliono, ma guai se nel contempo venisse a mancare l’aiuto di Dio, cosa necessaria da chiedere con la preghiera e soprattutto con una conversione di vita.

Una seconda riflessione incentrata sull’episodio dei discepoli di Emmaus.

Esso è l’immagine di quello che è il cammino dell’uomo sulla terra. Da una parte egli cerca il Signore Gesù, anche se non sempre se ne rende conto; dall’altra è il Signore stesso che cerca l’uomo.

In altre parole, potremmo ben dire che nella vita deve avvenire l’incontro di due mendicanti, quello di Cristo che è il mendicante del cuore dell’uomo, e quello dell’uomo che è il mendicante dell’amore di Cristo. Tutta la vita di fede si gioca nello spazio di questi incontri.

Ed ecco l’episodio. Esso dà rilievo a due momenti: il primo, all’essere in cammino; il secondo, al fermarsi per una sosta.

Nel tempo del cammino si svolge l’ascolto della Parola; in quello della sosta, si svolge la benedizione e le frazione del pane.

Sono i due momenti che anche noi celebriamo ogni domenica, ma con quale risultato?

Il primo momento è una forma di cammino in quanto, ascoltando la parola di Dio, stiamo facendo un cammino di fede. È un cammino nel quale sempre meglio comprendiamo la volontà di Dio ed il suo amore per noi, cosa questa che ci riscalda il nostro cuore e che ci dà la forza per proseguire.

Fra poco faremo una specie di sosta, cosa che serve per rifocillarci ulteriormente. Sull’altare celebreremo l’eucaristia, cioè reciteremo la benedizione, la lode a Dio Padre attraverso Gesù Cristo; poi faremo la frazione del pane eucaristico, perché sia distribuito e ricevuto in comunione. Ci nutriremo di esso proprio per avere maggiore forza nel cammino della vita.

Di conseguenza ripartiremo – o dovremmo ripartire - con gioia e con nuovo entusiasmo, sostenuti dalla grazia del Signore, consapevoli che solo Gesù è il vero nostro medico e salvatore.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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