Omelia delle domeniche e feste Anno A
"Vieni al Padre, fonte di Misericordia"
29 maggio 2020 * S. Massimo vescovo
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Buon Pastore
Testi liturgici: At 2, 14.36-41; I Pt 2,20-25; Gv 10, 1-10

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Quanta importanza acquista il brano evangelico anche ai nostri tempi invitandoci a stare in guardia dai falsi pastori!
Il punto centrale di tutto il discorso è certamente quello che riguarda il rapporto tra il pastore e le pecore.
L’esempio forse è meno comprensibile per noi oggi, abituati più ai rumori delle strade e delle città che ai belati della campagna, tanto che il dire ad uno di essere una “pecora”, diventa perfino offensivo.
Invece nell’ambiente di Gesù il rapporto tra pastore e pecore era un rapporto quotidiano, mostrava come la sussistenza delle pecore dipendeva dalla cura del pastore, come pure la vita del pastore e la sua economia domestica dipendeva dal benessere del suo gregge.

Con questo Gesù, quale vero ed unico pastore delle nostre anime, vuol farci capire che tutta la cura che egli ha per noi non è dettata da interessi o tornaconti personali, ma è solo frutto di amore, e questo perché ognuno di noi possa entrare nel regno di Dio, di cui la porta è solo lui.

Ora, non essendo egli più visibile nella storia della Chiesa, chiama alcuni a rappresentarlo. Purtroppo potrebbe serpeggiare un rischio, quello per cui alcuni potrebbero rappresentarlo male, divenendo così falsi pastori.

Ecco perché introducendomi ho detto che dobbiamo guardarci dai falsi pastori, da quelli che non riportano in pienezza di verità le parole di Gesù e non eseguono con fedeltà il servizio da lui richiesto.

In realtà, tutti in qualche maniera siamo chiamati ad essere pastori, iniziando proprio dai genitori ed educatori, in forza del Battesimo che abbiamo ricevuto.

Ma ci sono pure di quelli che ricevono la stessa missione con uno specifico mandato, con il conferimento di un ministero proprio. Tra questi ed in prima fila ci sta il papa, e poi ci sono vescovi e i sacerdoti loro collaboratori.

Con i tempi che corrono è facile trovare qualcuno che non è in linea, che potrebbe non insegnare rettamente la verità del vangelo, che potrebbe annacquare le esigenze del buon comportamento, e per questo dobbiamo fare attenzione a ben discernere.

Il comportamento del vero e buon pastore dovrebbe essere come quello di Pietro, di cui ci ha parlato la prima lettura.

Pietro non addolcisce la realtà, non usa trucchi per mascherarla, ma senza mezzi termini dice: “Quel Gesù che voi avete crocifisso”.

E subito dopo aggiunge: “Convertitevi”.

Con quale tono di voce abbia pronunciato queste parole, non lo sappiamo.

Anche se a prima vista potrebbero sembrare una accusa ed una offesa, il fatto sta che gli ascoltatori non si sono indispettiti, ma si sono veramente convertiti e si sono fatti battezzare.

Ora, applicando tutto questo a noi, ci facciamo una domanda. Il Battesimo è rimasto un episodio solo del passato, oppure è un fatto che ci riguarda tutti i giorni ed i cui effetti sono tuttora vivi in noi?

Se “battesimo” per etimologia significa “immersione”, è necessario che questa immersione avvenga tutti i giorni. In altre parole ogni giorno dobbiamo convertirci, cioè dobbiamo cercare la volontà di Dio con l’impegno di eseguirla.

È vero che spesso questo non avviene perché commettiamo i peccati, ma proprio per questo abbiamo bisogno di rituffarci, di riemergici ancora nella misericordia di Dio.

Non dobbiamo dimenticare che per ottenerla Gesù è morto in croce, proprio come ci hanno detto le parole di Pietro: “Egli portò i nostri peccati sul legno della croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia; dalle sue piaghe siete stati guariti”.

Sac. Cesare Ferri rettore Santuario San Giuseppe in Spicello

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dal quale ogni paternità
nei cieli e sulla terra." (Ef. 3,14-15)

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